Tipologie di abuso nelle Congregazioni e Ordini religiosi, uno sguardo sulla questione

abuso
Nino Caffè, senza titolo, olio su tela, 1971

Il vento di rinnovamento suscitato dal Concilio Vaticano II e dal magistero successivo non è stato vissuto allo stesso modo nelle varie Congregazioni religiose. Alcune hanno dato vita a una difficile, ma efficace opera di aggiornamento e di riforma; altre, invece, non sono riuscite in tale scopo, o per mancanza di forze, o perché convinte che le consuetudini sinora praticate potessero costituire ancora la modalità ideale di governo. La storia insegna purtroppo che senza una tale fatica di confronto e ricerca di strade nuove si rischia di smarrire la freschezza del carisma, avviando un lento ma inarrestabile declino. In questa ottica, sicuramente non è trascurabile la tematica, ultimamente sempre più attuale dell’abuso e dell’abuso spirituale. Statisticamente più frequente nelle Congregazioni femminili [1] ma certamente senza risparmiare neppure le maschili.

Considerazioni di carattere preliminare

Il tema dell’abuso spirituale non è un tema marginale, né tantomeno una forma minore di abuso. Come se l’abuso sessuale fosse un male di grande portata, mentre quello spirituale qualcosa di più innocuo. Ambedue sono ugualmente gravi, anzi, in un certo senso l’abuso spirituale è anche peggio. Bisogna cercare di comprenderne la motivazione: l’abuso spirituale e l’abuso sessuale nella Chiesa talora sono collegati, si consideri che osservando alcuni casi di abuso sessuale nella Chiesa, questi si scoprono preceduti da un abuso spirituale e spesso le linee sono sfumate. Inoltre, l’abuso spirituale stesso infligge un trauma altrettanto grave e duraturo dell’abuso sessuale.

Ma l’aspetto più grave dell’abuso spirituale è che colpisce il nucleo stesso della vita cristiana: la fede e la premessa più importante della fede: la libertà spirituale [2]. Per questi motivi l’abuso spirituale non è questione marginale per la Chiesa e non lo è per gli Ordini e Congregazioni religiose, la cui sopravvivenza è messa, talvolta, a repentaglio da tale fenomeno. In molti casi, la vita religiosa è stata sequestrata e rubata da persone che la scelgono come struttura ideale per attirare giovani idealisti, renderli dipendenti e usarli, sfruttandoli e tormentandoli in vari modi. A lungo termine, questo significa qualcosa in più di un cambiamento culturale.

La violazione della libertà interiore

Non è semplice voler offrire una definizione di abuso spirituale, al contrario, invece di quanto può essere per l’abuso sessuale che ha, evidentemente, un’unica via di intendimento. L’abuso spirituale può essere definito come la violazione della libertà interiore di un altro soggetto, quasi sempre giuridicamente sottoposto, e come tale è allo stesso tempo anche la violazione della relazione personale con Dio di quest’ultimo, che si basa necessariamente sulla sua libertà interiore. Senza la libertà viene meno il fondamento della fede.

Senza libertà la fede non può nascere e se la libertà interiore viene distrutta, la fede e la dedicazione a Dio vengono distrutti insieme a lei. Tale definizione è formulata tenendo conto soprattutto di quanto Gaudium et Spes al n. 16 afferma, ovvero che l’abuso spirituale è una violazione del “nucleo più segreto” e del “sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria” [3]. La gravità consiste nell’intaccare il fondamento della fede e automaticamente il fondamento della relazione di ognuno con il prossimo. Si può dire che un atto di fede imposto è una contraddizione in termini: se la fede di una persona non è libera, non si può neppure parlare di fede.

E ne consegue con necessità logica che questo vale anche per ogni singolo atto di fede: un atto forzato non è e non può mai essere un atto di fede. Anzi, forzarlo è crudele, non solo perché la forzatura può ferire una persona emotivamente, ma anche perché questa forzatura ferisce direttamente la relazione di una persona con Dio, oscura la sua visione di Dio, e in casi estremi condanna una persona a una vita senza Dio [4]. È questo il carattere strutturale che fonda anche l’aspetto canonistico in riferimento alla materia trattata.

È dunque pacifica la comprensione del perché l’abuso spirituale sia incompatibile con una vita votata ai consigli evangelici; come la libertà interiore è il presupposto della fede e di ogni suo singolo atto, così la libertà interiore è il presupposto logico e necessario della vita religiosa e di ogni singolo voto e specialmente di ogni atto di obbedienza: una vita religiosa che non sia liberamente scelta o non sia vissuta con libertà interiore non è, di fatto, vita religiosa.

La libertà

Il Codice di Diritto canonico, al can. 219 afferma che tutti i fedeli hanno il diritto di non essere vittima di costrizione alcuna, dunque afferma un radicale essere votato alla libertà di tutti i fedeli battezzati. Naturalmente, l’antropocentrismo scaturente dal cristocentrismo del Codice, ci dice chiaramente che la libertà non è intesa solo formalmente o in un senso legalistico: non trovarsi in catene non è sufficiente per essere interiormente e spiritualmente liberi. Un soggetto può trovarsi in catene ed esser spiritualmente libero mentre un altro può letteralmente tenere il polso della situazione e allo stesso tempo esser internamente intrappolato e assolutamente non libero.

Possedere quella libertà interiore significa volere davvero ciò che si fa, e non farlo solo forzatamente o per mancanza di alternative. Essere interiormente liberi significa essere in grado di prendere una decisione sulla propria vita, consapevole della portata e delle implicazioni che tale decisione ha per la propria persona ed assumersi le responsabilità collegate a quella decisione. Essere interiormente liberi significa non delegare la propria interiorità, la propria vita spirituale, emozionale, intellettuale, a qualcun altro che la dirige dall’esterno e nel frattempo cancella l’individualità e la profondità della mia persona in modo che né Dio né le persone vicini mi riconoscono più. Essere spiritualmente liberi significa vivere la mia vita spirituale con tutta la pienezza della mia individualità insostituibile e complessa e trovare risposte altrettanto individuali alle mie domande singolari.

Va necessariamente chiarito che si parla di libertà in un doppio binario: interiore ed esteriore. Quando si parla di libertà come presupposto della fede, si intende sempre la libertà interiore di una persona. È assolutamente fondamentale capire che nell’ambito esterno – in tutto ciò che riguarda la vita e la preghiera comune – ci possono essere restrizioni e compromessi della libertà personale: per esempio quando facciamo cose a favore degli altri, anche se non ci aggrada, cose che, se fossimo liberi di decidere da soli, non faremmo. Perché all’esterno, dobbiamo trovare un equilibrio tra le esigenze di tutti. Nell’ambito interno invece – in tutto ciò che riguarda la vita intima e personale di una persona – non ci devono mai essere tali compromessi, cioè cose che lei fa a favore di un altro, anche se non le condivide e avrebbe preferito di no. Mai. Perché nell’interiorità personale nessun altro ha voce in capitolo. Neppure il Superiore, ma solo Dio.

Varie forme di abuso spirituale

Quasi certamente l’abuso spirituale non si manifesta mai a pieno, anzi, sempre gradualmente, mai in modo palesemente pervasivo. Più che di attacco diretto della coscienza personale del singolo si parla di ostacolare. I peggiori abusi e atti di violenza si realizzano quando la vittima ha perso la consapevolezza della sua libertà e dignità interiore, quando cioè non è più in grado di difendersi. Per capire meglio questo lento processo, si possono distinguere tre forme di abuso spirituale: la negligenza, la manipolazione e, infine, la violenza esplicita. Sono esempi di vita reale, recenti, esperienze che religiosi in Europa hanno subito proprio così. E non sono i casi peggiori che si potrebbero citare [5].

Negligenza spirituale

La prima forma è la cosiddetta negligenza spirituale. Questa si verifica laddove la libertà spirituale e l’autoefficacia delle persone non sono sostenute. Si realizza quando ciò che viene dato al soggetto, anche se forse va bene per altri, non aiuta tutti allo stesso modo, perché la personalità e la situazione di alcuni è chiaramente diversa da quella di altri. Questa forma di trascuratezza è vissuta dai religiosi che non hanno una formazione spirituale adeguata, ma devono rassegnarsi a risposte spirituali che non li aiutano. Religiosi la cui comunità è fortemente segnata da una spiritualità limitata o scarna, e religiosi segnati da un vissuto personale che richiede un sostegno spirituale speciale ma non vengono considerati.

Manipolazione spirituale

La seconda forma, si può qualificare come manipolazione spirituale. Mentre la negligenza spirituale significa l’indifferenza per la vita spirituale degli altri, la manipolazione significa prendere il controllo e dominare la vita spirituale dei Sodali con qualsiasi mezzo, ma spesso senza ammetterlo e preferibilmente senza che i soggetti vittime se ne accorgano. Si tratta di una pressione sottile ma costante nei confronti della vittima che potrebbe inficiare fin anche la validità dei voti religiosi stessi – che pure richiedono piena libertà – qualora la manipolazione iniziasse sin dall’ingresso.

Violenza esplicita

Terza ed ultima forma esemplificata: la violenza esplicita. Chi esercita una violenza spirituale esplicita non si accontenta di influenzare sottilmente la volontà altrui, ma la scavalca apertamente e brutalmente. Questa forma di violenza spirituale è possibile solo se la vittima è già stata trascurata e manipolata spiritualmente in precedenza: a differenza delle altre forme di abuso spirituale, spesso la vittima sa ed è consapevole che il superiore sta prevaricando la sua volontà, i suoi diritti e i suoi bisogni, soffre di questa violenza e sente di subire un torto, ma poiché in precedenza le è stato fatto credere che i superiori hanno sempre ragione e che i suoi bisogni non valgono nulla o addirittura sono corrotti e cattivi, non può opporsi a questa violenza, al contrario, cercherà di giustificare le azioni dei superiori e le difenderà.

Conclusioni

La vita consacrata – così come normata dal Codice di Diritto canonico e vissuta nella quotidianità – è un dono prezioso per la Chiesa, nella multiformità dei suoi carismi, ma lo è se vissuta scevra da ogni manipolazione umana che tenta di flettere addirittura il carisma – dono di Dio – alle proprie convinzioni ed ideologie.

La minaccia più grande per la vita consacrata è il verificarsi di atteggiamenti, da parte dei Superiori, che mirano a distruggere la coscienza personale al fine di creare dei Sodali obbedienti e mai dissidenti rispetto a decisioni già prese – dai Superiori stessi – che solo apparentemente cercano il bene della comunità, ma che realmente tentano di flettere il dono di Dio alla sua Chiesa, che è il Carisma, alle proprie personali aspirazioni ed aspettative sulla comunità stessa.

Note

[1] Cfr. sulla tematica G. Cucci, Abusi di autorità, in La Civiltà Cattolica, Quaderno 4083-4084.

[2] Sul tema si veda: G. Ronzoni, L’abuso spirituale, Venezia 2023.

[3] In AAS, LVIII (1966), 1037.

[4] Cfr. D. Resinger, Abuso spirituale e vita religiosa, in URL://www.ucesm.it

[5] La suddivisione esemplificativa è condivisa con Resinger (cfr. Idem), che esprime in modo chiaro il concetto.

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

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Cristian Lanni

Nato nel 1994 a Cassino, Terra S. Benedicti, consegue, nel 2013 la maturità classica. Iscrittosi nello stesso anno alla Pontificia Università Lateranense consegue la Licenza in Utroque Iure nel 2018 sostenendo gli esami De Universo Iure Romano e De Universo Iure Canonico. Nel 2020 presso la medesima università pontificia consegue il Dottorato in Utroque Iure (summa cum laude) con tesi dal titolo "Procedimenti amministrativi disciplinari e ius defensionis", con diritto di pubblicazione. Nel maggio 2021 ha conseguito il Diploma sui "Delicta reservata" presso la Pontificia Università urbaniana, con il Patrocinio della Congregazione per la Dottrina della Fede e nel novembre 2022 il Baccellierato in Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, presso cui è iscritto ai corsi per la Licenza. Dal luglio 2019 è iscritto con nomina arcivescovile all'Albo dei Difensori del Vincolo presso la Regione Ecclesiastica Abruzzese e Molisana, operante nel Tribunale dell'Arcidiocesi di Chieti, dal settembre dello stesso anno è docente presso l'Arcidiocesi di Milano. Nello stesso anno diviene Consulente giuridico presso Religiosi dell'Arcidiocesi di Milano. Dal giugno 2020 è iscritto con nomina arcivescovile all'Albo degli Avvocati canonisti della Regione Ecclesiastica Lombarda. Dal 2021 collabora con il Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Sardo e come Consulente presso vari Monasteri dell'Ordine Benedettino. Dal 13 novembre 2022 è Oblato Benedettino Secolare del Monastero di San Benedetto in Milano.

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