Giurisprudenza matrimoniale canonica, il nuovo volume dei professori Palumbo e Santoro

Un nuovo testo sulla giurisprudenza matrimoniale canonica

Da qualche settimana è stato pubblicato per i tipi Lefebvre Giuffrè un testo unico nel suo genere sulla giurisprudenza matrimoniale canonica italiana, alla luce dei dieci anni dalla pubblicazione del m.p. Mitis Iudex Dominus Iesus (MIDI), con il quale si è avuto, oltre ad alcune novità (ad es.; abolizione della doppia sentenza conforme, indagine pregiudiziale o pastorale, processus brevior e il ruolo del Vescovo, fori competenti, ecc.), anche un nuovo assetto dell’amministrazione della giustizia nei Tribunali ecclesiastici in Italia e nel mondo.

Il corposo testo – raccoglie 137 decisioni in tema di nullità del matrimonio, emesse da 26 Tribunali ecclesiastici (italiani e dello Stato della Città del Vaticano) di primo e secondo grado in arco di tempo compreso tra il 2015 e il 2025 – dal titolo: Giurisprudenza matrimoniale canonica” edito da Lefebvre Giuffrè (pp. 1700), è stato realizzato dai professori Paolo Palumbo, Associato di diritto canonico ed ecclesiastico presso l’Università Giustino Fortunato e Giudice del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Beneventano e di Appello, e Raffaele Santoro, Associato di diritto canonico ed ecclesiastico presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli e Vice Direttore del Centro di ricerca “Osservatorio su enti religiosi, patrimonio ecclesiastico e organizzazioni no profit del medesimo Ateneo.

Il testo

L’opera si propone “l’obiettivo di tracciare un bilancio degli indirizzi giurisprudenziali e delle prassi giudiziarie elaborate in seguito all’entrata in vigore del m.p. Mitis Iudex Dominus Iesus (2015) con il quale sono stati “rifondati” i processi matrimoniali. Le sentenze pubblicate interessano un arco temporale che va dal 2015 al 2025, permettendo di realizzare una prima documentata verifica di come – e quanto – i presupposti e gli obiettivi della riforma abbiano trovato attuazione”. Questo è ciò che si può leggere nella descrizione del testo nel sito della casa editrice Lefebvre Giuffrè.

Questa importante opera, curata dagli illustri professori Palumbo e Santoro, sarà presentata martedì 19 maggio alle ore 16.30 presso l’Aula Magna dell’Università Giustino Fortunato a Benevento. L’evento si terrà in presenza e online con un folto programma che vedrà l’intervento di importanti operatori della giustizia e professori.

Quest’oggi Vox Canonica ha intervistato i due autori della monografia, il prof. Palumbo e il prof. Santoro che ringraziamo per la disponibilità e per la passione che mettono nella ricerca e nell’insegnamento.

Prof. Palumbo, come nasce l’idea di realizzare un volume dedicato alla giurisprudenza matrimoniale canonica?

Il volume nasce nell’ambito di un progetto di ricerca dedicato allo studio e all’approfondimento della giurisprudenza matrimoniale canonica dei Tribunali ecclesiastici italiani, anche con l’obiettivo di superare la mancanza, avvertita in ambito scientifico, didattico e tra gli operatori della Giustizia ecclesiale, di un testo di riferimento, di una raccolta di giurisprudenza matrimoniale canonica italiana, anche a fini di studio e aggiornamento, carenza che si è rivelata ancora più evidente in seguito alla riforma, ormai decennale, dei processi di nullità del matrimonio canonico, con la parcellizzazione dei Tribunali e delle “giurisprudenze” locali. A ciò si aggiunge la necessaria trasparenza che sempre maggiormente si richiede in tutti gli ambiti dell’azione ecclesiale ed anche nel campo della Giustizia matrimoniale canonica era necessario superare il “velo di mistero” che ammantava irragionevolmente – anche favorendo una narrazione distorta – l’azione dei Tribunali ecclesiastici, mettendo finalmente a disposizione di un vasto pubblico una variegata – quantunque sempre parziale – “panoramica” della giurisprudenza matrimoniale canonica.

Per realizzare l’obiettivo della ricerca e del volume è stata fondamentale la collaborazione offerta dai Tribunali ecclesiastici italiani che hanno risposto con entusiasmo all’invito – e si coglie l’occasione per un ringraziamento sincero – e messo a disposizione, per la pubblicazione, alcune sentenze riferite al periodo compreso tra il 2015 ed il 2025. Si è lasciato alla sensibilità dei Vicari giudiziali la scelta delle sentenze da inviare, invitando solo a considerare la possibilità che si prediligessero decisioni che avevano riguardato vicende/questioni giuridiche/capi di nullità in cui fossero emersi argomenti di particolare rilevanza o attualità, anche sotto il profilo procedimentale/istruttorio o nell’applicazione della legge processuale canonica. Specificamente si è richiesto anche di inviare, dove possibile, una o più sentenze episcopali del processus brevior. La richiesta di mettere a disposizione le sentenze per la pubblicazione è stata accolta da 25 Tribunali ecclesiastici italiani. A questi si aggiunge la collaborazione offerta dal Tribunale del Vicariato dello Stato della Città del Vaticano, che fa assumere un respiro internazionale al volume.

Le sentenze pubblicate permettono, così, anche di tracciare un bilancio degli indirizzi giurisprudenziali e delle prassi giudiziarie elaborate in seguito all’entrata in vigore del m.p. MIDI. Complessivamente sono state raccolte e pubblicate, rese in forma anonimizzata e favorendone un’agile lettura, 137 decisioni, delle quali 98 sentenze di primo grado emanate nell’ambito di un processo ordinario di nullità matrimoniale, 19 sentenze episcopali emanate al termine di un processus brevior, 16 sentenze di secondo grado, 2 sentenze emesse a conclusione di un processo documentale, 1 sentenza interlocutoria e 1 decreto sulla competenza.

I testi delle sentenze, al netto di alcuni interventi necessitati dalla uniformizzazione ai fini della pubblicazione, a partire dalla formula dubii sono pubblicati nella forma, nello stile e nel contenuto in cui sono stati inviati dai Tribunali ecclesiastici, anche con l’obiettivo di far emergere — in ottica tanto di valorizzazione delle best practices quanto di riflessione migliorativa/correttiva — somiglianze, differenze e peculiarità nell’applicazione della legge processuale. Il testo si presenta anche ad essere un utile strumento didattico per lo studio di casi pratici.

Prof. Santoro, quali sono i motivi di nullità e le prospettive che il volume presenta, alla luce del m.p. MIDI e dell’indagine compiuta nel raccogliere le varie sentenze dei tribunali ecclesiastici italiani?

Nelle sentenze raccolte all’interno del volume sono analizzati di fatto tutti i motivi di nullità matrimoniale e le casistiche inerenti a particolari aspetti sostanziali e procedurali di un processo di nullità matrimoniale e dell’attività del Tribunale ecclesiastico, anche alla luce delle nuove sfide che la mobilità umana, l’interazione con le scienze umane, il digitale ed il relativismo culturale e valoriale pongono alla Giustizia ecclesiale.

In particolare, i capi di nullità invocati nelle sentenze riguardano: il difetto discretivo in 58 casi, l’incapacità per cause di natura psichica in 37 casi, il dolo in 8 casi, la violenza/timore in 3 casi, l’errore in 14 casi, la condizione in 4 casi, la simulazione totale in 7 casi, l’esclusione della indissolubilità in 35 casi, l’esclusione del bonun coniugum in 4 casi, l’esclusione della fedeltà in 12 casi, l’esclusione della prole in 13 casi, l’esclusione della sacramentalità in 4 casi, il difetto di forma in 2 casi, l’impedimento di precedente vincolo in 2 casi e quello di impotenza in 1 caso.

Prof. Palumbo, nelle RP, annesse al m.p. MIDI, negli artt. 2-5 si parla dell’indagine pregiudiziale o pastorale. Come è stato recepito questo istituto canonico previsto dal Legislatore circa le situazioni di fragilità matrimoniali, alla luce dalle sentenze pubblicate?

Su questo punto, è inutile negarlo, per quanto emerge anche dalle sentenze pubblicate, c’è ancora tanta strada da fare. La cd. fase pregiudiziale non viene specificata nelle sentenze pubblicate ed anche l’azione che le strutture stabili di accompagnamento pastorale dovrebbero svolgere, in sinergia con il Tribunale, non viene valorizzata. E’ innegabile, però, che questi dieci anni abbiano contribuito a dare un rinnovato volto pastorale ai processi di nullità del matrimonio ed a valorizzarne la dimensione sinodale. Questi dieci anni possono attestare che l’“ideale” della riforma che mirava a rimettere al centro dell’azione giuridico-pastorale dei Tribunali le persone “ferite” si è fatta realtà.

A tal riguardo in alcune diocesi sono sorte delle strutture giuridico-pastorali (secondo quanto previsto dagli artt. 2-5 RP del MIDI) che come servizi ponte tra l’accompagnamento delle fragilità familiari e i tribunali ecclesiastici hanno creato un progressivo cambio di mentalità in materia di prossimità e di pastorale giudiziaria, atta a porre in sinodale sinergia il diritto e la pastorale per il bene delle anime, e cosi risanare, riconciliare e facilitare la vita cristiana dei fedeli. Tra alcuni esempi concreti e attivi (di mia conoscenza) si rinvia all’esperienza dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie (che ha anche elaborato  testi unici nel panorama nazionale e non solo, dalla pubblicazione del MIDI, come: il Vademecum, un Regolamento [tradotto in 4 lingue: italiano, inglese, francese e spagnolo] e delle Linee guida circa la situazioni di fragilità matrimoniali), ma anche all’esperienza di Milano, Genova, Alessandria, Napoli, Benevento, Cagliari.

Pertanto, la “vicinanza tra il giudice e i fedeli”, da sempre al centro dell’azione della Giustizia matrimoniale, ma con insistenza richiesta dal MIDI, non è stata solo una prossimità fisica nel senso di una prossimità territoriale, realizzata anche con la nascita dei Tribunali diocesani per la nullità del matrimonio, ma è da considerarsi una rinnovata vicinanza/prossimità del “sistema giustizia ecclesiale” ai fedeli che si rivolgono ai Tribunali ecclesiastici ed a tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti in un processo (parte convenuta, testi…), anche attraverso il riconoscimento delle dichiarazioni delle parti come strumento probatorio privilegiato.

In questi dieci anni, credo che si possa affermare con una ragionevole sicurezza, che anche come operatori dei Tribunali serviamo nel nostro ufficio con un atteggiamento ed una mentalità rinnovati; tanto che avvertiamo subito come disarmonici l’azione o l’intervento di chi ancora si ferma solo e macchinosamente alla norma ed alla burocratizzazione, di chi si arrocca dietro il dispotismo difensivo e auto difensivo o di quanti ancora pensano di strumentalizzare il processo. Sono anche questi i “risvolti” tecnico-pratici, come li chiamava il prof. Arroba, della chiamata – e risposta – alla conversione delle nostre strutture e delle persone che vi operano. Tutto ciò deve maggiormente, però, essere tradotto anche nei testi delle sentenze, dandone attuazione o evidenza piena, valorizzando le strutture che dovrebbero favorire questo impegno nella pastorale giudiziaria e quegli strumenti di accompagnamento pastorale previsti o da prevedere in tutte le fasi del processo ed anche a conclusione dello stesso.

Prof. Santoro qual è la situazione della giurisprudenza matrimoniale canonica nei tribunali ecclesiastici italiani a 10 anni dalla promulgazione del MIDI?

Dall’analisi della giurisprudenza matrimoniale canonica a 10 anni dalla promulgazione del MIDI emerge in modo evidente che la semplificazione di alcuni elementi nei quali si articola il processo matrimoniale canonico non ha sovvertito le relative finalità, in ragione della centralità del principio del favor iuris a tutela del matrimonio, che continua a essere il cardine del diritto matrimoniale.

Per la dichiarazione di nullità del matrimonio, infatti, è sempre necessario che, sulla base delle prove raccolte, il giudice oppure il Vescovo diocesano maturino la certezza morale circa la relativa invalidità, per la cui ricerca devono necessariamente cooperare tutti i soggetti coinvolti. Dalla casistica emerge una complessa dinamica di interscambio tra orizzonti escatologici e profili umani, nei quali si concretizza l’elemento indefettibilmente dell’anima del processo matrimoniale canonico in ragione del suo essere crocevia tra dimensione pastorale e proiezioni sinodali. Il processo matrimoniale canonico, in questa prospettiva, costituisce dunque un fondamentale strumento di giustizia all’interno della Chiesa, come evidenziato da Papa Leone XIV in occasione del discorso ai partecipanti al corso di formazione giuridico-pastorale della Rota Romana (21 Novembre 2025).

Prof. Palumbo alla luce del volume pubblicato quali le criticità da migliorare e quali i punti di forza da porre più in evidenza?

Credo che solo la lettura, lo studio e l’approfondimento attento del volume, di circa 1700 pagine, potrà offrire risposte più puntuali. Il volume è una fonte straordinaria di studio perché è possibile approfondire il diritto matrimoniale sostanziale e processuale da numerose prospettive e sempre in ottica comparativa e/o sinottica. Ed ogni lettore, anche in ragione della personale sensibilità scientifica o umana, potrà cogliere peculiari elementi di sintesi o di riflessione. Certamente alcune considerazioni potrebbero essere fatte su alcuni aspetti “critici” della procedura prevista dal MIDI, sul ruolo del Difensore del vincolo che evidentemente non ha avuto – per quanto emerge nelle sentenze pubblicate – quella valorizzazione che la riforma dieci anni fa auspicava, sul ruolo dei laici, sulla redazione delle cd. parti in iure delle sentenze non solo per l’utilizzo del latino, ormai ai più incomprensibile, ma anche per l’utilizzo di una giurisprudenza rotale quasi sempre risalente, sul rispetto dei principi previsti per l’apposizione del vetitum, sull’aggiornamento dei Giudici per quelle tematiche emergenti dalla mobilità umana, dal digitale e dalle nuove problematiche che investono la famiglia, le relazioni di genere e la delibazione, non meno che sulle prassi in uso nella celebrazione dei processi più brevi e sul “reale” ruolo del Vescovo-giudice.

Ma naturalmente il volume è anche la testimonianza reale e attiva dell’impegno quotidiano che la Chiesa cattolica italiana realizza per il bene del matrimonio e della famiglia. Un impegno che viene vissuto con competenza e generosità e che, soprattutto, come traspare dalle sentenze, risplende nel servizio alla verità nella carità (Benedetto XIV, Leone XIV) ed è vicino alle persone, alle loro ferite; è la “carne viva” di una giustizia canonica purificatrice e liberante, non solo per l’esperienza ecclesiale dei fedeli ma anche – e soprattutto – per le relazioni interpersonali, e che rende manifesta la sapienza giuridica cristiana.

 

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Immagine di Emanuele Tupputi

Emanuele Tupputi

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