L’indagine pregiudiziale-pastorale alla luce di MIDI: applicazioni nelle diocesi della Puglia

indagine pregiudiziale

Siamo ben lieti oggi di presentare ai nostri lettori un testo che può certamente aiutare gli addetti ai lavori, in questo caso gli operatori dei tribunali ecclesiastici. Il testo dal titolo: “L’indagine pregiudiziale o pastorale alla luce del m.p. Mitis Iudex Dominus Iesus”, si riferisce in modo particolare all’applicazione di quest’ultimo nelle diocesi della Puglia. L’autore del volume, edito dalla Urbaniana University Press è don Emanuele Tupputi, di cui abbiamo già avuto modo di parlare QUI. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per capire meglio i contenuti della suddetta monografia:

1) La dimensione pastorale del servizio giudiziale fa emergere la particolare sensibilità della Chiesa per le coppie di fedeli separati. Essa approda sempre a giustizia e verità, oppure a volte occorre che sia sostenuta da altri strumenti? Se si, quali?

Accertare la verità costituisce una prerogativa e una finalità del servizio giudiziale (o indagine pregiudiziale o pastorale (come viene denominata nel Mitis Iudex Dominus Iesus [=MIDI] all’art. 2) che, dopo aver ascoltato quanti dubitano della validità del vincolo, deve appurare la presenza di elementi utili per l’avvio di un procedimento giudiziale, mediante un’attenta rilettura della vicenda matrimoniale del fedele. Pertanto, la ricerca della verità che gli operatori dell’indagine pregiudiziale sono chiamati ad accertare, se perseguita e ricercata con attenzione, integrando l’itinerario umano e cristiano di ogni fedele, può essere di aiuto agli operatori della giustizia nell’iter processuale per raggiungere, nella soluzione dei casi, l’effettiva verità.

Dunque, si comprende quanto sia importante nell’accertamento della verità una reale e autentica collaborazione tra i coniugi separati o divorziati, gli operatori competenti, un eventuale avvocato di parte e la comunità cristiana in quanto il raggiungimento della verità ha una ripercussione sui singoli fedeli, la società e la Chiesa, a motivo del valore pubblico che riveste il matrimonio. Tutto ciò è valido sempre, sia quando c’è la possibilità di intraprendere un iter processuale secondo le modalità previste dal diritto, sia qualora non ci sia questa possibilità, in quanto in questo accertamento della verità non si tratta di condannare nessuno, ma di accertare lo stato personale delle parti che richiedono una consulenza, eventualmente con una sentenza. Pertanto, avendo la collaborazione delle parti, entrambi fedeli alla verità, nel momento in cui non ci fosse la possibilità di dare inizio ad un processo di nullità, l’indagine pregiudiziale potrebbe aiutare o indirizzare le coppie in crisi o che vivono la condizione di separazione, divorzio o nuova unione ad intraprendere un cammino di riconciliazione con la Chiesa e di revisione di coscienza secondo le indicazione del capitolo VIII di Amoris laetitia (=AL). Qui entra in campo l’azione pastorale quale strumento capace di alleviare le sofferenze di quei fedeli che vivono lo smarrimento di una amore smarrito e fallito.

Sarà importante e auspicabile indirizzare questi fedeli verso realtà pastorali (associazioni, consultori, centri di ascolto pastorali specializzati e competenti) per un ulteriore percorso di accompagnamento e discernimento delle varie situazioni complesse o irregolari, in vista di un’integrazione all’interno della comunità cristiana, che li aiuti a «vivere la condizione di separati, sia nel caso in cui si trovino soli, che nel caso in cui vivano un nuovo legame che preveda o meno un matrimonio civile. In ogni caso i fedeli separati dovranno essere aiutati a superare l’impressione […] di una loro condizione di emarginazione nella Chiesa»[1].

 

2) La sua opera aiuta l’avvicinarsi, anche dei non addetti ai lavori, alla giustizia canonica, a volte vista con sospetto. Ci può dare una chiave di lettura che incammini i fedeli verso una visione “bella” di giustizia canonica?

Sempre più spesso vengono posti alcuni quesiti in merito alla giustizia canonica, ossia: perché sono necessarie norme giuridiche nella vita della Chiesa? Non vi è contrasto tra i principi della carità e della misericordia e il sistema del diritto? La presenza di un ordinamento ecclesiale autonomo è veramente conforme al messaggio di Cristo?

Dinnanzi a queste domande che possono far intendere che il diritto canonico non riguardi la vita vissuta dei fedeli, sino a rifiutarlo, mi piace ricordare, in prima battuta, quanto affermava il teologo Louis Bouyer (1913-2004) e cioè: «pensare che basterebbe rifiutare nella Chiesa il diritto per ritrovare la Chiesa della carità, sarebbe infilare la strada delle più rovinose illusioni. Una Chiesa che ripudiasse il diritto correrebbe il rischio di essere non la Chiesa della carità, ma la chiesa dell’arbitrio».

A questa chiara ed eloquente affermazione non dobbiamo dimenticare, poi, che Giovanni Paolo II definì l’attuale Codice come l’ultimo documento del Concilio Vaticano II: anche se sembra esser posto in secondo piano. Pertanto, a quanti pensano che il diritto canonico sia poco pastorale o ecclesiale o  fredda applicazione di norme, bisognerebbe sempre ricordare che esso è necessario per definire i rapporti tra i fedeli in ambito ecclesiale. Dietro ogni canone, non bisogna dimenticare, vi è l’antropologia, l’ecclesiologia, la pastorale stessa; la norma non avrebbe alcun senso se cercasse il valore in se stessa; sarebbe positivismo giuridico.

Premesso ciò, mi piace vedere la giustizia canonica come una stadera capace di armonizzare dimensione umana/pastorale con la dimensione giuridica per il bene delle anime, suprema legge della Chiesa. In tal senso, è necessario fare in modo che nella Chiesa la pastorale si serva del diritto che come un suo distillato, uno strumento chiaro, appunto giuridico, può aiutare a procedere su un terreno accidentato qual è il mondo e divenire, così, uno strumento che facilita la vita cristiana.

Una buona conoscenza del diritto, infatti, risparmierebbe molte fatiche pastorali: nel diritto è già delineato molto, vengono offerti gli strumenti per la gestione pastorale delle varie situazioni.  Per poter fare ciò credo sia, altresì, molto importante superare un certo pregiudizio nei confronti della scienza canonica e coglierne il suo significato pastorale e, parimenti, il nesso stretto tra pastoralità e giuridicità evitando così una tendenza spiritualista disincarnata che avvolte esalta la carità contro la giustizia, la Chiesa della carità, della misericordia contro la Chiesa della giustizia.

A tal proposito, vorrei concludere con la citazione di un testo scritto ventidue anni fa dal Card. Velasio De Paolis, un testo che da una parte si presenta di una attualità impressionante e dall’altra rappresenta pienamente quella impostazione fondativa che deve caratterizzare il diritto della Chiesa:

Il diritto stenta a trovare una sua collocazione all’interno della Chiesa, particolarmente oggi. Le ragioni sono molteplici. Da una parte, una ragione è certamente la concezione positivistica e quindi formalistica del diritto imperante oggi. Di fatto tale concezione è accettata in gran parte acriticamente all’interno della Chiesa e spesso da essa prende l’avvio anche il rifiuto del diritto nella stessa Chiesa. Da un’altra sponda la difficile collocazione del diritto nella Chiesa trova la sua radice in una tendenza spiritualistica disincarnata molto diffusa oggi; concezione che esalta la carità contro la giustizia; il carisma contro l’istituzione; lo spirito e la profezia contro la Chiesa, l’istituzione e il sacerdozio ministeriale; la Chiesa della carità contro la Chiesa della giustizia. Queste due tendenze spesso arrivano ad un vicolo cieco, o rimangono prigioniere di una specie di circolo vizioso: da una parte si critica il diritto della Chiesa in nome di una ecclesiologia, che non lascia spazio alla dimensione giuridica; dall’altra, si rifiuta una concezione del diritto, che in realtà non è altro che la maschera del diritto, ossia la concezione formalista e positivistica del diritto. Ciò che effettivamente sembra mancare oggi è una vera e seria filosofia e teologia del diritto, presupposti indispensabili per l’esatta comprensione del diritto e quindi anche del diritto della Chiesa[2].

 

3) Uno dei pilastri portanti della sua monografia può essere sintetizzato nelle categorie dell’accompagnamento, del discernimento, dell’integrazione, già peraltro tracciate da Papa Francesco in Amoris Laetitia. Secondo lei queste tre categorie è facile calarle nel quotidiano? E in quali prospettive?

In un contesto di “emergenza familiare”[3] che stiamo vivendo, con AL che riporta anche un chiaro riferimento al MIDI (cfr. AL 244) Papa Francesco ha voluto mostrano il volto di una Chiesa che è madre ed ha a cuore il bene dei propri figli, facendosi prossima ed accogliente. Pertanto sia in AL che nel MIDI, in specie negli articoli 2-4 delle Regole Procedurali, si scorge lo slancio giuridico, pastorale e misericordioso del Pontefice che invita la comunità cristiana a vivere una nuova “forma ecclesiae”, che è quella della parabola della pecora smarrita (cf. Lc 15, 4-7); che sia tutta missionaria, tutta “in uscita”, in cammino, che si mette in gioco per ogni situazione umana, cercando di discernere la volontà del Signore e di intercettare le esigenze e le difficoltà delle famiglie di oggi.

In questa prospettiva, credo, si debbano calare le tre categorie dell’accompagnare, del discernere e dell’integrare nel quotidiano esortando le famiglie e i pastori a essere costruttori della gioia dell’amore col compito di mostrare il volto materno della Chiesa.

Le tre categorie, inoltre, esortano tutti a passare dalla “pastorale del campanile” alla “pastorale del campanello” ad assumere un nuovo stile per «essere una Chiesa dell’accoglienza, dove nessuno si senta escluso; una Chiesa dell’accompagnamento, che offra alle persone la possibilità di un cammino di lungo termine, fedele nel tempo; una Chiesa del discernimento, in cui grazie proprio all’accompagnamento si sia in grado di comprendere in profondità la volontà di Dio per le diverse situazioni che i fedeli vivono; una Chiesa dell’integrazione, dove ognuno possa trovare il suo posto»[4]. Si evince di essere davanti ad un processo di rinnovamento e conversione delle strutture ecclesiastiche che intende promuovere una pastorale integrata, una pastorale pregiudiziale capace di coinvolgere non solo gli operatori del diritto e gli addetti ai lavori, ma anche operatori della pastorale familiare e (in misura importante) i parroci chiamati ad avere un peculiare compito nell’attività pastorale nei confronti dei fedeli in genere e in modo particolare verso quei membri feriti delle loro comunità, che sono i divorziati risposati civilmente. Nondimeno, dai testi pontifici si coglie l’importante sinergia che deve crearsi tra pastorale giudiziaria, intesa come azione capace di facilitare la vita cristiana, e l’agire della pastorale familiare al fine di colmare il divario spesso esistito tra la vita quotidiana dei fedeli, la pastorale ordinaria e il Tribunale Ecclesiastico.

In questa ottica e nel rispetto dei diversi membri della comunità, importante è l’apporto che può dare un Tribunale ecclesiastico ai pastori e agli operatori pastorali impegnati nella cura pastorale offrendo una consulenza specializzata non solo per l’avvio di un processo di nullità, ma anche consigli concreti per migliorare il percorso di formazione dei fidanzati al matrimonio che, alla luce delle carenze e dei fallimenti riscontrati nei processi matrimoniali, comporta un atteggiamento mentale ed un serio momento di riflessione che permetta ai futuri sposi di approcciarsi alle nozze con un adeguato e congruo discernimento. Dunque, questa sinergia appare quanto mai urgente al fine di: 1) avviare un processo di conversione delle strutture ecclesiali (pastorali e giudiziali), 2) prevenire nullità matrimoniali e 3) favorire (specie in un contesto storico difficile per l’istituto della famiglia) un maggiore desiderio di famiglia, un desiderio non di rado osteggiato o equivocato, di fronte al quale però la Chiesa sa di poter dire la sua, nella certezza che vi sia una consonanza di fondo tra tale desiderio e la proposta cristiana come cammino di compimento dell’uomo. A questa suddetta sinergia si lega un corretto e sano atteggiamento di accompagnamento e discernimento pastorale e personale al fine di assicurare «il necessario rapporto tra regula fidei, cioè fedeltà della Chiesa al magistero intoccabile sul matrimonio, così come sull’Eucarestia, e l’urgente attenzione della Chiesa stessa ai processi psicologici e religiosi di tutte le persone chiamate alla scelta matrimoniale e familiare»[5].

Infine, per esercitare al meglio l’arte dell’accompagnamento, del discernimento e dell’integrazione sarà necessaria una corretta e congrua formazione per i sacerdoti, gli operatori della pastorale e per quanti saranno chiamati ad offrire un servizio ecclesiale permanente di consiglio, informazione e mediazione, al fine di evitare sbrigative conclusioni, che potrebbero generare illusioni dannose o impedire una corretta chiarificazione sulla situazione particolare di ogni fedele. Si tratta, dunque, non solo di preparare «un personale sufficiente, composto di chierici e laici, che si consacri in modo prioritario a questo servizio ecclesiale» (AL 244), ma di pensare, anche, a una variegata formazione rivolta a diversi operatori, al fine di offrire un vero servizio di giustizia e di carità alle famiglie.

Note

[1] M. Mosconi, Persone e istituzioni nell’indagine previa, in Aa.Vv. (eds.), I soggetti del nuovo processo matrimoniale canonico, LEV, Città del Vaticano 2018, 66.

[2] V. De Paolis, L’attuazione della riforma del diritto penale canonico, in J. Canosa (ed.), I principi per la revisione del Codice di diritto canonico. La ricezione giuridica del Concilio Vaticano II, Giuffrè, Milano 2000, 669-670.

[3] Cf. S. Frisulli, «Accompagnare pastoralmente le famiglie ferite alla luce di Amoris laetitia», in Consultori Familiari Oggi 28 (2020/1), 35; E. Tupputi, «Accompagnare, discernere, integrare alla luce di Amoris laetitia. Riflessioni per un processo pastorale giusto ed evangelico», in Consultori Familiari Oggi 30 (2022/1), in fase di pubblicazione.

[4] G.B. Pichierri, In cammino verso la pienezza dell’amore. Lettera pastorale sull’Amoris laetitia, Ed. Rotas, Barletta 2016, n. 10, 12.

[5] Francesco, Discorso alla Rota Romana, 29 gennaio 2018. Il cui testo integrale è edito nel sito ufficiale della Santa Sede (www.vatican.va).

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit”

(San Giovanni Paolo II)

 

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Vito Livadìa

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