Il Romano Pontefice erige il COPAJU ad Associazione privata di fedeli

COPAJU

Con un chirografo del 15 agosto 2023 il Romano Pontefice ha stabilito che il Comitato Panamericano dei Giudici per i Diritti sociali e la Dottrina francescana (COPAJU) fosse eretto quale Associazione di fedeli a carattere internazionale, portando sotto la sua giurisdizione l’Instituto de Investigaciones Jurídicas Fray Bartolomé de las Casas. Il Pontefice, con tale atto, risponde ad una richiesta dei membri del COPAJU.

Cos’è il COPAJU

Il Comitato Panamericano dei Giudici per i Diritti sociali e la Dottrina francescana, è stato costituito dal Pontefice con atto del 4 giugno 2019; la particolare denominazione è indicativa del gruppo di Giudici partecipanti al summit tenutosi il 3 e 4 giugno del 2019 nello Stato della Città del Vaticano, andando quindi ad inserire questi ultimi nel Comitato, ma con loro anche tutti i Magistrati che avessero voluto farne parte, nonché i membri del Governo o della Difesa che avessero voluto farne parte, secondo la lettera degli Statuti. Nell’atto costitutivo, il Supremo Legislatore ha costituito anche un Comitato di promozione a guida del COPAJU, nel quale ha inserito sette membri, tutti Magistrati dell’America latina, ad eccezione di un solo Giudice statunitense.

Per comprendere pienamente l’importanza della Commissione e l’intento della Santa Sede nell’istituzione della stessa, non si può prescindere da un veloce accenno alla situazione in cui l’America latina versa. Negli ultimi anni è sensibilmente peggiorato il quadro economico e socio-politico, al punto che persino la pastorale della Chiesa latinoamericana ha dovuto rileggersi ed aggiornarsi in base alle nuove e più esigenti circostanze, alla luce del magistero del Pontefice, soprattutto. L’elenco delle violazioni dei diritti che in questi territori si riscontra è molto articolato e non certo breve, ma si può ricondurre la buona parte – per non dire la totalità – delle violazioni alla povertà in cui i paesi latinoamericani versano.

L’urgenza è, quindi, bidirezionale: da una parte umanistica, dall’altra – conseguentemente ed inevitabilmente – ecclesiale. Inoltre, bisogna tener presente che talvolta, le democrazie che si incontrano negli Stati latinoamericani sono solo formalmente tali, con un controllo esteso dell’Esecutivo sul Legislativo e soprattutto sul Giudiziale. A motivo di quanto detto a partire dalla pastorale, sempre le Conferenze episcopali hanno cercato un’azione pastorale incentrata sull’uomo e soprattutto sull’uomo povero ed oppresso. Da questa situazione ben si comprende come l’azione del magistero di Francesco sia assolutamente permeata da tale concezione e non da ultimo la costituzione de COPAJU non può prescindere da questo concetto di assoluta rilevanza dei risvolti sociali del Vangelo che si pongono quale problema fondamentale nel rapporto fede e vita.

Obiettivi

Dallo Statuto del Comitato Panamericano è possibile ricavare anche gli Obiettivi del medesimo, al fine di comprenderne anche l’attività. Nello specifico è possibile evidenziare sette obiettivi ed undici funzioni.

Partendo dagli obiettivi [1], anzitutto il COPAJU deve generare uno strumento permanente il cui obiettivo centrale sia promuovere l’applicabilità e la giustizia dei diritti economici, sociali, culturali e ambientali, perseguendo l’effettività di tali diritti a favore delle persone più vulnerabili. A questo primo obiettivo più generale, ne segue un secondo forse più fattuale o meglio individuale, se inteso come obiettivo rivolto a ciascun membro, ovvero la diffusione delle attività che ciascun membro del Comitato svolge nel rispettivo Stato in materia di diritti economici, sociali, culturali e ambientali. Naturalmente, tale diffusione ha la necessità – ed è il terzo obiettivo – di coordinare le varie attività a livello internazionale, nazionale e regionale in relazione ai diritti economici, culturali, sociali ed ambientali delle persone, intesi tanto singolarmente quanto collettivamente. È consequenziale il quarto, ovvero la denuncia delle violazioni relative a quanto stabilito nel terzo punto

Come noto, non si ignora che tali primi obiettivi non possono essere realizzati senza che vi sia anche un sostegno, ma soprattutto un interesse e l’azione della politica, per cui, il quinto degli obiettivi previsti dalla carta statutaria del Comitato panamericano prevede la promozione di una attuazione politiche ad hoc, per la concretizzazione di azioni e misure che garantiscano un effettivo accesso alla giustizia da parte delle persone vulnerabili, senza discriminazioni di sorta. Anche in tale circostanza, ci si riferisce al concetto di “persona vulnerabile” più volte incontrato e ribadito nell’Ordinamento canonico.

Gli ultimi due obiettivi riguardano, più che l’azione attiva dei Giudici, la loro persona ed ufficio. Il sesto, infatti, prevede la tutela di tutti i Magistrati che si adoperano per la tutela dei diritti precedentemente indicati, che possono essere o minacciati o perseguitati, in ultima istanza, settimo obiettivo è la diffusione di pratiche giuridiche nuove e un sempre maggior incremento anche delle teorie giuridiche ed accademiche affini.

Funzioni

Come per gli obiettivi, anche le funzioni della commissione Panamericana, sono ricavabili dagli Statuti [2]. La prima funzione è quella di mettere in pratica azioni propositive e di promozione concreta della tutela e dell’esercizio dei diritti. E dunque – seconda funzione – è necessario creare delle sedi nazionali tramite l’istituto giuridico dell’affiliazione. Nella consequenzialità delle cose, la terza funzione del Comitato è quella di costituire dei solidi rapporti internazionali con i poteri Esecutivi e Legislativi, ma anche e soprattutto Giudiziali di altri Stati nazionali a qualsiasi livello. I successivi due punti descrivono funzioni volte alla creazione di interventi relativi, particolarmente, alla denuncia di violazioni con la finalità di promuovere anzitutto l’adeguamento delle legislazioni degli Stati interessati (latinoamericani) per una migliore applicazione dei diritti già precedentemente indicati.

Ma non solo, la sesta funzione, esprime anche la necessità di fornire strumenti scientifici e concettuali-procedurali volti a migliorare ed incrementare lo sviluppo della legislazione statale relativa ai diritti sociali, cultuali, ambientali. E dunque, anche organizzare attività tecnico-scientifiche finalizzate alla diffusione, allo studio, all’analisi e all’approfondimento dei processi di cambiamento e di adattamento dei dispositivi, delle istituzioni e delle politiche per l’efficacia dei diritti economici, sociali, culturali e ambientali. A ciò segue anche la necessità di stringere rapporti con società accademiche o altri enti che possano favorire nei modi più svariati, ma soprattutto efficaci ad un incremento della pratica dei diritti.

Servire da collegamento comune per agenti, agenzie pubbliche e organizzazioni della società civile, per facilitare, direttamente o indirettamente, la loro formazione professionale in relazione all’accesso al servizio della giustizia e la promozione e la partecipazione attiva delle organizzazioni sociali e delle organizzazioni non governative al consolidamento dei diritti economici, sociali, culturali, ambientali e all’accesso al servizio della giustizia sono le funzioni maggiormente collegate all’esterno ed alla collaborazione, naturalmente collegati all’azione di partnership per la promozione dei diritti.

Ultime tre funzioni, descrittive di una offerta del Comitato sono l’organizzazione di corsi tecnici per la promozione e la diffusione dell’attività del Comitato medesimo, nonché l’offerta di assistenza tecnico-scientifica per le questioni immediatamente attinenti all’attività del Comitato Panamericano. In ultimo la creazione di mezzi adatti alla promozione e alla diffusione dell’attività del Comitato di amministrazione a servizio dei Giudici e degli affiliati.

Le principali modifiche

Quanto il Pontefice ha istituito come Associazione Privata di fedeli affonda le sue origini nel “Comitato panamericano di giudici e magistrati per i diritti sociali e la dottrina francescana” nato a Buenos Aires, diffusosi in Argentina nel 2017 e promotore nel 2018 del suo primo incontro regionale presso la Facoltà di Giurisprudenza, come precedentemente detto. La principale novità, dunque è l’istituzione di una Associazione Privata di fedeli. Questo istituto è una delle forme tipiche di associazione dei fedeli prevista dal Codice del 1983 e a norma dei cann. 298 e 299 C.J.C., sono quelle associazioni costituite da un accordo tra fedeli, che possono essere riconosciute dalla competente Autorità, previa revisione degli statuti loro propri.

Tali associazioni godono di una autonomia di governo abbastanza marcata, laddove possono scegliere il proprio moderatore, l’assistente spirituale e gestire i propri beni [3]. Una specifica va fatta sul prescritto del can. 304 C.J.C., laddove si aggiungono agli elementi tipici di stabilità, volontarietà, fine e comunione l’elemento degli statuti, necessari in modo assoluto per la gestione dell’autonomia propria che il Supremo Legislatore assegna loro. Da tali disposizioni statutarie dipende anche la personalità giuridica privata delle associazioni medesime.

Tali disposizioni normative rivelano una attenzione dell’Autorità alla sempre migliore stabilità dell’associazione stessa e un rafforzamento dell’unione associativa. Ulteriore modifica, con il chirografo si stabilisce la creazione dell’Istituto per la Ricerca e la Promozione dei Diritti Sociali “Fray Bartolomé de las Casas”, con finalità accademiche, didattiche e formative sul tema dei diritti sociali, delle migrazioni e del colonialismo. Sarà sostenuto finanziariamente, diretto e amministrato dalla COPAJU, ed opererà all’interno della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. I membri del consiglio accademico dell’istituto nominati dal Pontefice per un quinquennio. E in chiosa, le autorità della COPAJU, dall’entrata in vigore del chirografo, dovranno avere l’approvazione pontificia, in base alle proposte che l’istituzione farà per ogni quinquennio.

Note

[1] cfr. Statuto, art. 3.

[2] cfr. Statuto, art. 4.

[3] cfr. cann. 321, 323, 324, 325 C.J.C.

Acta Constitutiva

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

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Cristian Lanni

Cristian Lanni

Nato nel 1994 a Cassino, Terra S. Benedicti, consegue, nel 2013 la maturità classica. Iscrittosi nello stesso anno alla Pontificia Università Lateranense consegue la Licenza in Utroque Iure nel 2018 sostenendo gli esami De Universo Iure Romano e De Universo Iure Canonico. Nel 2020 presso la medesima università pontificia consegue il Dottorato in Utroque Iure (summa cum laude) con tesi dal titolo "Procedimenti amministrativi disciplinari e ius defensionis", con diritto di pubblicazione. Nel maggio 2021 ha conseguito il Diploma sui "Delicta reservata" presso la Pontificia Università urbaniana, con il Patrocinio della Congregazione per la Dottrina della Fede e nel novembre 2022 il Baccellierato in Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, presso cui è iscritto ai corsi per la Licenza. Dal luglio 2019 è iscritto con nomina arcivescovile all'Albo dei Difensori del Vincolo presso la Regione Ecclesiastica Abruzzese e Molisana, operante nel Tribunale dell'Arcidiocesi di Chieti, dal settembre dello stesso anno è docente presso l'Arcidiocesi di Milano. Nello stesso anno diviene Consulente giuridico presso Religiosi dell'Arcidiocesi di Milano. Dal giugno 2020 è iscritto con nomina arcivescovile all'Albo degli Avvocati canonisti della Regione Ecclesiastica Lombarda. Dal 2021 collabora con il Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Sardo e come Consulente presso vari Monasteri dell'Ordine Benedettino. Dal 13 novembre 2022 è Oblato Benedettino Secolare del Monastero di San Benedetto in Milano.

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