Sinodo sulla famiglia e matrimoni misti

misti

III Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi

Le trasformazioni che hanno interessato, e interessano, la società hanno indotto la Chiesa cattolica ad intraprendere un’attenta riflessione. Un monitoraggio costante è stato rivolto alla famiglia. In particolare, Papa Francesco nell’ottobre del 2014 ha indetto la III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, dedicata alle “Sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Il Pontefice aveva già manifestato l’intenzione di riflettere in merito all’esperienza familiare, che è “scuola di umanità” secondo gli insegnamenti conciliari (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, n. 52) e che è “centrale nella vita di tutti” [1], in ragione del suo essere “Chiesa domestica” [2]. L’analisi delle problematiche connesse all’istituto in esame ha tenuto in debito conto i cambiamenti che stanno coinvolgendo l’attuale società, sempre più plurale e complessa [3].

Società multiculturale e matrimonio: quali sfide per la famiglia?

I Vescovi hanno preso atto della multiculturalità che permea la realtà sociale odierna: essa comporta inevitabilmente il confluire di diversi background culturali e sociali all’interno del medesimo contesto, spostando così l’asse degli istituti giuridici da una concezione tradizionalista ad una concezione interculturale [5]. In sede di Assemblea è stato infatti affermato che “si profilano oggi problematiche inedite fino a pochi anni fa, dalla diffusione delle coppie di fatto, che non accedono al matrimonio e a volte ne escludono l’idea, alle unioni fra persone dello stesso sesso, cui di rado è consentita l’adozione di figli. I matrimoni misti o inter-religiosi sono fra le numerose nuove situazioni che richiedono l’attenzione e l’impegno pastorale della Chiesa”.

I matrimoni misti alla luce della Relatio Synodi

Sulla scia della riflessione avviata in sede di Assemblea straordinaria, la XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi ha annoverato i matrimoni misti fra le numerose “situazioni inedite” emergenti. Al numero 25 della Relatio Synodi del 24 ottobre 2015 si legge che “nei Paesi in cui la presenza della Chiesa Cattolica è minoritaria sono numerosi i matrimoni misti e di disparità di culto con tutte le difficoltà che essi comportano riguardo alla configurazione giuridica, al battesimo, alla educazione dei figli e al reciproco rispetto dal punto di vista della diversità della fede. In questi matrimoni può esistere il pericolo del relativismo o dell’indifferenza, ma vi può essere anche la possibilità di favorire lo spirito ecumenico e il dialogo interreligioso in un’armoniosa convivenza di comunità che vivono nello stesso luogo”.

La famiglia quale laboratorio interculturale

Il fenomeno dei matrimoni misti e di quelli contratti con dispensa dall’impedimento di disparitas cultus è molto diffuso anche nelle società occidentali, in cui la presenza della Chiesa Cattolica continua ad essere maggioritaria [6]. Le importanti trasformazioni introdotte dai flussi migratori hanno infatti creato forme di convivenza nuove, che hanno trasformato la famiglia in un interessante laboratorio interculturale [7]. Pur avendo il Codice di Diritto Canonico regolamentato la materia (can. 1086 e cann. 1124-1125), è preminente l’attenzione che tali unioni suscitano, atteso che esse potrebbero generare contrasti in ordine alla concezione dell’istituto matrimoniale, delle sue proprietà ed elementi essenziali e dell’educazione della prole.

Il dialogo interreligioso come forma di armoniosa convivenza

Il sempre più crescente pluralismo di ideologie, di culture e di religioni, spesso forzatamente chiamate a convivere nello stesso contesto familiare, da un lato rende palesi le differenze esistenti, dall’altro dovrebbe favorire “un’accettazione nella profonda diversità” [8] e un rispetto delle tradizioni religiose di ciascun coniuge. La capacità di porre in essere un dialogo interreligioso e di entrare nel mondo dell’altro quale “avanguardia di culture diverse” [9] costituisce il caposaldo intorno al quale il Collegio Sinodale intende agire per porre le basi di “un’armoniosa convivenza” anche tra i coniugi. L’approccio cauto che la Chiesa Cattolica ha sempre manifestato in merito a tali unioni è il frutto dell’esperienza secolare di umanità che riconosce gli inconvenienti che si annidano in tali unioni e che esorta a prevenirli o, quantomeno, a fronteggiarli [10]. Il principio di “armoniosa convivenza” consente invece il passaggio da un atteggiamento di sospetto nei confronti di chi non è fedele ad una condizione promozionale e propositiva, che si spenda generosamente in una convincente testimonianza di fede [11].

Diritto canonico e libertà religiosa

Nonostante la presenza di un impianto normativo ben definito, la riflessione sinodale è improntata al rispetto del principio di libertà religiosa. La disomogeneità dell’attuale realtà sociale non è protesa al soffocamento delle diversità ma alla tutela e alla valorizzazione dell’identità personale degli individui, della libertà di coscienza e della libertà di religione. Il Sinodo dei Vescovi, secondo l’insegnamento vincolante del suo Fondatore alla libertà degli uomini [12], coglie l’occasione per trasmettere e comunicare il suo insegnamento senza temere che ciò possa offendere le identità altrui, ma con la consapevolezza che in gioco vi è un dono che è per tutti e che va proposto con il più grande rispetto della libertà di ciascuno, l’amore di Cristo [13], tenendo anche in considerazione che tali unioni possono costituire un’autentica ricchezza spirituale per le comunità cristiane e per il cammino ecumenico.

I matrimoni misti: una sfida di evangelizzazione

In tal senso è possibile comprendere i nn. 72-74 della Relazione finale del Sinodo, in cui i Vescovi definiscono i matrimoni misti e quelli contratti con dispensa da disparità di culto quali “luogo privilegiato di dialogo interreligioso” nella vita quotidiana e “un segno di speranza per le comunità religiose”, specialmente dove esistono situazioni di tensione. Il Collegio Sinodale ribadisce la necessità che la “libertà religiosa sia rispettata nei confronti di tutti”. Osservando la realtà familiare alla luce delle attuali sfide pastorali e nell’ottica di un contesto di evangelizzazione, i Vescovi hanno posto le giuste premesse per favorire l’incontro tra contesti culturali, sociali e giuridici, la cui regolamentazione spetta alla competenza del legislatore. La vera sfida dell’evangelizzazione, di cui il Sinodo si è fatto promotore, potrebbe essere, tuttavia, proprio quella di garantire che ciascuno scelga liberamente la persona con cui costituire il consortium totius vitae [14], senza subire alcun tipo di condizionamento in virtù del contesto sociale o fideistico di appartenenza.

Note bibliografiche

[1] P. FORNARI, La politica di fronte alla famiglia. Modelli a confronto, in Urbaniana University Journal, 3, 2014, p. 75 ss.

[2] FRANCESCO, Discorso in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana, 22 gennaio 2016.

[3] L. PANDOLFI, Coppia, matrimonio, famiglia. Parole migranti, traduzioni liquide, società plurali, in Urbaniana University Journal, 3, 2014, p. 16 ss.

[4] SINODO DEI VESCOVI – III ASSEMBLEA STRAORDINARIA, Documento preparatorio, paragrafo I, 30 settembre 2014, consultabile sul sito www.vatican.va.

[5] A. FUCCILLO, R. SANTORO, I matrimoni religiosi con effetti civili, in AA.VV., Il nuovo diritto di famiglia. Profili sostanziali, processuali e notarili, vol. 3, Giuffrè, Milano, 2015, p. 639 ss.

[6] L. MUSSELLI, M. TEDESCHI, Manuale di diritto canonico, Monduzzi, Bologna, 2006, p. 232 ss.

[7] B. GHIRINGHELLI, Coppie e matrimoni islamo-cristiani: questioni culturali e pastorali, in A. PACINI (a cura di), Chiesa e Islam in Italia. Esperienze e prospettive di dialogo, Paoline, Milano, 2008, p. 214 ss.

[8] M. BORRMANS, Orientamenti per un dialogo tra cristiani e musulmani, Urbaniana University Press, Città del Vaticano, 2015, p. 53 ss.

[9] P. CONSORTI, Pluralismo religioso: reazione giuridica e multiculturalista e proposta interculturale, in Stato, Chiese e pluralismo confessionale, Rivista telematica (www.statoechiese.it), maggio 2007, p. 20 ss.

[10] F. BERSINI, Il diritto canonico matrimoniale. Commento teologico-pastorale, Leumann, Torino, 1994, p. 179 ss.

[11] G. BONI, Disciplina canonica universale circa il matrimonio tra cattolici e islamici, in AA.VV., Il matrimonio tra cattolici ed islamici, LEV, Città del Vaticano, 2002, p. 48 ss.

[12] GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Redemptoris Missio circa la permanente validità del mandato missionario, 7 dicembre 1990, n. 37, in AAS 83 (1991), p. 339 ss.

[13] GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte all’episcopato, al clero e ai fedeli al termine del grande Giubileo dell’anno 2000, 6 gennaio 2001, n. 56, in AAS 93 (2001), p. 308 ss.

[14] O. FUMAGALLI CARULLI, La disciplina del matrimonio e il magistero conciliare, in E. CAPPELLINI (a cura di), La normativa del nuovo codice, Queriniana, Brescia, 1983, p. 216 ss.

 

 

Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit

(San Giovanni Paolo II)

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Federico Gravino

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