Il Sinodo dei Vescovi, breve introduzione (1° pt.)

Santa Messa di apertura del Sinodo dei Vescovi nella Basilica di San Pietro (10 Ottobre 2021), foto @vatican.va

Lo scorso 10 ottobre, nella solenne cornice della Basilica Papale di San Pietro, papa Francesco ha aperto il Sinodo sulla sinodalità che sarà vissuto in tre tappe: fase diocesana (ottobre 2021 – aprile 2022), fase continentale (settembre 2022 – marzo 2023) e la fase della Chiesa Universale (ottobre 2023). Tutto ciò ci offre l’opportunità di riflettere sul Sinodo dei Vescovi che, come ha affermato recentemente il Pontefice, non è una “convention ecclesiale” ma un evento di grazia.

Il Sinodo nella Chiesa 

La parola “sinodo”, in greco, è composta da συν (con) e όδός (via), per cui il significato che più si accosta al Vangelo è “camminare insieme”. Di fatti, nulla di più di quello che fece il Signore Gesù il quale, camminando per le strade del suo tempo, si mise in cammino e in ascolto di quanti incontrava, raccogliendone le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce (cfr. GS. n. 1).

Nel greco ecclesiastico esprime l’essere convocati in assemblea dei discepoli di Gesù e in alcuni casi è sinonimo della comunità ecclesiale. San Giovanni Crisostomo, ad esempio, scrive che Chiesa è «nome che sta per cammino insieme (σύνoδος). La Chiesa infatti – spiega – è l’assemblea convocata per rendere grazie e lode a Dio come un coro, una realtà armonica dove tutto si tiene (σύστημα), poiché coloro che la compongono, mediante le loro reciproche e ordinate relazioni, convergono nell’ἁγάπη e nella ὁμονοία (il medesimo sentire)» (La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, n. 3).

In questo modo, comprendiamo bene come “la sinodalità si dispiega sin dall’inizio quale garanzia e incarnazione della fedeltà creativa della Chiesa alla sua origine apostolica e alla sua vocazione cattolica” (La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, n. 24). Superata la fase subapostolica, infatti, i Sinodi furono introdotti quali strumenti per salvaguardare l’unità e per la risoluzione di conflitti e dissidi; per lo più si trattava di Sinodi provinciali, metropolitani o patriarcali a secondo di chi era a presiederli.

Il Sinodo dei Vescovi

L’innovativa spinta riformatrice dettata dal Concilio Vaticano II (cfr. Christus Dominus n. 5) spinse Papa Paolo VI, attraverso la Lettera Apostolica data motu proprio Apostolica sollicitudo del 15 settembre 1965 a istituire «un consiglio permanente di Vescovi per la Chiesa universale, [… ] che con nome proprio chiamiamo Sinodo dei Vescovi». Sin da subito è chiara la natura di questo nuovo frutto del Concilio: «Il Sinodo dei Vescovi, per il quale Vescovi scelti nelle varie parti del mondo apportano al supremo pastore della Chiesa un aiuto più efficace, viene costituito in maniera tale che sia:

a) Una istituzione ecclesiastica centrale;
b) Rappresentante tutto l’Episcopato cattolico;
c) Perpetua per sua natura;
d) Quanto alla sua struttura, svolgente i suoi compiti in modo temporaneo ed occasionale».

Al Sinodo dei Vescovi spetta fondamentalmente favorire una stretta unione e collaborazione fra il Sommo Pontefice ed i Vescovi di tutto il mondo; procurare una informazione diretta ed esatta circa i problemi e le situazioni che riguardano la vita interna della Chiesa e l’azione che essa deve condurre nel mondo attuale; rendere più facile l’accordo delle opinioni almeno circa i punti essenziali della dottrina e circa il modo d’agire nella vita della Chiesa.

Il Sinodo dei Vescovi nel CIC

Il can. 342 del Codice di Diritto Canonico definisce così il Sinodo dei Vescovi:

«è un’assemblea di Vescovi i quali, scelti dalle diverse regioni dell’orbe, si riuniscono in tempi determinati per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i Vescovi stessi, e per prestare aiuto con i loro consigli al Romano Pontefice nella salvaguardia e nell’incremento della fede e dei costumi, nell’osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica e inoltre per studiare i problemi riguardanti l’attività della Chiesa nel mondo».

Il Sinodo dei Vescovi è un Coetus Episcoporum, composto da Vescovi scelti in ragione della provenienza geografica, perché sia rappresentata tutta la Chiesa. Da ciò comprendiamo subito la netta differenza con il Collegio dei Vescovi (can. 336) che, al contrario, è composto da tutti i Vescovi in forza della consacrazione sacramentale e di cui ne è capo il Sommo Pontefice.

Emerge, invece, la stretta connessione tra il Sinodo dei Vescovi e il Romano Pontefice, da cui dipende in modo diretto e immediato. Infatti, spetta unicamente al Romano Pontefice convocare il Sinodo, ogni volta che gli parrà opportuno, fissare il luogo delle riunioni; presiedere, sospendere, trasferire o sciogliere il Sinodo; definire l’ordine dei lavori. Fermo restando che il Sinodo non rappresenta l’unica modalità d’esercizio della collegialità nella Chiesa, esso è uno strumento utile per favorire la stretta unione e la collaborazione con il Romano Pontefice nell’esercizio del munus petrinus.

«Il fatto che il sinodo abbia normalmente una funzione solo consultiva non ne diminuisce l’importanza. Nella Chiesa, infatti, il fine di qualsiasi organo collegiale, consultivo o deliberativo che sia, è sempre la ricerca della verità o del bene della Chiesa. Quando poi si tratta della verifica della medesima fede, il consensus Ecclesiae non è dato dal computo dei voti, ma è frutto dell’azione dello Spirito, anima dell’unica Chiesa di Cristo» (Es. ap. Pastores gregis, 58).

Bibliografia

  • Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965.
  • Id., Decreto sulla missione pastorale dei Vescovi nella Chiesa Christus Dominus, 28 ottobre 1965.
  • Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica motu proprio data Apostolica sollicitudo, 15 settembre 1965.
  • Id., Esortazione Apostolica post-sinodale Pastore gregis, 16 ottobre 2003.
  • Commissione Teologica Internazionale, La sinodali nella vita e nella missione della Chiesa.
  • Sabbarese L., La costituzione gerarchica della Chiesa universale e particolare. Commento al Codice di Diritto Canonico. Libro II. Parte II, UUP, 2013.
  • Per approfondire: https://www.synod.va/it.html

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”
(S. Giovanni Paolo II)

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Josè Conti

Josè Conti

Lascia un commento

Iscriviti alla Newsletter