De Ecclesiae Munere Sanctificandi: i sacramenti

sacramenti

Le riflessioni sul Codice di diritto canonico sono giunte al Libro IV. Possiamo ben dire di essere arrivati, gradualmente, al cuore del Codice che corrisponde al cuore della vita della fede: i Sacramenti.

Il libro in questione è intitolato La funzione di santificare della Chiesa, cioè di “rendere santo l’uomo rendendo gloria al Santo” ed è suddiviso in 3 parti.

Parte prima – I Sacramenti, nel quale vengono disciplinati il Battesimo, la Confermazione, la Santissima Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi, l’Ordine e il Matrimonio.
Parte seconda – Gli altri atti del culto divino, dove sono normati i Sacramentali; la Liturgia delle Ore; le Esequie ecclesiastiche; il Culto dei Santi, delle sacre immagini e delle reliquie; il Voto e il giuramento.
Parte terza – Luoghi di culto e tempi sacri. In particolare,

  • La parte sui luoghi sacri fa riferimento a: le Chiese, gli Oratori e le Cappelle private, i Santuari, gli Altari, i Cimiteri.
  • La parte sui tempi sacri riguarda: i Giorni di Festa e i Giorni di Penitenza.

Le tre parti sono precedute da alcuni canoni introduttivi.

Poiché si tratta prevalentemente di sacramenti è bene fare una precisazione nella distinzione che esiste tra diritto liturgico e diritto canonico.

Il diritto liturgico si occupa di regolare la liturgia;

Il diritto canonico, invece, ha solo un carattere disciplinare su di essa, definendo cioè ciò che è lecito e ciò che è valido.

Il libro in questione è vastissimo, ogni canone è capace di attrarre l’attenzione del fedele poiché ne riguarda la vita da vicino.

In questo contesto analizzeremo 2 canoni introduttivi del libro che, riguardandone l’intera disciplina, ci consentono una panoramica generale su di esso:

Can. 834 – §1.  La Chiesa adempie la funzione di santificare in modo peculiare mediante la sacra liturgia, che è ritenuta come l’esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo; in essa per mezzo di segni sensibili viene significata e realizzata, in modo proprio a ciascuno, la santificazione degli uomini e viene esercitato dal Corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle membra, il culto di Dio pubblico integrale.

§2. Tale culto allora si realizza quando viene offerto in nome della Chiesa da persone legittimamente incaricate e mediante atti approvati dall’autorità della Chiesa.

Tale canone chiarifica che cosa sia la sacra liturgia

Essa è un’azione di santificazione del popolo di Dio che compie la Chiesa esercitando la funzione sacerdotale di Cristo stesso, mediante dei segni sensibili.

Non si può definire sacra liturgia qualsiasi culto, ma solo quello offerto in nome della Chiesa, da persone da essa incaricate e attraverso degli specifici atti approvati sempre dalla Chiesa stessa.

La Chiesa, inoltre, compie la funzione di santificare anche mediante altri atti di culto, definiti “atti di culto” e non liturgia poiché mancanti delle tre caratteristiche prima elencate:

Can. 839 – §1. La Chiesa adempie la funzione di santificare anche con altri mezzi, sia con la preghiera, mediante la quale supplica Dio affinché i fedeli siano santificati nella verità, sia con le opere di penitenza e di carità, che aiutano grandemente a radicare e corroborare il Regno di Cristo nelle anime e contribuiscono alla salvezza del mondo.

§2. Provvedano gli Ordinari dei luoghi che le preghiere e i pii e sacri esercizi del popolo cristiano siano pienamente conformi alle norme della Chiesa.

La vita spirituale non si esaurisce solo nella partecipazione ai sacramenti, ma il cristiano è chiamato a santificarsi con tutti i mezzi disponibili, con la preghiera, le opere di penitenza e di carità. Affinché tutto concorra all’unico grande progetto, vi è bisogno che i vari esercizi di pietà siano armonizzati con i tempi liturgici che si vivono.

Possiamo così comprendere, in modo più approfondito e maturo, che gli atti di devozione e di pietà popolare, compiuti in comunione con il cammino liturgico della Chiesa, sono un validissimo strumento di unione con Cristo.

A tale riguardo, sono di grande utilità le parole del Santo Padre circa il valore della pietà popolare, nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium (n.125-126):

Per capire questa realtà c’è bisogno di avvicinarsi ad essa con lo sguardo del Buon Pastore, che non cerca di giudicare, ma di amare. Solamente a partire dalla connaturalità affettiva che l’amore dà possiamo apprezzare la vita teologale presente nella pietà dei popoli cristiani, specialmente nei poveri. Penso alla fede salda di quelle madri ai piedi del letto del figlio malato che si afferrano ad un rosario anche se non sanno imbastire le frasi del Credo; o a tanta carica di speranza diffusa con una candela che si accende in un’umile dimora per chiedere aiuto a Maria, o in quegli sguardi di amore profondo a Cristo crocifisso. Chi ama il santo Popolo fedele di Dio non può vedere queste azioni unicamente come una ricerca naturale della divinità. Sono la manifestazione di una vita teologale animata dall’azione dello Spirito Santo che è stato riversato nei nostri cuori (cfr Rm 5,5). Nella pietà popolare, poiché è frutto del Vangelo inculturato, è sottesa una forza attivamente evangelizzatrice che non possiamo sottovalutare: sarebbe come disconoscere l’opera dello Spirito Santo. Piuttosto, siamo chiamati ad incoraggiarla e a rafforzarla per approfondire il processo di inculturazione che è una realtà mai terminata. Le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci e, per chi è in grado di leggerle, sono un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione, particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione[1]

Si può concludere sostenendo che mediante la sacra liturgia, in particolare i sacramenti, e gli atti di culto che la Chiesa offre all’intero popolo di Dio, è possibile raggiungere la santità che è l’intima unione con Dio, così che:

Tutti i cristiani sono chiamati alla loro piena e integrale santificazione, ossia alla più intima e profonda unione possibile con Dio in Cristo, unione alla quale essi possono giungere con la risposta personale alla grazia loro donata da Dio stesso[2]

 

Note bibliografiche

[1] Francesco, Esortazione apostolica Evangelii Gaudium,  24 novembre 2013, n.125-126.

[2] P. Molinari, «Santo», in Nuovo Dizionario di Spiritualità, S. De Fiores- T. Goffi (a cura di), Paoline, Milano 1979, 1373.

E. Frank, I Sacramenti dell’Iniziazione, della Penitenza e dell’Unzione degli infermi. Commento ai Canoni 834-1007 del Codice di Diritto Canonico, UUP, Roma 2012.

Quaderni di Diritto Ecclesiale (a cura della Redazione), Codice di Diritto canonico commentato, Àncora, 2017 (quarta ed.).
J. I. Arrieta (ed. italiana), Codice di diritto canonico e leggi complementari commentato, Colletti a San Pietro, Roma 2018 (sesta ed.).

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit”

(San Giovanni Paolo II)

 

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Sr. Maria Romano

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