92° anno giudiziario Tribunale Vaticano. Papa: riforme e testimonianza

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Apertura del 92° anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Foto: Vatican Media

Nella suggestiva cornice dell'”Aula della Benedizione”, scelta per favorire il distanziamento sociale, Papa Francesco è oggi intervenuto all’apertura del 92° anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano.

Alla cerimonia hanno partecipato il Presidente del Consiglio dei Ministri, il prof. Draghi, e il Ministro della Giustizia, prof.ssa Marta Cartabia, in segno di rinnovata collaborazione e reciproco supporto tra i due Stati.

Il discorso del Papa, aperto dal ricordo al compianto ex Presidente del Tribunale vaticano, il prof. Dalla Torre, ha preso le mosse da alcune considerazioni intorno al luogo in cui si svolgeva l’evento: l’aula, infatti, si affaccia, da un lato, sul colonnato del Bernini e, dall’altro, sull’abside della Basilica di San Pietro.

Tensione costante tra apertura al mondo, ascolto dello Spirito Santo e fedeltà ai valori professati sono i caratteri della missione della Chiesa e dell’amministrazione della giustizia.

Riforme annunciate: lotta ai reati finanziari e processi più equi

Una giustizia che il Pontefice ha voluto riformare profondamente, per adeguarla agli standard di trasparenza e di contrasto alla corruzione, obiettivi essenziali per la credibilità internazionale della Santa Sede nella sua posizione di guida e orientamento verso i principî autenticamente umani e cristiani.

Nelle parole rivolte ai magistrati, agli avvocati e al personale giudiziario, Francesco ha annunciato che l’impegno di rinnovamento delle strutture non è destinato a interrompersi, anzi, l’obiettivo dichiarato è di proseguire con l’introduzione di strumenti più efficaci di prevenzione e repressione dei reati finanziari.

Non solo, saranno promosse iniziative di cooperazione internazionale sul piano investigativo, in base a specifici protocolli e intese, al fine di assicurare una celere soluzione delle controversie e l’assicurazione alla giustizia di quanti hanno commesso illeciti, secondo le raccomandazioni degli istituti di vigilanza dei mercati finanziari.

Il discorso è stato, inoltre, l’occasione per evidenziare come le strutture processuali debbano essere sempre più adeguate al riconoscimento dei diritti fondamentale dell’individuo e all’uguaglianza delle posizioni, con la progressiva abolizione dei privilegi non più rispondenti allo spirito del tempo.

La testimonianza della Chiesa

Per il Pontefice, gli interventi normativi costituiscono l’occasione di una più ampia riflessione sull’organizzazione delle strutture ecclesiastiche.

Puntualmente, è stato fatto riferimento a quanti ricoprono posizioni apicali, chiamati a riconoscere gli errori compiuti nel passato e a cooperare al rinnovamento con spirito di servizio.

Pertanto, il vero standard non è la semplice correttezza, ma l’esemplarità dei comportamenti.

Chi opera nei diversi campi dell’attività istituzionale deve offrire la testimonianza di una vita aperta al messaggio evangelico.

Non importa, poi, il ridotto ambito spaziale ed economico del Vaticano nella geopolitica, ma la capacità di incidere sulle dinamiche umane; è necessario porsi nell’ottica di una giustizia che, nell’iconografia cristiana, non è cieca, ma con gli occhi verso il Cielo.

La centralità della preghiera nella vita degli operatori del diritto è l’altra faccia della professionalità richiesta.

Nella consapevolezza della perfettibilità della giustizia umana e della chiamata a conformarsi alla Vera Giustizia sta l’augurio per un’azione sempre più equa, lungimirante e magnanima.

 

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit”

(San Giovanni Paolo II)

 

 

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Andrea Micciché

Andrea Micciché

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