Il Concilio di Trento: dalla crisi alla “riforma” cattolica

Il Concilio di Trento
Elia Naurizio, Congregazione Generale del Concilio di Trento, 1633, olio su tela, Museo Diocesano Tridentino

 

La rottura dell’unità

La magnificenza dell’ordinamento canonico classico, le sue costruzioni teoriche, la finezza dell’argomentazione non poterono durare a lungo. Tempi bui aspettavano la Chiesa che dovette superare numerose difficoltà, fino a ripensare i propri fondamenti durante il Concilio di Trento.

L’edificio che i canonisti da Graziano in poi avevano costruito e l’ideale di indipendenza della Chiesa dal potere secolare iniziarono a sgretolarsi prima con il Grande Scisma d’Occidente (1378-1417), che contrappose papi e antipapi, poi con la riforma luterana.

Andiamo con ordine: a fine Trecento, si formano le monarchie nazionali, che rivendicano la propria autonomia nei confronti dei poteri universali. In particolare, la Francia, sotto Filippo IV il Bello, acquisì sempre maggior influenza in Europa, tanto da poter influenzare le dinamiche ecclesiastiche.

Nel 1309, il monarca fece pressioni perché la sede papale fosse trasferita in territorio francese. Così prese avvio il duro periodo della cattività avignonese, tempo di crisi e decadenza.

Non solo, quando, dopo settant’anni, Gregorio XI, sotto la spinta di Santa Caterina da Siena, tornò da Avignone a Roma, diversi cardinali rimasero nell’orbita di influenza francese.

Alla morte di Gregorio XI, fu eletto Urbano VI: costui, con la sua condotta severa, scontentò parte del collegio cardinalizio, che, per tutta risposta, dichiarò l’elezione invalida e nominò un antipapa, Clemente VII che si trasferì nuovamente ad Avignone.

Papi romani e antipapi francesi si scontrarono fino al 1409, quando il Concilio di Pisa, invece di risolvere lo scisma, elesse un altro antipapa. La cristianità era divisa fra tre obbedienze, nessuna delle quali disposta a cedere.

Soltanto con il Concilio di Costanza del 1417, che depose gli antipapi e ottenne le dimissioni volontarie del Papa legittimo, Gregorio XII, la frattura si ricompose e fu eletto Martino V.

Lo Scisma d’Occidente mise in crisi l’autorità pontificia: il decreto Haec sancta del Concilio di Costanza stabiliva che il Papa era soggetto alla potestà conciliare, potestà che derivava immediatamente da Cristo.

Si trattava di una previsione eccezionale, legata alla contingenza del momento, eppure fu utilizzata per sostenere la teoria conciliarista, poi condannata dal Concilio di Ferrara e Firenze (1438-1439).

La riforma luterana

La crisi non finisce: la Chiesa cattolica, quasi un secolo dopo, subiva la ferita della divisione con i protestanti.

Nel 1520, Martin Lutero affisse alle porte della chiesa del castello di Wittenberg le 95 tesi, nelle quali contestava il patrimonio dottrinale e giuridico del cattolicesimo.

Queste le basi del pensiero di Lutero: negazione del libero arbitrio, rifiuto dei sacramenti – ad eccezione del Battesimo e della Santa Cena, nella quale, però, non si riconosce la Presenza reale di Cristo -, critica delle indulgenze e dello stesso Purgatorio, rigetto del culto dei santi, esclusività della fonte biblica nella dottrina e nella morale.

Tolto fondamento sacramentale al sacerdozio ministeriale, tutti i fedeli, in forza del Battesimo, sono costituiti sacerdoti e possono svolgere qualsiasi ufficio sacro.

Non esiste alcuna giurisdizione ecclesiastica, anzi, Lutero affidò al potere statale l’intervento in materia ecclesiastica, sulla base del fatto che i governanti sono membri speciali della comunità ecclesiastica.

Sfruttando l’appoggio degli Stati, che volevano rendersi indipendenti dal Papa e dall’Imperatore, Lutero diffuse le sue teorie in tutta Europa e nel Nuovo Mondo.

Il Concilio di Trento: canoni e decreti de fide

Paolo III, nel 1542, convocò il Concilio, che si riunì tre anni dopo a Trento e durò, tra alterne vicende, fino al 1563.

Durante l’assise conciliare, furono riaffermati i dogmi relativi ai sette sacramenti, alla transustanziazione, al Purgatorio, al peccato originale e al culto dei santi, nonché la necessità della fede e delle opere per la salvezza personale, e fu stabilito definitivamente il canone delle Sacre Scritture.

Inoltre, i Padri conciliari dichiararono la pari importanza della Sacra Tradizione e della Scrittura nella fondazione della fede e della morale cristiana e la distinzione tra sacerdozio comune di tutti i fedeli, acquisito con il Battesimo, e sacerdozio ministeriale, impresso dall’Ordine.

Il Concilio di Trento: canoni e decreti de reformatione

Di fronte al dilagare del protestantesimo, la Chiesa cattolica aveva delle responsabilità: i progetti di riforma della morale e dei costumi, sia del clero che dei laici, si erano arenati da tempo.

La cupidigia, la simonia, la corruzione e il nepotismo erano dilaganti. Era necessario riaffermare la dottrina e, soprattutto, incarnarla.

Molte delle istituzioni che conosciamo trovano origine nei decreti de reformatione emanati durante il Concilio tridentino. Ecco alcuni esempi:

  • coloro che hanno la cura d’anime (vescovi, abati, parroci) hanno l’obbligo di residenza nel luogo del loro ministero;
  • la scelta dei vescovi deve essere preceduta da un processo informativo sulle virtù e sull’idoneità del candidato;
  • sono istituiti i seminari per la formazione dei futuri sacerdoti;
  • il vescovo è tenuto a effettuare periodicamente la visita pastorale della propria diocesi.

Ma una novità essenziale riguardò il matrimonio: fino a quel momento era possibile che i nubendi scambiassero il proprio consenso in qualsiasi forma. Molto diffusa era la celebrazione del matrimonio davanti a un sacerdote che benediceva l’unione, ma non era obbligatoria. Nel Medioevo era ammessa anche la celebrazione davanti a un notaio o, ancora, davanti ai soli testimoni, con rischi d’abusi.

Con il decreto conciliare Tametsi, i Padri fissano la celebrazione del matrimonio davanti al parroco e a due testimoni e rivendicano la potestà esclusiva della Chiesa sulle cause matrimoniali.

Dopo il Concilio di Trento

Pio IV promulgò nel 1564 i provvedimenti del Concilio di Trento con la Bolla Benedictus Deus.

A differenza del passato, il Papa vieta la pubblicazione di glosse, interpretazioni, commentari o altri interventi a corredo delle decisioni disciplinari tridentine. Il rischio di una deriva era sentito in modo forte.

Il Pontefice riservò a sé l’interpretazione dei canoni (attraverso la Congregazione del Concilio) e promosse un incisivo controllo sull’operato dei chierici e di tutti i fedeli per estirpare l’eresia. L’organo deputato era la Santa Romana Inquisizione che, sebbene nata già nel medioevo, fu posta alle dirette dipendenze del Papa e agì come organo di appello rispetto ai tribunali locali.

Non solo, Pio V promosse la rielaborazione della liturgia ed emano il Catechismo per i parroci.

La Curia Romana, sotto Sisto V, fu riformata e assunse un’organizzazione simile a quella attuale, articolandosi in congregazioni, tribunali e uffici.

L’attività normativa si infittisce sempre più e gli atti assumono fisionomie più specifiche, secondo il fine perseguito o l’oggetto trattato. Ricordiamo le bolle, i motuproprio, i rescritti, le costituzioni, i brevi.

Nel Settecento, Benedetto XIV introdusse, poi, le lettere encicliche, nelle quali si condensava il magistero ordinario pontificio.

Una Chiesa così strutturata e complessa era la risposta alla disgregazione dell’unità europea e alle sfide che la modernità poneva; rimanevano alcune questioni aperte, come il rilievo costituzionale del collegio episcopale, il ruolo dei laici, la voce delle Chiese locali, ma le fondamenta ormai erano gettate.

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Bibliografia e sitografia

  • G. Alberigo (a cura di), Conciliorum Oecumenicorum Decreta, III ed., Istituto per le Scienze Religiose, Bologna, 1973.
  • F. Delaruelle, P. Ourliac, E. R. Labande, G. Alberigo (a cura di), Storia della Chiesa, vol. XIV/1, Edizioni San Paolo, Torino, 1979.
  • C. Fantappiè, Storia del diritto canonico e delle istituzioni della Chiesa, Il Mulino, Bologna, 2011.
  • J. Gaudemet, Il matrimonio in Occidente, SEI, Torino, 1989.
  • A. C. Jemolo, Il matrimonio nel diritto canonico. Dal Concilio di Trento al Codice del 1917, Il Mulino, Bologna, 1993.

 

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

 

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Andrea Micciché

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