«Dio sceglie in ogni tempo»: La Chiesa e le cause dei Santi, positio super vita et virtutibus

Informatio super dubio. Dagli atti pubblici della causa di beatificazione di S.E.R. Il Cardinale A.I. Schuster, o.s.b. Arcivescovo di Milano

 

La riforma iniziata nel 1969 da Paolo VI con il Motu proprio Sanctitas clarior, e proseguita nel 1983 da Giovanni Paolo II con la Costituzione apostolica Divinus perfectionis Magister, ha razionalizzato i procedimenti seguiti nella trattazione delle Cause dei Santi. L’esigenza di snellire le procedure era già emersa durante i lavori conciliari[1], come espressione dell’auspicio di sottolineare il significato pastorale delle Cause di canonizzazione, proponendo al popolo di Dio le figure più attuali e rispondenti alla sensibilità contemporanea. La prospettiva della maggiore utilità pastorale sta consentendo, fra l’altro, che le Cause recenti possano giungere in porto in tempi più spediti rispetto al passato.

Giova ricordare, generatim saltem, l’iter alla luce della riforma per giungere a comprendere l’importanza della Positio super vita et virtutibus. Com’è noto, ogni Causa di canonizzazione percorreva un itinerario nel quale si susseguivano: a) una fase preliminare, dedicata alla verifica dell’esistenza delle condizioni indispensabili per avviare l’indagine; b) una fase istruttoria, per la raccolta delle prove testimoniali e documentali; c) una fase di studio, nel corso della quale le prove venivano sottoposte all’esame della Congregazione pontificia competente. L’atto conclusivo di questo primo e fondamentale momento della Causa era rappresentato dal decreto sull’eroicità delle virtù.

Il secondo momento comprendeva l’istruttoria relativa al miracolo, la corrispondente fase di studio e il decreto super miro. Ebbene, la riforma ha profondamente modificato la prassi di accertamento delle virtù eroiche. Il processo sulla fama di santità e le virtù in genere, voluto dalla precedente legislazione come passo previo all’introduzione della Causa è stato abolito e con esso è scomparsa anche la Positio super introductione Causae, che veniva elaborata dal Postulatore e poi sottoposta allo studio di una Commissione di Teologi Consultori. Il tutto è stato sostituito da una serie di ricerche documentali, assai più agili e non meno rigorose. Mentre, quindi, in precedenza occorreva qualche decennio prima che avesse luogo il processo sulle virtù in specie —autentico perno dell’intera Causa —, oggi esso può iniziarsi a brevissima distanza dalla morte del Servo di Dio, con l’immenso vantaggio di avere a disposizione i ricordi di prima mano dei testi che l’hanno conosciuto dal vivo.

Questa semplice constatazione è sufficiente a mostrare che le procedure sono state in pratica dimezzate: un solo processo ed una sola Positio, anziché due; infine, la dimostrazione di un solo miracolo, in luogo dei due prima richiesti per la Beatificazione[2]. Alla luce di questo sommario excursus si delinea quanto la stesura della Positio che studia, elenca e declama le virtù del Servo di Dio sia di assoluta importanza ai fini processuali.

Dagli atti pubblici della Causa di beatificazione del Beato Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster o.s.b., Arcivescovo di Milano, si può seguire la prassi di una Positio super vita et virtutibus. In primo luogo, la Positio, si apre con la relatio del Consultore incaricato ad casum dalla Congregazione per le Cause dei Santi nella quale si fa il punto circa il fondamento probatorio della causa, sul quale si concentrerà preliminarmente l’attenzione di chi sarà chiamato ad esprimere il proprio giudizio in merito. Particolarmente, l’adempimento terrà conto delle produzioni in atti del processo ordinario diocesano, degli atti del processo rogatoriale romano, del processiculum diligentiarum de perquisitione scriptorum e degli interventi vari presso il Dicastero. Solo dopo aver analizzato attentamente quanto indicato, il Relator potrà procedere alla discussione super virtutibus. In quest’ultima dovranno essere focalizzate e sottolineate le virtù che compongono la fama sanctitatis del Servo di Dio, nonché tutti quegli elementi che possano supportare la prova (provata) sulla quale appoggiare definitivamente il giudizio. Dalla Relatio della Positio super vita et virtutibus del Beato Schuster si evince che sono addotte come prove, sopportanti le virtù, anche le dichiarazioni dei testi in merito alla vita e all’eroicità delle virtù stesse[3].

Alla Relatio segue il decreto super validitate Processum, emanato dalla Congregazione per avviare la fase processuale strictu sensu. Tale decreto, analogamente a quanto disposto dal can. 1513 §1 C.J.C., dispone definitivamente l’“oggetto” contestato in giudizio, non a caso esso si esprime nei termini che seguono: «An constet de validitate binorum processum, ordinaria Vicariatu Urbis constructorum, super fama sanctitatis vitae, virtutum et miraculorum in genere Servi Dei Alifridi Ildefonsi Schuster, S.R.E. Cardinalis, Archiepiscopi Mediolanensis, ex Ordine Sancti Benedicti: testes Sin trite recteque examinati et iura producta legitime compulsata, in casu et ad effectum de quo agitur»[4].

Solo a questo punto ha luogo l’informatio super dubio, ovvero la Positio vera e propria, stesa dal Relator ad casum secondo i criteri giuridici (ma anche teologici) prima indicati. La Positio si articola in una prima parte riguardante il fondamento probatorio della Causa, una seconda sulla vita del Servo di Dio, con particolare rilievo degli avvenimento significativi ai fini probatori; una sezione dedicata all’analisi dei rapporti tra il Servo di Dio, le istituzioni e il Popolo Santo di Dio e, in fine, le conclusioni sull’operato del Servo di Dio.

Solo a questo punto si passa alla disamina degli avvenimenti relativi alla morte ed alla esposizione dell’esercizio eroico delle virtù. Particolarmente, il Relator si sofferma nella ricerca degli aspetti probanti l’esercizio delle virtù teologali e cardinali, ma anche i doni straordinari goduti dal Servo di Dio e la spiritualità e azione apostolica. Prima delle conclusioni si analizzano attentamente gli aspetti probanti la fama di santità goduta.

 

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Note

[1] Cfr. Schema V B del cap. VII della Lumen gentium, De relatione inter Ecclesiam peregrinantem et triumphantem ac speciatim de Sanctis, in Miscellanea in occasione del IV Centenario della Congregazione per le Cause dei Santi (1588-1988), Città del Vaticano 1988, pp. 159 – 167.

[2] Marginalmente c’è da osservare che anche il processicolo sugli scritti e quello sul non-culto sono stati sostituiti da procedimenti più semplici.

[3] Summarium Causae Beati A.I. Schuster, pp. 57, § 112; 81, § 163; 173, § 734; 248 – 249, § 474; 326, § 653; 333, §§ 661 – 662.

[4] Archidiocesis Mediolanensis, Acta processus beatificationis Servi Dei Alifridi Ildefonsi Schuster, S.R.E. Cardinalis, Archiepiscopi Mediolanensis, ex Ordine Sancti Benedicti. Positio super virtutubus, p. 13.

 

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

 

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Cristian Lanni

Cristian Lanni

Nato nel 1994 a Cassino, Terra S. Benedicti, consegue, nel 2013 la maturità classica. Iscrittosi nello stesso anno alla Pontificia Università Lateranense consegue la Licenza in Utroque Iure nel 2018 sostenendo gli esami De Universo Iure Romano e De Universo Iure Canonico. Nel 2020 presso la medesima università pontificia consegue il Dottorato in Utroque Iure (summa cum laude) con tesi dal titolo "Procedimenti amministrativi disciplinari e ius defensionis", con diritto di pubblicazione. Dal luglio 2019 è iscritto con nomina arcivescovile all'Albo dei Difensori del Vincolo presso la Regione Ecclesiastica Abruzzese e Molisana, operante nel Tribunale dell'Arcidiocesi di Chieti, dal settembre dello stesso anno è docente presso l'Arcidiocesi di Milano. Dal giugno 2020 è iscritto con nomina arcivescovile all'Albo degli Avvocati canonisti della Regione Ecclesiastica Lombarda. Dal 2019 è consulente e legale presso una Congregazione religiosa.

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