Il favor conciliationis nel diritto matrimoniale canonico (2° pt.)

Lavanda dei piedi (di rcascoherrera, tratto da Pixabay)

Conversione pastorale delle strutture giuridiche e ricerca della verità

In continuità con quanto avevamo già trattato, l’indagine pregiudiziale risulta essere una nuova forma di mediazione ed altresì l’espressione concreta di una conversione pastorale delle strutture giuridiche, avendo ben chiaro che «preparare una causa non significa solo preparare un processo, ma anche accompagnare una persona nel proprio cammino vocazionale. Non si tratta solo di affiancare il giurista con figure specialistiche di supporto (ad es. psicologi o formatori o consulenti familiari), ma di sensibilizzare il giurista stesso a saper intercettare una crisi vocazionale dentro un fatto giuridico da dichiarare» [1].

Perciò, in un discernimento giuridico-pastorale, accanto alla possibilità di un’eventuale dichiarazione di nullità matrimoniale, possono essere messe in atto iniziative pastorali di accompagnamento con l’ausilio di altre figure [2], che sostengano i fedeli nel responsabilizzarsi per una valutazione sincera della propria situazione coniugale e così compiere scelte autenticamente cristiane ed in linea con il Magistero della Chiesa.

Questo significa che tale discernimento previo, fugando ogni malintesa compassione e pregiudizio di nullità, avendo in comune con la fase giudiziale la ricerca della verità, può veramente essere di sostegno in un iter processuale, aiutando i coniugi a giungere al giudizio di nullità con uno spirito giusto ed evitando atteggiamenti esacerbati di conflittualità di coppia all’interno del processo, i quali andrebbero a scapito «sia della serena ricerca della verità sia, in definitiva, della stessa salus animarum delle parti coinvolte in giudizio» [3].

Accompagnamento e discernimento pregiudiziale come ausilio all’iter processuale

In questa indagine pregiudiziale, dunque, si intravede una forma di mediazione in cui vari soggetti (parroci, laici, religiosi, specialisti del diritto e responsabili della pastorale familiare) vengono interpellati, per raggiungere l’obiettivo generale di un accompagna­mento dei fedeli, volto, sia pure in modo non esclusivo, a rendere più accessibile, agile ed ecclesiale lo svolgimento di un eventuale processo canonico di nullità matrimoniale.

Tuttavia, sebbene l’obiettivo dell’indagine pregiudiziale precisato negli artt. 4 e 5 delle RP sia quello di raccogliere elementi utili per un eventuale iter processuale, al contempo essa può offrire ai fedeli un accompagnamento “discernente”, un uso sapiente della mediazione familiare e un ascolto competente e accurato, nonché capace di aiutare i fedeli che vivono situazioni coniugali di crisi o di fallimento coniugale a fare luce sulla propria vicenda, discernendo in modo meno soggettivo le responsabilità del fallimento del proprio matrimonio. Da questo discernimento, che pone grande attenzione alla singola storia, ai volti e alle persone, si potrà giungere a esiti differenti, che vanno dalla riconciliazione alla convalida di un matrimonio nullo oppure dalla separazione manente vinculo sino alla richiesta di nullità matrimoniale e, ove questa non fosse possibile, ad un integrazione pastorale e sacramentale all’interno della comunità diocesana.

Leggendo con attenzione le RP, inoltre, si evince che l’indagine pregiudiziale o pastorale, collaborando nell’ambito della pastorale matrimoniale diocesana, può divenire lo spazio ideale ove si può porre in essere un’attività di mediazione, di riconciliazione e di preparazione della domanda giudiziale possibilmente/eventualmente congiunta e così beneficiare anche del coinvolgimento effettivo della parte convenuta in giudizio, per una ricostruzione oggettiva della vicenda matrimoniale presa in esame. Il fulcro di questa nuova forma di mediazione, dunque, risiede nell’accoglienza e nel conoscere le persone per aiutarle a trovare il loro modo personale di superare una crisi, nel rispetto delle reciproche volontà, tanto più che non è un percorso antagonistico, tendendo, semmai, ad agevolare la riorganizzazione delle relazioni familiari.

Tuttavia, in questa mediazione, da non confondere con una terapia di coppia o familiare, si deve prevedere la presenza di entrambi i coniugi al fine di recuperare la famiglia in crisi o agevolare il perseguimento del favor veritatis (scopo cardine di un processo di nullità), cosi come di aiutare a promuovere rapporti sereni tra i coniugi, attenuando possibili conflittualità in un iter processuale, come previsto anche nell’art. 65 dell’Istruzione Dignitas connubii. Perciò, si può ben dire che questa mediazione prevista dal MIDI, da svolgersi prima di processo giudiziale, si pone come un utile ed opportuno aiuto «per evitare che i coniugi giungano al giudizio di nullità con uno spirito sbagliato esacerbando ed esasperando la conflittualità di coppia anche all’interno del processo, il tutto a scapito sia della serena ricerca della verità, sia, in definitiva, della stessa salus animarum delle parti coinvolte nel giudizio» [4].

L’indagine pregiudiziale o pastorale si pone, dunque, come un servizio-ponte tra la pastorale dell’accompagnamento delle situazioni coniugali difficili e l’operato dei tribunali ecclesiastici, favorendo, oltre che la ricerca della verità, anche feritoie dove far passare la luce della speranza per tante coppie e famiglie.

Favorire la serenità della coscienza e tutelare il sacramento del matrimonio

In tutto questo processo, si può cogliere come il compito della Chiesa e degli operatori della giustizia sia quello di fare tutto ciò che è possibile, attraverso il servizio di consulenza giuridico-canonico, per raggiungere la verità sul proprio matrimonio e per favorire la serenità di coscienza. Tutto questo però deve tutelare la dignità del sacramento del matrimonio così come presentato nella dottrina cristiana, senza dimenticare la dignità delle persone, le loro responsabilità dinanzi a scelte libere, con le conseguenze che ne derivano.

Ci sono infatti coniugi che ritengono nullo il loro matrimonio, mentre altri che riconoscono il fallimento della loro unione ma nello stesso tempo ritengono di averlo celebrato validamente, riconoscendone tutta la sua verità. Non bisogna quindi cadere nel rischio di suscitare nelle comunità e nei singoli attese illusorie e, allo stesso tempo, non bisogna nemmeno cadere nel pericolo che le opportune semplificazioni delle procedure ecclesiastiche provochino applicazioni sbrigative. Occorre infatti ricordare che la riforma delle cause di nullità matrimoniali, voluta da papa Francesco, ha confermato l’indole giudiziale (non amministrativa) di tale materia e non ha apportato modifiche sostanziali sui capi di nullità.

Tuttavia, resta fermo che l’attività servizio giuridico-pastorale debba ben armonizzarsi con l’attività dei tribunali ecclesiastici [5], in modo da avere cura dei fedeli che vivono situazioni di fragilità nelle varie fasi dell’accompagnamento e discernimento giuridico-pastorale prima, durante e dopo un iter processuale.

La norma canonica al servizio delle anime

Quanto sin qui riportato ci aiuta a comprendere come dinnanzi ad una crisi coniugale l’interesse del Legislatore universale, da un lato, resti quello di adoperarsi per favorire la riconciliazione tra i coniugi (ove possibile), ma dall’altro lato il Legislatore, avendo ben presente la complessità delle situazioni, richiede ai pastori e agli operatori della giustizia e della pastorale una maggiore cura delle persone ferite del fallimento matrimoniale.

Questa attenzione necessita di essere supportata nella comunità ecclesiale ed a vari livelli sostenuta, perché spesso il fallimento matrimoniale sconvolge l’assetto familiare, mentre la relazione genitoriale e filiale permane e si deve continuare a filare il legame costituito, sebbene sfilacciato, attraverso la certosina arte della “sarcitura” [6]. Pertanto, il diritto canonico mediante i suoi strumenti di mediazione e conciliazione, in modo particolare nella fase pregiudiziale, risultando compatibile con il carattere pubblicistico del processo di nullità matrimoniale, può essere di grande aiuto e consentire un approccio più pacifico al giudizio e permettere «una amministrazione della giustizia che sia il più possibile sensibile ai delicati valori umani che vengono in considerazione ed alla più generale esigenza di salvaguardare la comunione nell’ambito del popolo di Dio» [7].

Nondimeno, deve essere chiaro che la cura delle situazioni matrimoniali e familiari difficili non si può improvvisare e necessita di una particolare attenzione da parte di ogni Ordinario del luogo per favorire un intervento organico, specializzato e volto ad accogliere, accompagnare e prestare aiutare concreto alle famiglie in difficoltà, attraverso un servizio giuridico-pastorale adeguato che possa essere di aiuto anche nella fase giudiziale per supportare i fedeli a regolarizzare la loro posizione e restituire loro la pace interiore.

Altro compito di ogni Ordinario del luogo dovrà essere anche il promuovere cammini pastorali che mettano in comune le molteplici risorse personali, familiari e strutturali delle comunità per il bene dei fedeli e una loro piena integrazione nella Chiesa, apprendo cosi un possibile futuro oltre il fallimento matrimoniale, unitamente ad una pastorale del vincolo atta ad alimentare il desiderio di famiglia, sia dinnanzi ad una nullità matrimoniale riconosciuta (favorendo una fruttuosa celebrazione del nuovo matrimonio), sia dinnanzi alla situazione in cui la nullità non sia stata una via percorribile per mancanza di elementi utili oppure non sia stata riconosciuta dopo l’apposito iter processuale.

Bibliografia

[1] P. BUSELLI MONDIN, L’avvocato come accompagnatore, in “Apollinaris”, vol. XC (2017), pp. 102-113.

[2] «Ciò significa promuovere un rapporto più stretto tra gli organismi che curano la pastorale familiare e i tribunali ecclesiastici, superando divisione antiche e qualche pregiudizio» (P. PAVANELLO, I processi di nullità matrimoniale all’interno della sollecitudine pastorale della Chiesa. Proposte e prospettive alla luce del percorso sinodale, in “Credere Oggi”, vol. XXXV [2015], p. 103). Cfr. anche: E. TUPPUTI, La pastorale familiare e la pastorale giudiziale: un possibile incontro per annunciare la bellezza del vangelo della famiglia, in “Guttadauro”, vol. XXIV (2024), n. 1, pp. 123-142.

[3] M. FERRANTE, La mediazione nel nuovo processo matrimoniale canonico, in AA.VV., Mediazione familiare e diritto del minore alla bigenitoriaiità. Verso una riforma dell’affidamento condiviso, Torino, 2019, p. 197.

[4] Ibidem.

[5] Cfr. E. TUPPUTI, Il Tribunale della verità del vincolo a servizio della famiglie. Sfide e opportunità di collaborazione tra pastorale matrimoniale e tribunali ecclesiastici nella preparazione al matrimonio oggi, in “Studia Sancti Romuli”, vol. I (2023), pp. 63-100.

[6] «Il modello sarcitura mira alla ricostruzione delle relazioni a partire dalla loro trama dissolta e squarciata. Non si mettono le toppe, ma si ricuce attentamente la ferita. Si tratta di rintracciare i fili e ricreare la trama. Le posizioni, i legami e i loro significati sono al centro dell’attenzione in un’ottica che include nello spazio familiare figli, genitori, nonni per garantire una tessitura inter e trans generazionale» (C. ARCIDIACONO – G.F. BRAVO, Legami resistenti. La clinica familiare nel contesto istituzionale, Milano, 2009, p. 220.

[7] P. MONETA, Composizione amichevole della lite e processo matrimoniale, in J.E. AVILA – C. GNAZI (a cura di), Matrimonium et ius. Studi in onore del prof. Sebastiano Villeggiante, Città del Vaticano, 2006, p. 324.

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

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Immagine di Emanuele Tupputi

Emanuele Tupputi

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