Sarà presentato ufficialmente a Roma il volume della Lex Ecclesiae Fundamentalis

Il 27 marzo nella sala San Pio X la presentazione del volume a Roma

Sarà presentato ufficialmente il 27 marzo prossimo il neo volume della Lex Ecclesiae Fundamentalis, edito dalla Lev che ha visto la luce dopo anni di dibattito e incertezze, soprattutto nel contesto conciliare e tra gli anni 60 e 70 del Novecento. Avevamo largamente dato spazio a questa notizia e siamo stati i primi a farlo, anche con una lunga intervista al professor Daniel Cenalmor Palanca, docente di Diritto Costituzionale Canonico della Facoltà di diritto canonico dell’Università di Navarra, il quale per diversi anni ha generosamente lavorato alla preparazione di quest’opera QUI e QUI.

La presentazione a Roma si svolgerà presso la sala San Pio X a via dell’Ospedale 1. A presentare il volume saranno: S.E.R. Mons. Juan I. Arrieta, Segretario del Dicastero per i Testi Legislativi, il prof. em. Helmuth Pree, Ludwig-Maximilians, Universität München, il già citato prof. Daniel Cenalmor Palanca, Universidad de Navarra e la prof.ssa Geraldina Boni, Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna, già vincitrice del premio Vox Canonica 2024, alla quale abbiamo anche chiesto di darci un suo autorevole commento.

Prof.ssa Boni, cosa può dirci di questo volume che sarà presentato prossimamente?

 “Il volume che verrà presentato il 27 marzo 2026 era da tempo auspicato e desiderato da molti. I promotori e i realizzatori di questa meritevole iniziativa non credo siano stati mossi da nostalgie o rimpianti, e neppure nutrano recondite speranze per una ripresa imminente dei lavori sulla Lex Ecclesiae Fundamentalis in vista di una rapida promulgazione da parte del regnante Romano Pontefice. L’importante impresa compiuta risponde invece, anzitutto, a un’esigenza di verità, in quanto, come noto, le vicissitudini della redazione di questo progetto sono state sovente costellate da malintesi e fraintendimenti: e, comunque, alcune fasi redazionali erano parzialmente oscure.

Grazie all’opera di raccolta e di riordinamento della documentazione, monumentale e insieme certosina nel vaglio accuratamente effettuato in un mare magnum di faldoni, dossier e carteggi, nonché attraverso gli utilissimi allegati finali, è pertanto possibile oggi applicarsi, con rinvigorita lena e con animo libero da preconcetti, a compulsare quella straordinaria officina che attese all’elaborazione della Lex Ecclesiae Fundamentalis: mirando, con uno sforzo che ora si comprende pienamente quanto sia stato, al di fuori di ogni iperbole, «enorme» e «immane» – come ricordano monsignor Iannone e monsignor Arrieta nella Presentazione –, a convertire soprattutto il magistero conciliare (ma non solo) in canoni che intagliassero «le conseguenze giuridiche, nell’ordine sociale della Chiesa, relative alla comune condizione del battezzato, o all’autorità affidata ai Pastori, la struttura delle comunità cristiane, gli elementi essenziali dei sacramenti, e così via». Questo sforzo è adesso ricostruito con una precisione encomiabile e con un rigore metodologico esemplare: rendendo finalmente onore a chi allora si dedicò con slancio, dedizione e abnegazione a un’impresa pionieristica eppure, al contempo, ben radicata nella Tradizione.

L’importanza del diritto costituzionale della Chiesa

Ma, a mio avviso, un pregio addizionale e non secondario di tale pubblicazione risiede nel suo riaccendere i riflettori, a dispetto di ogni scetticismo e ostracismo, sul diritto costituzionale della Chiesa, sul quale forse si è conservato troppo a lungo un improvvido silenzio: quello stesso snodo cruciale su cui si sono industriati coloro che si cimentarono alacremente sul progetto della Lex Ecclesiae Fundamentalis. Sono infatti convinta che il diritto costituzionale canonico debba tornare decisamente al centro dell’investigazione dei giuristi. Esso, del resto, non può che essere implicito e sotteso a ogni problema giuridico da affrontarsi nella società ecclesiale odierna, con tutti i gangli che si mirano a sciogliere: e mi riferisco non solo a quelli puramente canonistici, ma anche a quelli che s’addentrano nelle relazioni tra lo ius Ecclesiae e i diritti secolari, i quali generalmente, e con un’evidenza crescente, rimandano inevitabilmente ai fondamenti costituzionali.

Al proposito, in quest’accumulo di riflessione intorno alla Lex Ecclesiae Fundamentalis si scoprirà una fucina ricchissima di intuizioni e di sperimentazioni che sarebbe dissennato dilapidare: proprio perciò si auspica che il volume in questione possa catalizzare di nuovo su simili orizzonti, tutt’altro che di facile individuazione e focalizzazione ma assolutamente non eludibili nella Chiesa contemporanea, uno studio corale serio e propositivo, anche nell’ottica di quella sinodalità oggi tanto esaltata. Insomma, a sessant’anni dalla ʻseminaʼ conciliare che ha potuto lentamente allignare nella Chiesa, nonché a quaranta dall’abbandono di quel generoso tentativo di ingegneria costituzionale sedimentatosi negli schemi della Lex Ecclesiae Fundamentalis, placatisi oramai i dissidi e gli scontri, si potrà aprire la strada a una collaborazione che veda cospirare largamente la scienza canonistica: ovviamente, peraltro, altresì in un ripristinato e responsabile impegno congiunto con la teologia.

Un imprescindibile collegamento

Ma non meno significativo, mi pare, sarebbe pure il terreno di collegamento che, su queste tematiche, si potrebbe consolidare con i cultori dei diritti secolari, da quelli nazionali a quello internazionale, ove, come risaputo, assumono sempre più rilievo il riconoscimento e la promozione di principi direttivi e valori che, seppur chiaramente non sovrapponibili, segnano sintomatici punti di contatto con alcuni di quelli che sono altresì i capisaldi dello ius constitutivum della Chiesa: il retto esercizio e i limiti del potere, il rapporto equilibrato tra quello centrale e di vertice con le ʻperiferieʼ, ovvero la salvaguardia dei diritti della persona-fedele, nonché gli strumenti per un’efficace tutela del singolo, ma anche delle associazioni, nelle loro inalienabili e inviolabili spettanze, dinanzi agli apparati di governo ai diversi livelli, se vogliamo menzionarne qualcuno. Che sono poi, al fondo, i ʻcroceviaʼ per antonomasia del diritto costituzionale, i quali, sia pur – va sottolineato ancora – con fisionomie e caratteri in alcun modo superficialmente omologabili né uniformabili, attraversano tutti i sistemi giuridici”.

 

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Immagine di Rosario Vitale

Rosario Vitale

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