Immaturità noogena e nullità matrimoniale. Una nuova via giurisprudenziale della Rota Romana (2° pt.)

Luca Alinari, autoritratto, olio su tela, Galleria degli Uffizi

Immaturità noogena o mancanza di valori e nullità matrimoniale

Continuiamo con la trattazione circa l’immaturità noogena di cui abbiamo già trattato QUI. Alla luce della concezione frankliana delle nevrosi noogene, della modifica della nozione di matrimonio nella sfera antropologico-filosofica e antropologico-morale e della diffusa mancanza di valori in una società sempre più secolarizzata, stordita da messaggi superficiali e provvisori, mons. Elerbach, Prelato della Rota Romana ha considerato il concetto di immaturità noogena (cfr. sentenza del 9 febbraio 2017, n. 6) in stretta relazione con l’esistenza di una vera forma di anomalia psicologica, che può essere diagnosticata solo con l’ausilio di un perito, possibilmente formato alla scuola del dott. Frankl o logoterapia.

Mons. Elerbach nel puntualizzare come deve essere intesa e trattata l’immaturità noegena precisa che non si tratta di «una forma particolare di immaturità psico-affettiva che comporta un’estensione dell’applicazione del can. 1095, nn. 2-3 a fattispecie non conosciute fino ad adesso» [1]; ma «l’immaturità noogena è sostanzialmente una fattispecie dell’immaturità psico-affettiva» [2]. Da ciò si evince che non si dà «un’anomalia autonoma di ordine meramente noogeno, cioè senza ripercussione nella dimensione psichica» [3]. Poi mons. Elerbach precisa che l’immaturità noogena è simile, non uguale, ai disturbi di personalità stigmatizzati a causa della mancanza di valori, come il Disturbo Antisociale di Personalità o la Immoralità costituzionale [4]; inoltre la mancanza di valori deve essere causa e non solo effetto [5].

Pertanto «l’immaturità noogena, per essere tale, deve possedere necessariamente due componenti: una noogena e una strettamente psichica; diversamente, si ricade in una problematica sic et simpliciter noetica  o in una immaturità psico-affettiva comune [cioè tipicamente psichica, che non ha una componente noetica]» [6]. Tutto ciò, afferma il giudice Elerbach implica e richiama l’importanza del perito [7] il quale nell’espletare il suo munus egli si deve attenere alle indicazioni dell’art. 209 dell’istruzione Dignitas connubii, tenendo conto della «distinzione tra criterio statico (la anomalia in sé, nel contesto ovviamente del suo portatore) e criterio relazionale (l’impatto della anomalia sul portatore in relazione al suo matrimonio)» [8].

Rapporto tra perito e giudice nella verifica di una immaturità noogena

Per quanto concerne l’immaturità noogena, il perito dovrà avvalorare scientificamente se un fenomeno culturale ha influenzato la dimensione spirituale o noetica della parti interessate, e se ha cagionato in loro una crisi di senso esistenziale o di valori. Oltre a ciò, tale professionista dovrà comprovare se questa crisi spirituale o noetica (causa) ha perturbato la struttura psicofisica di una persona e se le ha causato una nevrosi noogena (effetto).

Successivamente, se il perito psicologo o psichiatra (possibilmente logoterapeuta) «verifica una nevrosi noogena in uno o entrambi i contraenti; se, in modo critico, il giudice ritiene che la perizia concorda con gli atti e con gli altri elementi di prova della causa e, su questa base, possiede la certezza morale che questa nevrosi noogena ha intaccato gravemente la capacità conoscitiva di uno o entrambi contraenti e abbia causato loro un’incapacità per contrarre matrimonio (can. 1095, n. 2); allora, il tribunale – crediamo – deve dichiarare la nullità del matrimonio per grave difetto di discrezione di giudizio riguardo ai diritti e ai doveri essenziali del matrimonio secondo il canone 1095, n. 2 (cioè, quella che abbiamo denominato incapacità di origine culturale)» [9].

In questo processo di valutazione, sarà molto importante che il collegio dei giudici tenga sempre in debito conto, oltre il voto peritale, anche l’aspetto esistenziale delle parti o di una delle parti, cioè quello che Frankl chiama dimensione spirituale o noetica della persona, al fine di emettere una sentenza che sia giusta. A tal riguardo è stato sapientemente osservato che: «per rilevare tali fattori di ordine antropologico (“immaturitas noetica”, o sotto il profilo della sua causa “immaturitas noogena”) è necessaria una valutazione giuridica ed antropologica cristiana» [10].

Conclusione e prospettiva

In una società in cui non si può non constatare la presenza sempre più di situazioni anomale, in alcuni matrimoni, che non derivano tanto da una immaturità psicologica in senso stretto, quando da una concezione della vita e del matrimonio totalmente lontana dalla concezione cristiana e naturale dello stesso, la nozione di immaturità noogena appare una nuova significativa via per un eventuale incapacità provocata dalla cultura occidentale contemporanea, ma non si può non tenere conto che per arrivare a ciò  ci vuole una maggiore recezione della giurisprudenza rotale e una formazione di periti logoterapeutici e di operatori della giustizia.

Pertanto la nuova linea giurisprudenziale inaugurata (condivisibile) può aprire ad una nuova prospettiva, ma non nel senso di rendere più facile una dichiarazione di nullità matrimoniale, anche perché nelle prime sentenze rotali su tale immaturità viene richiesto l’ausilio della prova peritale, ma di una maggiore consapevolezza che il diritto canonico può dare all’azione pastorale che deve maggiormente agire per prevenire una mentalità mondana circa l’istituto canonico del matrimonio. A tal riguardo ciò che si evidenza con la nevrosi noogena e che essa pare essere tipica della nostra società occidentale che spesso veicola una nozione di matrimonio aliena da quella cristiana e del diritto naturale, generando nel singolo, ad un certo punto della sua vita, un grave disagio psichico che può incidere sull’essenza naturale del matrimonio, circostanza davanti alla quali i pastori non possono restare inerti spettatori.

Inoltre questa nuova via avviata circa l’immaturità noogena, sebbene richieda una maggiore attenzione, un accurato approfondimento e un maggiore riconoscimento da parte della giurisprudenza rotale, pone in evidenza, da una parte, l’urgenza da parte dei pastori di poter cercare rimedi per prevenire tale immaturità di origine culturale. Dall’altra, infine, una maggiore sinergia tra tribunali ecclesiastici e attività pastorale per poter cogliere meglio le problematicità del matrimonio, come una sfida proattiva, al fine di sollecitare un maggiore sforzo pastorale di evangelizzazione delle nuove generazioni di fedeli che alimenti in loro un vero desiderio di famiglia secondo il disegno del Creatore.

Note

[1] G. Erlebach, Algunas notas sobre el concepto de inmadurez noógena, 266.

[2] Ibidem, 281.

[3] Ibidem, 283.

[4] Cfr. Ibidem, 284-286.

[5] Cfr. Ibidem, 288.

[6] Ibidem, 286-287.

[7] Cfr. Ibidem, 289-290.

[8] Ibidem, 279.

[9] S. Frías, Incapacità di origine culturale. Un commento alla sentenza coram Salvatori del 7 maggio 2020, 261.

[10] G. Bertolini, Immaturità psico-affettiva e matrimonio sacramento alla prova dell’età postmoderna, in H. Franceschi – M.A. Ortiz (eds.), Ius et Matimonium III. Temi di diritto matrimoniale e processuale canonico, Roma, Edusc, 2020, 107.

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

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Emanuele Tupputi

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