Sinodalità nuovo dinamismo, recensione del libro del Vescovo Nikola Eterović

La copertina del testo di Nikola Eterović, foto @VoxCanonica

 

Vox Canonica riflette sul tema della sinodalità nella Chiesa, tema sempre attuale e che ci permette di analizzare meglio molte delle questioni ancora aperte.

Per questo proponiamo la lettura di una monografia del Vescovo Nikola Eterović, dal titolo: Sinodalità nuovo dinamismo, proposte per un ulteriore sviluppo del Sinodo dei Vescovi, Lev, Città del Vaticano 2017. 

 

La monografia in oggetto, scritta dal Vescovo Nikola Eterović, a lungo Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, e dal 2013 Nunzio Apostolico in Germania, è il frutto di una conferenza che lo stesso ha tenuto al CCEE, (Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa) in occasione dell’annuale incontro, sul tema: Anno della misericordia – Esperienze di Solidarietà. 

Il testo (88 pagine), segue una linea direttrice molto chiara, ovvero che la dimensione sinodale della Chiesa è strettamente collegata con le due categorie fondamentali della Comunione e  della Collegialità.

Il primo capitolo inizia specificando che la finalità della sinodalità consiste nel rafforzare la comunione nella Chiesa, che pur essendo gerarchica, viene comunque partecipata da tutti, ognuno nel suo modo partecipa della comunione con la Chiesa. Per comunione viene specificato, non si intende un certo vago “sentimento”, ma una realtà organica, che richiede una forma giuridica e che è allo stesso tempo animata dalla carità. In tutti i documenti del Concilio Vaticano II, il fil rouge che lega tutto è l’ecclesiologia di comunione, quest’ultima è presentata come il vero fondamento sacramentale della collegialità episcopale, di cui parla anche il CIC nei canoni 336-341.

La sinodalità, il cui termine non si trova letteralmente nella Bibbia, ma del quale se ne possono ravvisare aspetti cristologici e pneumatologici, deve pertanto orientare all’incontro, includere la discussione, favorire il dialogo sui singoli tempi allo scopo di maturare il consenso di tutti o del numero più elevato di persone che rappresentano, o dell’intera comunità. 

Il Capitolo II, descrive lo sviluppo della sinodalità nella Chiesa. Dal Concilio di Gerusalemme, citato nella Bibbia, alla Didachè, ai 21 Concili Ecumenici che via via si sono succeduti nella storia. Bisogna però distinguere non solo il ruolo che questi hanno avuto nella storia, ma come e perché vi sia stata la necessità di normarli e suddividerli. Negli ultimi 50 anni, vi è stata una sistematica organizzazione delle istituzioni di natura sinodale: Chiese particolari (Consiglio episcopale, presbiterale, pastorale diocesano e parrocchiale, collegio dei Consultori, Capitolo dei canonici), Provincie (Concili particolari), Regioni Ecclesiastiche (Concili regionali o plenari), Chiesa Universale (Conferenze episcopali, Sinodo dei Vescovi, Concili ecumenici, Curia romana, Collegio dei Cardinali).

La comunione, la collegialità e la sinodalità si realizzano in modo peculiare nei Concili ecumenici e nei Sinodi dei Vescovi, i quali sono secondo quanto afferma papa Giovanni Paolo II: “Un’espressione e uno strumento particolarmente fecondo della collegialità dei vescovi”. Il testo continua citando vari documenti che trattano il tema della sinodalità: Christus Dominus, Ad Gentes, Apostolica Sollicitudo, Ordo Synodi Episcoporum. 

Il capitolo III tratta della natura del Sinodo dei Vescovi, partendo dalla lettera apostolica, Apostolica Sollicitudo (15 settembre 1965) di Paolo VI, con la quale si istituivano i suddetti, e menziona i canoni 342-348 dedicati al Sinodo, si accenna anche alla differenza tra l’Assemblea Generale Ordinaria, l’Assemblea Generale Straordinaria e l’Assemblea Speciale. 

Nel capitolo IV  si sottolinea che mentre al termine del Concilio Vaticano II la dimensione sinodale era vissuta con grande interesse e partecipazione, adesso si percepisce una certa “stanchezza”, per tali motivi, l’autore, cerca di tracciare delle proposte per un miglioramento della sinodalità a livello di Chiesa Universale. Un primo cambiamento proposto è il potenziamento dell’attuale Assemblea Generale Straordinaria, e far si che quest’ultima diventi ordinaria e si possa svolgere annualmente. 

L’Assemblea Generale Ordinaria cambierebbe nome in Assemblea Ordinaria e si continuerebbe a svolgere ogni 3 o 5 anni (a seconda dalle necessità), mentre quella Speciale continuerebbe ogni 10/15 anni in fase continentale, e non solamente da celebrarsi a Roma, bensì facendo in modo che si possano celebrare nel rispettivo continente, la presenza del Vescovo di Roma si potrebbe limitare alla sola chiusura dell’Assise che sarebbe presieduta da uno o più delegati papali. Per migliorare il coordinamento delle attività sarebbe anche auspicabile, si legge, che la Segreteria del Sinodo e il Collegio dei Cardinali possano rafforzare la loro collaborazione; il testo fa un’ulteriore salto, specificando che se anche le norme canoniche non lo escludono, l’Assemblea Sinodale potrebbe anche avere potere deliberativo, ciò non andrebbe ad intaccare la natura consultiva dello stesso. 

In conclusione, la monografia in esame, molto ben strutturata e fruibile al lettore, offre delle considerazioni che a mio avviso sono preziose per favorire un ulteriore sviluppo della sinodalità della Chiesa Universale, nel contesto della comunione ecclesiale e della collegialità episcopale. Emerge come il presente studio: “contribuisca alla idea del Santo Padre di potenziamento del cammino d’insieme di laici, pastori, Vescovi e Vescovo di Roma, per edificare una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare è più che sentire, facendo si che il Sinodo dei Vescovi, possa diventare il punto di convergenza di questo dinamismo di ascolto a tutti i livelli”. 

 

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Rosario Vitale

Rosario Vitale

Lascia un commento

Iscriviti alla Newsletter