Una dimensione concettuale per una riflessione giuridica sull’Ordinamento della Chiesa e l’Ecologia

Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Estasi di San Francesco, 1594 – 1595, Olio su tela, 92,5×128,4 cm, Hartford, Wadsworth Atheneume

Questioni prodromiche: ambiente e religione

La tutela dell’ambiente non può essere considerata esclusivamente sotto il profilo tecnico-scientifico o economico. Essa coinvolge infatti la società e il diritto, incidendo sui processi costituenti e sulle riforme legislative. Il rapporto tra religione e diritto costituisce, a sua volta, un dato storico e culturale rilevante, che ha influenzato tradizioni giuridiche e sistemi occidentali, soprattutto attraverso il patrimonio valoriale delle religioni monoteiste. Queste hanno contribuito alla costruzione di un modello ecologico fondato sul primato della persona umana e sulla responsabilità nei confronti del creato [1]. Il rapporto tra religione e ambiente assume oggi una particolare rilevanza anche quale proiezione collettiva della libertà religiosa. Le religioni partecipano infatti alla sfera pubblica attraverso iniziative di sensibilizzazione e di tutela dei diritti umani e ambientali [2].

Nelle religioni abramitiche il concetto di natura si collega a quello di creazione. La teologia biblica presenta il mondo come prodotto del libero volere di Dio e assegna all’uomo una posizione peculiare, dalla quale deriva non un dominio assoluto, ma una responsabilità di custodia. Il comando biblico è espresso in Gen. 1,28: «e Dio benedisse l’uomo e la donna e disse loro: “siate fecondi, moltiplicatevi, riempite la terra e governatela e sorvegliate sui pesci del mare, gli uccelli del cielo, e su ogni essere vivente che è sulla terra”». Nella tradizione ebraica, l’ambiente è concepito attraverso una rete di relazioni: tra Dio e l’uomo, tra l’uomo e il creato e tra l’uomo e il prossimo. La finitezza dei beni naturali costituisce un limite che l’essere umano non può ignorare.

In ambito cattolico, il rapporto tra ambiente, persona e fede trova una significativa espressione nella dottrina sociale della Chiesa e, soprattutto, nell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, che propone una concezione integrale della questione ecologica, rivolta a credenti e non credenti. La salvaguardia della casa comune viene così posta all’interno di una responsabilità condivisa [3].

La Chiesa cattolica e la tutela dell’ambiente: la Laudato si’ come Magna Carta

La difesa del creato e l’uso equilibrato delle risorse naturali sono temi presenti da tempo nel Magistero cattolico. Una trattazione maggiormente sistematica si sviluppa soprattutto con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Il concetto di ambiente viene progressivamente collegato alla qualità della vita e alla dignità della persona. Anche la Corte costituzionale italiana ha riconosciuto l’ambiente come valore costituzionale, qualificandolo non come materia in senso stretto, ma come materia trasversale [4]. Giovanni Paolo II ha contribuito a riportare la questione ecologica nell’ambito dell’etica cristiana. Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1990, Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato, ha posto in relazione pace, persona e ambiente. Benedetto XVI ha successivamente sviluppato il tema dell’«ecologia integrale», insistendo sulla necessità di superare modelli di sviluppo incapaci di rispettare l’ambiente.

La Conferenza di Rio del 1992 ha rappresentato un momento fondamentale nel processo internazionale di elaborazione del concetto di sviluppo sostenibile. La Santa Sede vi ha partecipato sottolineando la necessità di conciliare la tutela dell’ambiente con il diritto allo sviluppo e con una più equa distribuzione delle ricchezze tra popoli e generazioni. Il rapporto Brundtland del 1987 aveva già posto le basi concettuali dello sviluppo sostenibile [5]. In tale prospettiva, la Chiesa ha insistito sul carattere antropologico della tutela ambientale: la persona umana, la sua dignità e il suo sviluppo integrale costituiscono il punto di riferimento delle politiche ambientali. Giovanni Paolo II ha parlato della responsabilità dell’uomo nel «coltivare e custodire il giardino del mondo», estendendola anche alle generazioni future.

Benedetto XVI, nella Caritas in Veritate, ha proposto una rinnovata «ecologia umana», sottolineando che «il libro della natura è uno e indivisibile» e che il degrado della natura è connesso alla cultura che modella la convivenza umana [6]. Con Francesco, nel 2015, la Laudato si’ assume un valore paradigmatico. Essa può essere definita, nel contesto ecclesiale, una vera e propria Magna Carta dell’ecologia e dei diritti ambientali, destinata a produrre conseguenze anche sul piano politico e giuridico. Il nucleo della proposta di Francesco è il superamento dell’antropocentrismo autoreferenziale. L’uomo, creato a immagine di Dio, non può dedurre da ciò un dominio assoluto sulle altre creature. Egli è chiamato piuttosto a «coltivare e custodire il giardino» (cfr. Gen. 2,15). La responsabilità ecologica diviene così espressione di amore verso il prossimo e di rispetto della dignità umana. L’Enciclica invita a una vera «conversione ecologica», fondata su un nuovo stile di vita e sulla consapevolezza che la natura costituisce un «libro» attraverso il quale Dio comunica la propria bellezza e bontà. I verbi «custodire» e «coltivare» diventano quindi paradigmi della sostenibilità.

L’ecologia integrale comprende le dimensioni ambientale, umana e sociale. Essa richiede dialogo, processi decisionali trasparenti e una coscienza formata e responsabile. In questa prospettiva, sviluppo sostenibile ed ecologia integrale risultano concetti profondamente affini.

I principali punti di riferimento dell’ecologia integrale possono essere individuati nel debito ecologico, nel diritto al clima, nel diritto all’acqua e nella tutela della biodiversità. Il debito ecologico evidenzia soprattutto le responsabilità dei Paesi sviluppati nei confronti dei Paesi più poveri. Il cambiamento climatico colpisce infatti in misura maggiore coloro che dispongono di minori risorse. La tutela della biodiversità completa il quadro, nella consapevolezza che la perdita delle specie costituisce una perdita irreversibile per l’intera umanità.

Transizione ecologica integrale e pluralismo etico-religioso

La sensibilità ecologica non nasce esclusivamente con Laudato si’. Il Magistero pontificio aveva già sviluppato progressivamente tale tematica. Giovanni XXIII, con Pacem in terris, si rivolse non soltanto al mondo cattolico, ma anche «a tutti gli uomini di buona volontà» [7]. Paolo VI, nel 1971, denunciò lo sfruttamento incontrollato della natura, definendolo «una conseguenza drammatica» dell’attività umana e affermando: «Attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione» [8]. Giovanni Paolo II parlò successivamente di «conversione ecologica globale» e richiamò la necessità di salvaguardare le condizioni morali di un’autentica ecologia umana.

Benedetto XVI insistette sulla necessità di «eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente» [9]. Il Magistero considera dunque inseparabili la salvaguardia del creato e quella della persona. Non sarebbe possibile tutelare efficacemente i diritti umani se venissero meno condizioni fondamentali quali acqua e aria pulite, flora e fauna sane. Il diritto è pertanto chiamato a sviluppare strumenti di tutela dell’ambiente e, parallelamente, a considerare il dovere intergenerazionale di consegnare ai posteri un pianeta migliore.

In questo quadro emerge anche il tema dell’estensione della soggettività giuridica agli animali e, più radicalmente, agli elementi naturali. L’esempio della Costituzione dell’Ecuador, che riconosce alla Pacha Mama diritti relativi alla propria esistenza e alla rigenerazione dei cicli vitali (art. 71), mostra la progressiva evoluzione delle categorie giuridiche. La transizione ecologica non può tuttavia essere affidata esclusivamente alle istituzioni pubbliche. Essa richiede la collaborazione di associazioni, gruppi sociali, movimenti e formazioni etico-religiose. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite rappresenta, in tale prospettiva, un possibile terreno di collaborazione, soprattutto negli ambiti dell’ambiente e dell’alimentazione, delle comunità inclusive e dello sviluppo umano e tecnologico.

Le religioni possono offrire motivazioni etiche e spirituali capaci di sostenere un nuovo modello culturale di sviluppo integrale, fondato sul rispetto degli esseri viventi, sull’uso responsabile delle risorse e sulla solidarietà. Francesco, nella Laudato si’, richiama infatti le religioni a un dialogo orientato «alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità».

L’impegno dell’ecclesialità alla luce della Laudato si’

Gli enti ecclesiastici, valorizzando la propria identità e finalità istituzionale, possono contribuire alla diffusione dei principi dell’ecologia integrale anche attraverso attività sociali, culturali ed economiche sottoposte al diritto comune. L’ecologia integrale non coincide con una generica sensibilità «verde», ma rappresenta un approccio ai sistemi complessi che mette al centro le relazioni tra le singole parti e il tutto.

Essa comprende quindi non soltanto riscaldamento globale, inquinamento, esaurimento delle risorse e deforestazione, ma anche la vivibilità degli spazi urbani, le relazioni sociali e istituzionali e il rapporto dell’uomo con il proprio corpo. Si può così parlare di una vera «ecologia sociale» [10]. Le attività ecclesiali di sensibilizzazione possono affiancarsi a quelle di gruppi e movimenti impegnati nella tutela dell’ambiente. Il pluralismo etico e religioso consente infatti una collaborazione fondata su valori condivisi, senza eliminare le differenti identità. In tale prospettiva assumono rilievo l’autonomia e l’identità spirituale degli enti ecclesiastici, riconosciute dall’ordinamento italiano, nonché il principio di sussidiarietà di cui all’art. 118, quarto comma, Cost. La pluralità delle formazioni sociali costituisce una risorsa per il perseguimento del bene comune.

La libertà religiosa, inoltre, è strettamente collegata alla libertà di coscienza, pensiero, credo e convinzione. L’art. 9 CEDU tutela unitariamente la «libertà di pensiero, di coscienza e di religione», mentre l’art. 22 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea afferma che «L’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica». Da ciò deriva la possibilità di una cooperazione tra confessioni religiose, istituzioni pubbliche e formazioni sociali, nel rispetto delle reciproche autonomie. Il diritto canonico e il diritto ecclesiastico possono offrire, in questo campo, categorie particolarmente utili, proprio perché abituati a studiare il rapporto tra religione e politica, etica e diritto, coscienza e società, individualità e pluralismo.

Per una dimensione concettuale della riflessione giuridica

La questione ambientale si presenta come una realtà multidisciplinare, interdisciplinare e transdisciplinare. Anche il diritto canonico può inserirsi in questo dialogo, soprattutto perché la tradizione ecclesiale possiede una particolare esperienza nel rapporto tra diversi ordini normativi. La riflessione proposta non intende elaborare una soluzione dogmatica definitiva, ma delineare una teoria generale del diritto applicabile a un paradigma in fieri. I principi fondamentali del diritto ambientale – prevenzione, correzione, precauzione e sviluppo sostenibile – possono costituire elementi di riferimento per una progressiva elaborazione canonistica. L’obiettivo è dare forma istituzionale alla dimensione relazionale propria dell’«ecologia integrale», secondo la prospettiva indicata da Francesco al n. 137 della Laudato si’. Il rapporto diritto-ambiente comunica con pratiche collettive valoriali, etiche, religiose, culturali e giuridiche. In questo senso, la tradizione ecclesiale presenta una particolare connaturalità con i valori posti alla base del diritto ambientale.

La Scrittura costituisce il primo archetipo di tale rapporto. Isaia descrive la terra come «profanata dai suoi abitanti» a causa della trasgressione della legge e dell’alleanza (Is 24,4-6). La crisi ambientale viene così letta come conseguenza della frattura del rapporto tra uomo, Dio e creato.

La medesima unità viene ripresa da Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus, ove diritti umani e ambiente sono posti in relazione. L’Enciclica richiama l’esigenza di tutelare l’«oecologiae humanae» e osserva che «l’uomo […] a se stesso a Deo datus est», dovendo rispettare la propria struttura naturale e morale. La riflessione teologica e patristico-medievale ha sviluppato ulteriormente la dimensione relazionale tra uomo e natura. Nel Magistero contemporaneo tale impostazione si traduce nella responsabilità dell’uomo verso il creato, nella comunione e nella solidarietà.

In questo senso, risultano significativi anche i cann. 214 e 215 CIC e 17-18 CCEO, relativi alla dimensione comunitaria e alla libertà dei fedeli, nonché i cann. 209 CIC e 12 CCEO, relativi alla Communio. La solidarietà viene efficacemente rappresentata dal «poliedro», modello nel quale le diverse parti conservano la propria originalità pur concorrendo all’unità: «il modello è il poliedro, che la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità». L’ordinamento della Chiesa, dunque, può essere letto attraverso la categoria della Communio, ma anche attraverso quella della communicatio: dalla fondazione di uno jus Communionis si può giungere all’orizzonte di un ordo communicationis, nel quale il diritto diviene strumento di relazione e cooperazione.

Una riflessione sulla legge vigente

Il Codice di diritto canonico non contiene una disciplina organica specificamente dedicata al diritto ambientale. Tuttavia, ciò non esclude la possibilità di rinvenire nella legislazione vigente principi e norme suscettibili di essere valorizzati in tale prospettiva. L’interpretazione canonica deve infatti tener conto del can. 17 CIC e della necessità di comprendere la norma nella sua realtà concreta. Benedetto XVI, nel discorso alla Rota Romana del 21 gennaio 2012, ha ricordato che l’interpretazione secondo il can. 17 «non è più un mero esercizio logico», ma richiede «un autentico contatto con la realtà complessiva della Chiesa, che consente di penetrare nel vero senso della lettera della legge».

Da questa prospettiva è possibile individuare, nell’ordinamento canonico vigente, una serie di norme che possono contribuire alla costruzione di un sistema dinamico di diritto ambientale canonico. La nozione di ambiente può essere ricondotta, secondo la dottrina richiamata nel testo, alla categoria della universitas rerum di cui al can. 115 § 3 CIC, prospettiva che potrebbe consentire di configurare l’ambiente come centro autonomo di imputazione giuridica. Particolare rilievo assume il ruolo dei fedeli laici, anche alla luce dei cann. 327 e 713 § 2 CIC e del can. 563 § 1, n. 2 CCEO. L’impegno ecologico può inoltre essere collegato al munus docendi: i cann. 747 § 2 e 595 CCEO riguardano le competenze dell’intera Chiesa; i cann. 768 § 1 CIC e 616 CCEO incidono sui contenuti della predicazione; i cann. 795 CIC e 628-629 CCEO riguardano le finalità educative.

Anche i cann. 223 CIC e 26 CCEO, relativi all’esercizio dei diritti e alla necessità di tener conto del bene comune e dei diritti altrui, possono essere letti in relazione alla tutela dell’ambiente. Infine, il diritto penale canonico potrebbe offrire ulteriori strumenti. Il «nativum et proprium Ecclesiae ius est christifideles poenalibus sanctionibus coercendi qui delicta commiserint» (can. 1311 § 1 CIC), unitamente al can. 1399 CIC, potrebbe consentire, secondo la prospettiva proposta, di considerare anche condotte gravemente lesive dell’ambiente mediante il ricorso alla canonizzazione delle leggi civili prevista dal can. 22 CIC e, per il CCEO, dal can. 1504.

Conclusioni

La questione ambientale ha ormai superato i confini della tecnica e dell’economia, divenendo una fondamentale questione antropologica, etica e giuridica. La Laudato si’ rappresenta, nella prospettiva proposta, la Magna Carta dell’ecologia integrale, ponendo in stretta relazione tutela del creato, dignità della persona, giustizia sociale e responsabilità verso le generazioni future. Il passaggio decisivo è quello dall’antropocentrismo autoreferenziale alla responsabilità della custodia. La cura della casa comune non costituisce quindi un tema marginale rispetto alla missione ecclesiale, ma può essere ricondotta alla dimensione della Communio, della solidarietà e della responsabilità verso il bene comune.

La transizione ecologica richiede una collaborazione tra diritto, istituzioni, religioni e formazioni sociali. Il pluralismo etico-religioso, lungi dal rappresentare un ostacolo, può diventare uno spazio di cooperazione per la costruzione di modelli di sviluppo realmente integrali. Per l’ordinamento canonico si apre pertanto un paradigma in fieri: pur in assenza di una disciplina codiciale organica dell’ambiente, numerosi principi e istituti già presenti nel sistema possono essere valorizzati in una prospettiva di tutela del creato. L’obiettivo non è semplicemente costruire un nuovo settore normativo, ma ripensare il rapporto tra persona, comunità, diritto e ambiente secondo una logica relazionale. Come ricorda Francesco nella Laudato si’, n. 229: «Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena essere buoni e onesti». La custodia del creato diviene così un compito comune, nel quale «Terra e cielo: unici per tutte e tutti».

*L’articolo è tratto da uno studio più ampio: C.Lanni, Ordinamento della Chiesa ed Ecologia. Dimensione concettuale per una riflessione giuridica, in Sapere Giuridico, Vol. IV/2 (2025), 19-56.

Note

[1] cfr. L. De Gregorio, Laudato si’: per un’ecologia autenticamente cristiana, in Stato, Chiese e pluralismo confessionale, 41/2016.

[2] cfr. Cfr. A. Fucillo, Le proiezioni collettive della libertà religiosa, in Stato, chiese e pluralismo confessionale, n. 18 del 2019, 1-22.

[3] cfr.  J. J. Boeresma, Why is Francis of Assisi the patron saint of ecologists?, in Science & Christian Belief, 14/1, 2020,  51-78, 2002.

[4] cfr. A. Stabellini, Diritto ambientale e Diritto canonico. Paradigmi in fieri. Appunti per una teoria del diritto, in Revista de Investigación de la Cátedra Internacional Conjunta Inocencio III, 19/2024.

[5] cfr. M. Del Pinto, La conservazione dell’ambiente come diritto della personalità, Aracne, 2009, 349 ss.

[6] cfr. Benedictus PP. XVI, Litterae Encyclicae de humana intega progressione in caritate veritateque: Caritas in Veritate, 29 iunii 2009, in AAS, CI (2009), n.51.

[7] cfr. Francesco PP., Lettera Enciclica sulla cura della Casa Comune: Laudato sì, 24 maggio 2015, in AAS, CVII (2015), n. 3.

[8] Paulus PP. VI, Litterae Encyclicae octogesimo expleto anno ab editis litteris encyclicis e verbis appellatis “Rerum Novarum”: Octogesima Adveniens, 14 maii 1971, in AAS, LXIII (1971), n.21.

[9] Benedetto PP. XVI, Discorso al corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 8 gennaio 2007, in AAS, XCIX (2007), 73.

[10] cfr. G. Costa – D. Fogliazzo, L’ecologia integrale, in Aggiornamenti Sociali, 2015, n. 8-9.

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”
(S. Giovanni Paolo II)

 

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Cristian Lanni

Oblato Benedettino del Monastero di San Benedetto in Milano, è nato nel 1994 a Cassino, consegue, nel 2013 la maturità classica. Iscrittosi nello stesso anno alla Pontificia Università Lateranense consegue la Licenza in Utroque Iure nel 2018 sostenendo gli esami De Universo Iure Romano e De Universo Iure Canonico. Nel 2020 presso la medesima università pontificia consegue il Dottorato in Utroque Iure (Summa cum laude) con tesi dal titolo "Procedimenti amministrativi disciplinari e ius defensionis”. Nel maggio 2021 ha conseguito il Diploma sui "Delicta reservata" presso la Pontificia Università urbaniana, con il Patrocinio della Congregazione per la Dottrina della Fede e nel novembre 2022 il Baccellierato in Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, presso cui nel dicembre 2024 ha conseguito la Licenza con tesi in mariologia dal Titolo "Θεοτόκος. Factum ex muliere", successivamente pubblicata da Ex Libris Edizioni con il titolo "Genitrice di Dio. Θεοτόκος. Factum ex muliere. Una lettura attuale ed ecumenica del dogma della divina maternità" con la prefazione del Cardinale Angelo Comastri. Dal 2019 svolge la sua attività canonistica in diversi Tribunali Ecclesiastici a vario titolo. Autore di vari articoli a carattere teologico per Le Grain de Blè e giuridici per Vox Canonica e per la Rivista semestrale Sapere Giuridico. Attualmente iscritto alla Scuola di specializzazione in Magistero e prassi della Vita consacrata presso il Dicastero per la Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica; è membro dell'Arcisodalizio della Curia Romana e dell'Associazione Canonistica Italiana (ASCAI).

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