Oscar-Claude Monet, Tre Barche da Pesca (immagine tratta da Pixabay)
Introduzione
La riforma dei processi di nullità voluta da Papa Francesco dieci anni fa, ha richiamato i tribunali ecclesiastici a una maggiore accessibilità, prossimità pastorale e semplicità procedurale, affinché la funzione giudiziaria resti intrinsecamente orientata alla cura delle persone e non a una mera gestione burocratica degli atti [1]. In questo quadro, l’ecologia integrale offre una lente unitaria per ripensare l’accoglienza della parte attrice: non solo correttezza formale, ma ascolto reale della vicenda umana che si presenta al foro, integrando dimensioni personali, sociali, spirituali ed ecclesiali. Questa impostazione evita la riduzione della parte attrice a “soggetto astratto” e restituisce al processo la sua natura di discernimento ecclesiale al servizio del bene della persona e della comunione, per una giustizia canonica che coniughi verità, cura e complessità.
Che cosa intendiamo per “ecologia integrale” applicata al foro
Secondo la proposta filosofica del Professor Andrea Bizzozero, l’ecologia integrale non è un capitolo specialistico dell’ecologia ambientale, ma una visione unitaria e relazionale della realtà: mette in connessione natura, società, cultura, sapere, etica e responsabilità verso gli altri e le generazioni future [2]. Il paradigma moderno, efficace ma parziale, ha privilegiato l’analisi separativa; oggi occorre una razionalità capace di legare e non solo di scomporre. Trasposta ai tribunali, questa prospettiva supera l’approccio funzionalista alla causa matrimoniale e vede il tribunale come ministero di giustizia della Chiesa che unisce il rigore probatorio e l’accompagnamento pastorale della parte attrice.
Accogliere la parte attrice: cosa cambia con la complessità
Il pensiero complesso del Filosofo Francese Edgar Morin, assunto da Bizzozero come riferimento, invita a evitare semplificazioni: le storie coniugali sono non lineari, attraversate da incertezza e relazioni. Valutare la domanda della parte attrice significa tenere insieme fattori affettivi, storici, corporei e spirituali, riconoscendo che la verità giuridica emerge nel confronto con tale pluralità, non dalla sola applicazione di schemi astratti. Ne deriva un criterio di accoglienza: la persona che si presenta al tribunale non porta solo “una domanda di giustizia”, ma una vicenda esistenziale spesso segnata da fragilità; perciò l’ascolto, la tutela della dignità e la prossimità lungo tutto l’iter non sono optional, bensì componenti strutturali dell’azione giudiziaria ecclesiale [3].
Cambio di paradigma giudiziario
Di seguito una sintesi comparativa che traduce operativamente il passaggio da un approccio burocratico a un approccio di ecologia integrale:
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Dimensione |
Approccio burocratico |
Approccio ecologico integrale |
|---|---|---|
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La parte attrice |
Soggetto processuale astratto. |
Persona nella sua dignità e complessità. |
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Il processo |
Mero adempimento di norme. |
Luogo di discernimento ecclesiale. |
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Il tribunale |
Organismo giudiziario isolato. |
Struttura ecclesiale al servizio dell’uomo. |
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La verità |
Applicazione di schemi teorici. |
Discernimento della storia personale. |
Questa tabella fa da cerniera: traduce i principi della complessità in scelte concrete di accoglienza e motiva la transizione verso le prassi della sezione successiva.
Dal “caso” alla “persona”: criteri pratici per gli operatori dei tribunali ecclesiastici
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Ascolto iniziale qualificato: colloquio che raccolga storia personale e relazionale (non solo i fatti giuridicamente rilevanti: la semplice trasmissione via e‑mail del questionario per la domanda di nullità non è sufficiente, ma è necessario un confronto personale, capace di accogliere la complessità delle persone, poiché le parole del questionario non sempre restituiscono la situazione reale e richiedono un approfondimento ulteriore), evitando categorizzazioni anticipate; è un primo esercizio di cura che orienta il discernimento.
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Informazione chiara e accompagnamento: spiegare step, tempi e limiti del processo; integrare dimensioni canoniche, psicologiche e pastorali (ecologia del sapere).
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Interdisciplinarità reale: integrare saperi diversi con apertura metodologica e responsabilità critica, senza delegare la decisione al tecnicismo.
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Centralità della dignità e della riservatezza: proteggere linguaggio, tempi e spazi dell’ascolto; la forma è contenuto quando si tratta di persone ferite.
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Restituzione motivazionale comprensibile: la sentenza (o il decreto) espliciti senza retorica la consapevolezza degli effetti sociali ed ecclesiali della decisione (ecologia sociale ed ecclesiale).
Ecologia del sapere: integrazione disciplinare senza perdere il focus
Passare da una multidisciplinarità giustapposta a una inter- o trans-disciplinarità dialogica significa riconoscere che psicologia, antropologia, teologia morale e pastorale non sono “servizi esterni”, ma dimensioni intrinseche del giudizio, da coordinare con prudenza e responsabilità da parte del collegio giudicante. In questa prospettiva, il processo torna ad essere un luogo formativo: non soltanto applicazione di canoni, ma pratica che educa operatori e parti a pensare senza ridurre e a decidere senza semplificare. All’interno di questa ecologia del sapere, il principio della cura emerge come la vera “architettura” del processo: non un elemento ornamentale, ma il criterio che armonizza tempi, linguaggi, perizie, interlocuzioni e motivazioni, affinché il soggetto non venga mai smarrito. Tale principio orienta verso una verità dialogica e storica, che non assolutizza i propri esiti, ma li rende responsabili, proporzionati e aperti alla comunità [4].
Conclusione
Assumere l’ecologia integrale come criterio di accoglienza della parte attrice significa ricomporre nel processo ciò che spesso è stato separato: diritto e pastorale, prova e cura, norma e persona. Il tribunale diventa così luogo di giustizia e di discernimento ecclesiale, dove la verità sul vincolo è cercata senza ridurre la storia, e la persona è accompagnata senza attenuare il rigore. È un cambio di sguardo che non indebolisce la funzione giudiziaria, ma la rafforza nella sua finalità propria: servire la comunione attraverso la verità, con misericordia e responsabilità [5].
Bibliografia
[1] FRANCISCUS PP., Litterae Apostolicae Motu Proprio datae: Mitis Iudex Dominus Iesus, in AAS, vol. CVII (2015), pp. 958-970.
[2] BIZZOZERO A., Il Paradigma dell’Ecologia Integrale, Milano, 2023. p. 158.
[3] Cfr. ibidem.
[4] CERUTI M. – BELLUSCI F., Abitare la Complessità, Milano, 2020, p. 167.
[5] FRANCISCUS PP., Litterae Encyclicae: Laudato si, in AAS, vol. CVII (2015) pp. 847-945.
“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”
(S. Giovanni Paolo II)
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