Claude Monet, Acque Serene (tratto da Wikimedia Commons)
I veri costi delle cause di nullità matrimoniale
Spesso circola la voce che le cause di nullità matrimoniale costino molto e siano appannaggio di persone abbienti. Si tratta di un falso mito, che deve essere sfatato. Ai sensi del can. 1488 CIC, la richiesta di emolumenti eccessivi da parte del patrono è una condotta sanzionabile a livello disciplinare, potendo portare alla sospensione e, in caso di recidiva, alla cancellazione dall’Albo.
Inoltre, con decreto del 3 dicembre 2019 (reperibile qui), la Conferenza Episcopale Italiana ha calmierato i compensi degli avvocati di fiducia, prevedendo una forbice tra un minimo di euro 1.600,00 ed un massimo di euro 3.000,00 per il primo grado e tra un minimo di euro 650,00 ed un massimo di euro 1.300,00 per il secondo grado. Anche la tassa per l’avvio della causa è pari a poco più di euro 500,00. Tali importi, nel loro complesso, risultano notevolmente inferiori a quelli di molte controversie civili, come si può desumere dai relativi parametri e dalle tabelle del contributo unificato.
A ciò si aggiunga che il fedele può sempre rivolgersi al patrono stabile, stipendiato dall’Autorità ecclesiastica per fornire consulenza gratuita ed assicurare la difesa di coloro che lo richiedano. In tutto questo, va ricordato che i Tribunali ecclesiastici sostengono costi ben maggiori per il loro funzionamento, i quali non vengono messi a carico delle parti. Basti pensare ai compensi dei periti d’ufficio, i quali, a differenza di quanto avviene nei Tribunali civili, sono solamente a carico del Tribunale ecclesiastico e non vengono pagati dai fedeli che chiedono giustizia alla Chiesa.
Oltre al patrono stabile, i fedeli possono altresì usufruire dei servizi giuridico-pastorali gratuiti di cui agli artt. 1-5 delle Regole procedurali del Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus, sia per quanto riguarda la gestione della loro vita spirituale e sacramentale, sia per quanto riguarda lo studio finalizzato all’eventuale introduzione di una causa di nullità matrimoniale (per un esempio di tale servizio, si può approfondire qui).
La giustizia non elitaria della Chiesa
Altrettanto falso è che la dichiarazione di nullità di un matrimonio sia un privilegio riservato a determinati ceti. In realtà, ogni anno vengono dichiarati nulli matrimoni di persone di qualunque classe sociale, dalle più alte alle più basse, e di ogni provenienza geografica.
Addirittura, non mancano casi in cui la Chiesa ha negato la dichiarazione di nullità matrimoniale a persone famose ed influenti. Per esempio, fu rifiutata la domanda di nullità matrimoniale di Re Enrico VIII di Inghilterra, mentre una sentenza di nullità emessa a favore di Joseph Patrick Kennedy è stata ribaltata in secondo grado dal Tribunale Apostolico della Rota Romana, il quale ha deciso per la validità del vincolo.
Altri personaggi di spicco, invece, non risultano avere nemmeno cercato di ottenere la dichiarazione di nullità del loro matrimonio (per quanto magari fondata), come Jennifer Lopez, Silvio Berlusconi o Pierferdinando Casini, il che conferma come l’ottenimento di una tale sentenza non sia un automatismo, men che meno riservato ai ricchi.
Un invito
Purtroppo molti di coloro che versano in situazioni di irregolarità matrimoniale sono scoraggiati dalle voci sopra smentite e finiscono col rinunciare a proporre una domanda di nullità matrimoniale, con cui potrebbero fare luce sul loro reale status ecclesiale. In questo modo, essi rimango intrappolati in un “incubo sacramentale”, spesso ingiustificato: se un matrimonio è davvero nullo, non è giusto che una persona viva sotto il peso di un vincolo che, in realtà, non è mai esistito.
Perciò, si deve concludere con un invito a non perpetuare le false voci sui costi e sull’accessibilità della giustizia canonica, le quali meritano di essere sfatate da chiunque disponga di corrette informazioni. Se poi qualche avvocato avesse chiesto più denaro di quanto consentito, è giusto segnalare l’illecito disciplinare a chi di dovere.
Chiunque può chiedere giustizia alla Chiesa. Non dissuadiamolo con falsi timori.
“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”
(S. Giovanni Paolo II)
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