Il Motu Proprio Maiorem hac dilectionem, l’esempio del Venerabile Ludovico Altieri

Immagine di Reims (di charlemagne, tratta da Pixabay)

“La santità, secondo la Costituzione conciliare, non è un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carità, ossia alla pienezza dell’amore verso Dio e verso il prossimo”. Con queste parole Papa Leone XIV nell’udienza generale dello scorso 8 aprile, commentando il capitolo V della Costituzione conciliare Lumen Gentium, si sofferma sulla vocazione universale alla santità.

Il Motu Proprio “Maiorem hac dilectionem”

Nella lunga ed ininterrotta Tradizione della Chiesa, in una prospettiva canonistica, si parla di tre vie di santità, perché l’attenzione è alla modalità del riconoscimento ecclesiale della santità: la via del martirio, la via delle virtù eroiche e la via del culto. Il presente contributo vuole illustrare come il Motu Proprio di Papa Francesco “Maiorem hac dilectionem” dell’11 luglio 2017, riconosce una nuova via per il riconoscimento della santità, quell’offerta della vita. Tale Motu Proprio costituisce dunque un arricchimento della legislazione peculiare nelle cause dei Santi. Si vuole procedere prendendo in esame, un figura di rilievo, quella del Cardinale Ludovido Altieri, Vescovo di Albano, la cui offerta della vita è stata riconosciuta da Papa Leone XIV, lo scorso 23 marzo 2026.

Criteri normativi dell’offerta della vita

Il n. 2 del m.p. stabilisce cinque criteri perché l’oblatio vitae possa portare alla beatificazione: deve essere “offerta libera e volontaria della vita ed eroica accettazione propter caritatem di una morte certa e a breve termine”; deve esservi un “nesso tra l’offerta della vita e la morte prematura”; devono essere state esercitate “almeno in grado ordinario, delle virtù cristiane prima dell’offerta della vita e, poi, fino alla morte; debba esistere “fama di santità e di segni, almeno dopo la morte”; debba essere necessario un “miracolo per la beatificazione, avvenuto dopo la morte del Servo di Dio e per sua intercessione”.

Applicazione dei criteri al caso del cardinale Ludovico Altieri

Nel 1867, mentre la città di Albano era colpita da una grave epidemia di colera, il Cardinale Altieri, informato della situazione, decise di lasciare Roma e di recarsi immediatamente tra i suoi fedeli. Lo fece nonostante i consigli contrari e nella piena consapevolezza del rischio che correva. Giunto in diocesi, si fece vicino alla popolazione con una dedizione instancabile: visitò i malati, amministrò i sacramenti, organizzò i soccorsi e mise a disposizione anche i propri beni per alleviare le sofferenze dei più poveri. Il monumento funebre nella Cattedrale Costantiniana di San Pancrazio ad Albano Laziale lo ricorda come “pastor bonus”; è un titolo che ci rimanda a Gesù, Pastore buono delle pecore.

La sua scelta fu libera, consapevole e profondamente radicata nella carità pastorale. Come attestano le fonti, egli riconosceva che il pastore non può abbandonare il proprio gregge nel momento del pericolo. Dopo pochi giorni di servizio incessante, colpito dal contagio, il Cardinale Altieri offrì la propria vita, morendo l’11 agosto 1867. In questo gesto si rivela l’amore più grande: scegliere di dare la vita per gli altri, fino alla fine. La sua morte non fu soltanto l’esito di una epidemia, ma il compimento di una vita donata. In lui si rende visibile il volto del Buon Pastore, che non fugge davanti al pericolo, ma rimane accanto al suo popolo fino al dono totale di sé.

Tutti fuggono. È il triste ritornello del cronista de «La Civiltà Cattolica» in quelle circostanze tanto dolorose, mentre racconta il viaggio del vescovo verso Albano: «In questo viaggio mostrò il Cardinale tale una tranquillità d’animo, che io ebbi a stordire. Fuori di Porta S. Giovanni si recitarono le ore canoniche. Nell’approssimarci ad Albano cresceva sempre più il numero delle carrozze di quei che fuggivano; ed egli, anzi che dar mostra di turbamento, con una indicibile serenità dava a conoscere la grande fiducia dalla quale era animato, e ripetea sovente: “Confidiamo in Dio e nei nostri SS. Avvocati! Il pastore non deve abbandonare l’ovile, quando un pericolo gli sovrasta!”».

Desidero dunque concludere questo contributo rievocando ancora le parole di Papa Leone XIV nell’udienza generale che afferma: “La carità è, infatti, il cuore della santità alla quale tutti i credenti sono chiamati: infusa dal Padre, mediante il Figlio Gesù, questa virtù «regola tutti mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine» (LG, 42).” Le parole del Santo Padre e la luminosa testimonianza del venerabile Card. Altieri sono fiducioso siano un valido aiuto a chi leggerà il presente contributo.

Bibliografia

A. Amato, Nuova via per la santità, in “L’Osservatore Romano”, 26 agosto 2017, p. 8.

M. Bartolucci, Una quarta via per la Beatificazione, in “L’Osservatore Romano”, 12 luglio 2017, p. 7

P. Doria, Il Cardinale Ludovico Altieri. Vescovo di Albano (1860-1867), Aracne, 2015.

U. Parente, Ludovico Altieri cardinale vescovo di Albano (1805-1867), Ed. Renzo Palozzi (Marino), 2009

 

maiorem

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

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Andrea De Matteis

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