Presso la Pontificia Università della Santa Croce si è svolta, il 5 marzo scorso, l’ottava Giornata Interdisciplinare di studio del Centro di Studi Giuridici sulla Famiglia della Facoltà di Diritto Canonico, dedicata al tema del ruolo della famiglia e della comunità nella preparazione al matrimonio: l’applicazione degli itinerari per la vita matrimoniale. Ne avevamo già dato notizia QUI. In seguito sono riportate alcune parti delle relazioni rilasciate da alcuni dei relatori della Giornata.
La Professoressa Gabriella Gambino
Sottosegretaria del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, nel suo intervento intitolato L’itinerario catecumenale per la vita matrimoniale: i punti nodali degli Itinerari, si è espressa sul ruolo chiave che ricopre la famiglia, sia per i figli che per la Chiesa:
“Credo che solo attraverso infatti una cura sapiente perseverante della famiglia, sarà possibile riscoprire e anche ravvivare le nostre radici cristiane in questo momento delicato, restituendo solidità al cammino della comunità credente. Sono le famiglie infatti che generano figli, vocazioni e trasmettono valori e fede. È da lì che partono queste dimensioni fondamentali che si trasmettono da una generazione all’altra”.
La Sottosegretaria sottolinea inoltre l’importanza di un efficace preparazione dei giovani al matrimonio, all’insegna della fede e dell’accompagnamento, soprattutto in un periodo storico in cui la secolarizzazione e lo smarrimento spesso prevalgono:
“La giornata di oggi è dedicata al documento sugli itinerari catecumenali alla vita matrimoniale pubblicata dal nostro Dicastero nel 2022. Abbiamo toccato il tema sopratutto dell’importanza di preparare i giovani oggi nella Fede per la preparazione al matrimonio. È un tema non più scontato in una società secolarizzata, fortemente scristianizzata anche sotto molti aspetti, e il fatto che i giovani oggi e anche gli adulti si avvicinino al matrimonio a volte senza comprendere la dimensione profonda di grazia che c’è nel sacramento del matrimonio rende difficile la vita matrimoniale”.
Il Rev. Prof. Giulio Maspero
Docente presso la Pontificia Università della Santa Croce, nel suo intervento intitolato: Sposarsi è una sfida controcorrente: la bellezza di un ‘sì’ che attrae i giovani, spiega l’incomprensione che si ha oggi, nella modernità, del termine libertà. Si è liberi se si è liberi di scegliere senza mai legarsi a qualcosa in maniera vincolante. In quest’ottica il matrimonio è visto come una limitazione della propria libertà, senza che si colga la verità, ovvero che:
“il matrimonio in verità rende più liberi, perché introduce attraverso una relazione in una dimensione del mondo che in fondo è il senso stesso della creazione”.
Il Prof. Maspero si sofferma inoltre anche sul ruolo fondamentale che riveste il padre, all’interno di una famiglia. L’amore del padre, che funge da contrappeso a quello della madre, è essenziale perché insegna sin dall’infanzia il valore della differenza:
“Quindi in fondo la famiglia è il senso stesso della storia, il senso stesso di ogni cosa, ma per accedere a questo abbiamo bisogno della differenza tra uomo e donna, della differenza tra madre e padre, e oggi questo è più difficile perché il padre è un po’ stato cancellato, sembra inutile, sembra un problema. Invece il padre porta nell’amore la differenza, e non solo l’identità che porta la madre, e ogni relazione è fatta di identità e differenza. Il moderno ha cercato di risolvere le tensioni, dicendo che non devono esserci differenze, quindi cercando di rendere tutto uguale, ma questo ci fa perdere l’amore, ci rende tutti soli”.
Il Dott. Marco Quintiliani
Psichiatra, nel suo intervento su La famiglia come protagonista della preparazione al matrimonio, si è soffermato sull’influsso dei condizionamenti sociali e psicologici dei genitori sui figli nubendi, i genitori sono figure dunque che hanno il potere di influenzare i loro figli, ma che a loro volta sono stati influenzati dalla società:
“In questo ambito ho parlato dei cambiamenti sociali, il cambiamento del concetto di amore e poi di come i genitori dei nubendi possono essere influenzati, oltre che dai condizionamenti sociali anche da quelli psicologici e strutturali della formazione della famiglia”.
La Dott.ssa Caneva
scrittrice, ribadisce il pensiero del Dott. Quintiliani si soffermandosi sull’immagine del matrimonio che la famiglia dovrebbe trasmettere ai figli:
“La famiglia incoraggia e prepara al matrimonio i figli, solo se nella famiglia si respira un’aria di serenità, si è trovato un progetto di felicità, se riesce a trasmettere l’idea che il matrimonio non è la tomba dell’amore, ma che è un cammino di felicità che dura tutta la vita”.
La parola che si è snodata come un filo rosso in tutti gli interventi e durante tutta la Giornata è stata la parola Fede.
“Senza la Resurrezione, senza la considerazione di questa nostra verità di fede, non si può capire l’amore. L’amore ha molto a che fare con la Fede e la Resurrezione”.
Così la Dott.ssa Caneva ha ribadito lo stretto nesso che sussiste tra amore e fede. Nesso che viene accennato anche dalla Prof.ssa Gambino, la quale si è soffermata sull’importanza della fede dei nubendi per una reale ed efficace ricezione della Grazia del sacramento del matrimonio:
“Recuperare una prospettiva di Fede autenticamente di incontro con Cristo all’interno del matrimonio e nella coppia credo sia importante per riuscire a comprendere fino in fondo e far agire la Grazia dentro la relazione di coppia, perché gli sposi con fiducia si abbandonino a Dio e a quella che prima di tutto non è la fedeltà tra di loro, ma è la fedeltà di Dio al loro matrimonio”.
Infine anche il Rev. Prof. Maspero ha enfatizzato il percorso che la Fede può offrire agli sposi, un percorso percorribile unicamente nell’ottica della diversità, della relazione e della Grazia del matrimonio:
“La Fede è anche attraverso la Trinità, e la Sacra Famiglia ha una via bellissima da offrire al mondo di oggi, perché le persone possono essere felici ed amarsi”.
Il dott. Gigi De Palo
a conclusione della giornata, nella sua relazione sulla preparazione dei giovani, un itinerario di scoperta della vocazione matrimoniale, ha trattato l’argomento dell’accompagnamento della coppia e della famiglia anche dopo il matrimonio. Perché il matrimonio non è la fine, bensì l’inizio di un percorso che i coniugi iniziano a percorrere insieme. Ed in questo percorso, mentre si affrontano degli ostacoli, l’importante è non essere soli, bensì porsi sempre in un’ottica di relazione e di confronto con gli altri:
“Una famiglia da sola muore. Quello che noi dobbiamo cercare è questa relazione tra le famiglie, perché le nostre criticità, i problemi che abbiamo, perché tutte le famiglie hanno dei problemi, vengono assolutizzati, mentre invece nella relazione e nel confronto con gli altri normalizzi le dinamiche. Il tuo problema ce l’ha anche la persona vicino. Cambiano i nomi, cambiano i luoghi, ma le situazioni sono tutte molto simili. E poi c’è una ricaduta oggettiva, sociale, di quello che comporta un matrimonio, una famiglia. Una coppia unita, una coppia coesa, è un punto di riferimento anche per il resto della comunità”.
“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”
(S. Giovanni Paolo II)
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