L’incidenza del contesto sociale familiare degli sposi sulla nullità matrimoniale

Michelangelo, Sibilla Libica, particolare della volta della cappella sistina, 1508-1512, Città del Vaticano

Il contesto sociale e familiare incide in modo significativo, sia sulla validità del consenso matrimoniale che sulla qualità della preparazione pastorale, rappresentando un fattore che può contribuire alla scarsa preparazione finale degli sposi. Ecco come l’ambiente di provenienza può influenzare il matrimonio nel Diritto Canonico, con particolare riferimento ai vizi del consenso.

​ Incidenza sulla Validità del Consenso (Cann. 1095 e 1101)

​L’impatto più grave e studiato dalla giurisprudenza rotale riguarda la genesi di un consenso viziato o insufficiente, spesso collegato a dinamiche familiari e sociali disfunzionali o immature.

​Incapacità a Contrarre Matrimonio (Can. 1095)

​Le cause di nullità più frequentemente invocate in Tribunale Ecclesiastico sono quelle basate sul Canone 1095, che elenca i soggetti incapaci a contrarre matrimonio. Il contesto socio-familiare può essere causa o concausa delle incapacità previste dai numeri 2 e 3 [1]:

Grave difetto di discrezione di giudizio (Can. 1095, n. 2): un contesto familiare conflittuale, iperprotettivo, o segnato da gravi carenze affettive e relazionali, può impedire al nubendo di raggiungere la maturità psicologica necessaria per valutare i diritti e i doveri essenziali del matrimonio (l’impegno alla prole, l’esclusività, la perpetuità). La persona, pur non essendo affetta da patologie psichiche gravi, non è in grado di formare un giudizio ponderato e libero sul patto coniugale.

Incapacità di assumere gli oneri essenziali (Can. 1095, n. 3): disfunzioni o traumi vissuti nel nucleo familiare di origine possono portare a gravi disturbi della personalità (come il narcisismo patologico, l’immaturità grave, la dipendenza) che rendono il soggetto incapace di adempiere materialmente agli obblighi matrimoniali (ad esempio, l’obbligo di comunione di vita, di fedeltà, o di cooperare all’educazione della prole).

​In questi casi, la scarsa preparazione è spesso l’effetto di una fragilità personale che affonda le radici nel contesto familiare e sociale.

​Simulazione ed Esclusione (Can. 1101)

​Il contesto può indurre i nubendi ad escludere intenzionalmente una proprietà essenziale (simulazione parziale) o il matrimonio stesso (simulazione totale) per ragioni esterne [2]:

Pressione Familiare: un fidanzato può essere spinto al matrimonio da forti pressioni familiari (ad esempio per motivi economici, di tradizione o per “sanare” una gravidanza) e, pur manifestando il consenso esternamente, escludere mentalmente l’indissolubilità o la prole, pensando di poter divorziare in futuro. L’atto di volontà positivo di escludere un elemento, anche se motivato da una pressione esterna, rende il matrimonio nullo (Can. 1101, § 2).

Convenienza Sociale: l’esclusione della dignità sacramentale si realizza spesso quando il matrimonio è contratto unicamente per motivi di convenienza sociale o per formalizzare la propria posizione davanti alla legge civile/sociale, senza l’intenzione di contrarre un vero sacramento cattolico.

​Dolo (Can. 1098)

​Sebbene meno frequente, il contesto sociale può essere teatro di dolo (inganno). Se un nubendo è indotto a contrarre matrimonio da un raggiro circa una qualità dell’altra parte che per sua natura può perturbare gravemente la comunità di vita coniugale, il matrimonio è nullo (Can. 1098). L’ambiente familiare o sociale, nascondendo o travisando informazioni rilevanti (es. problemi psichici, precedenti penali, o gravi dipendenze) per facilitare le nozze, può configurare tale vizio [3].

​ Incidenza sulla Cura Pastorale (Cann. 1063-1064)

​La preparazione inadeguata non deriva solo da vizi soggettivi, ma anche dall’inefficacia dell’azione pastorale, a sua volta condizionata dal contesto.

Resistenza alla Formazione: Le parrocchie, pur adempiendo all’obbligo di assistenza [4] si scontrano spesso con la resistenza dei fidanzati, che vedono i corsi prematrimoniali come un onere burocratico da subire, e non come un percorso formativo. Questa mentalità è spesso un riflesso di una fede tiepida o di una cultura dominante che svaluta l’impegno definitivo.

Necessità di Formazione Diversificata: [5] è affidata all’Ordinario del luogo l’organizzazione dell’assistenza, suggerendo che sia calibrata sulle esigenze dei fedeli. Un contesto sociale omogeneo e radicato nella tradizione permette una preparazione più lineare. Al contrario, un contesto sociale frammentato, multiculturale, o caratterizzato da forti disparità economiche e culturali, richiede che la Chiesa attui programmi di preparazione più intensi e differenziati (il “catecumenato” suggerito dal Magistero), che tengano conto delle fragilità derivanti dall’ambiente.

​La “scarsa preparazione” non è solo mancanza di conoscenza teorica, ma soprattutto immaturità della persona che, plasmata dal proprio contesto di vita, si presenta incapace di assumere un patto così totalizzante come quello matrimoniale.

L’importanza della Preparazione al Matrimonio

Inoltre, la preparazione al matrimonio, alla vita coniugale e familiare, è di rilevante importanza per il bene della Chiesa. Di fatto il sacramento del Matrimonio ha un grande valore per l’intera comunità cristiana e, in primo luogo, per gli sposi, la cui decisione è tale che non potrebbe essere soggetta all’improvvisazione o a scelte affrettate. In altre epoche tale preparazione poteva contare sull’appoggio della società, la quale riconosceva i valori e i benefici del matrimonio. La Chiesa, senza intoppi o dubbi, tutelava la sua santità, consapevole del fatto che il sacramento del Matrimonio rappresentava una garanzia ecclesiale, quale cellula vitale del Popolo di Dio. L’appoggio ecclesiale era, almeno nelle comunità realmente evangelizzate, fermo, unitario, compatto. Erano rare, in genere, le separazioni e i fallimenti dei matrimoni e il divorzio veniva considerato come una «piaga» sociale [6].

Oggi, al contrario, in non pochi casi, si assiste ad un accentuato deterioramento della famiglia e ad una certa corrosione dei valori del matrimonio. In numerose nazioni, soprattutto economicamente sviluppate, l’indice di nuzialità si è ridotto. Si suole contrarre matrimonio in un’età più avanzata e aumenta il numero dei divorzi e delle separazioni, anche nei primi anni di vita coniugale. Tutto ciò porta inevitabilmente ad una inquietudine pastorale, mille volte ribadita: Chi contrae matrimonio, è realmente preparato a questo? Il problema della preparazione al sacramento del Matrimonio, e alla vita che ne segue, emerge come una grande necessità pastorale innanzitutto per il bene degli sposi, per tutta la comunità cristiana e per la società. Perciò cresce dovunque l’interesse e le iniziative per fornire risposte adeguate e opportune alla preparazione al sacramento del Matrimonio.

Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, mantenendo un contatto permanente con le Conferenze Episcopali e i Vescovi, in occasione di vari incontri, riunioni e soprattutto delle visite «ad limina», ha seguito con attenzione la preoccupazione pastorale per quanto concerne la preparazione e la celebrazione del sacramento del Matrimonio e la vita che ne segue, ed è stato ripetutamente invitato ad offrire uno strumento per la preparazione dei fidanzati cristiani, qual è la presente traccia. Essa si avvantaggia anche dell’apporto di tanti Movimenti Apostolici, Gruppi e Associazioni che collaborano nella pastorale familiare e che hanno offerto il loro appoggio, i loro consigli e l’esperienza per l’elaborazione di questo documento orientativo.

La preparazione al matrimonio costituisce un momento provvidenziale e privilegiato per quanti si orientano verso questo sacramento cristiano, e un Kayrós, cioè un tempo in cui Dio interpella i fidanzati e suscita in loro il discernimento per la vocazione matrimoniale e la vita alla quale li introduce. Il fidanzamento si iscrive nel contesto di un denso processo di evangelizzazione. Di fatto confluiscono nella vita dei fidanzati, futuri sposi, questioni che incidono sulla famiglia. Essi sono pertanto invitati a comprendere cosa significhi l’amore responsabile e maturo della comunità di vita e di amore quale sarà la loro famiglia, vera chiesa domestica che contribuirà ad arricchire tutta la Chiesa.

Note

[1] Can.1095 (n.2, 3)
[2] Can. 1101
[3] Can. 1098
[4] Can. 1063
[5] Can. 1064
[6] (cfr. Gaudium et SpesGS 47)

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

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Immagine di Salvatore Zucco

Salvatore Zucco

Avvocato Canonista

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