Processus brevior, nuova monografia del professore Del Pozzo

Processus Brevior

Di recente pubblicazione la nuova edizione ampliata e riveduta della monografia del professore Del Pozzo circa il processus brevior

“Il Processo matrimoniale più breve davanti al Vescovo costituisce probabilmente la più rilevante innovazione delineata dalla recente riforma processuale. Il processus brevior è dunque una preziosa risorsa per conseguire quella celerità, semplicità, prossimità ed economicità nell’accertamento della nullità matrimoniale ‒ salvaguardando sempre il principio dell’indissolubilità e la natura del mezzo giudiziario ‒ desiderate dal Papa. Questo libro vorrebbe essere più che un apporto accademico e scientifico un supporto di studio e riflessione per il lavoro giudiziario”.

Questo l’incipit alla nuova edizione ampliata e riveduta del testo del professore Massimo Del Pozzo dal titolo: “Il processo matrimoniale più breve davanti al Vescovo”, edito dalla casa editrice Edusc. Vox Canonica si è largamente occupata del processo breve fin da quando questa riforma è entrata a far parte della prassi giudiziale canonica attraverso diversi contributi.

Il testo

Si compone di tre parti: i principi concettuali, gli elementi del giudizio; i momenti del giudizio, in tutto nove capitoli. Gli elementi del giudizio individuano la parte statica del processo più breve attraverso i classici fattori del giudice, delle parti e della domanda con le particolarità che caratterizzano l’adozione di questa forma (litisconsorzio dei coniugi, speditezza istruttoria ed evidenza della nullità). I momenti del giudizio, (la parte dinamica), descrivono con una certa analiticità e puntualità lo svolgimento del processus brevior nelle sue principali fasi: introduttoria, istruttoria e decisoria (non si tralascia ovviamente anche il momento impugnatorio). Mentre la prima parte è più teorica, la seconda e, soprattutto, la terza, senza per questo rinunciare a un certo profilo speculativo, sono più pratiche e didascaliche. In sostanza un’agile guida per comprendere tutti i momenti salienti del processo più breve, aiutando i protagonisti a muoversi nel mondo giudiziale canonico. 

La parola all’autore

Professore, complimentandoci per il suo ultimo testo, desideravamo sapere se in base alla sua esperienza, le diocesi italiane si sono “attrezzate” per venire incontro alla necessità pastorale del processus brevior? Sicuramente tanto è stato fatto, cosa è possibile fare ancora per potenziare questa realtà?

In Italia il processus brevior ha ricevuto un’applicazione abbastanza avveduta in questi primi sei anni dal varo della riforma. Quasi tutte le diocesi italiane sono in grado di svolgere qualche processo breviore e, di fatto, molte ne hanno celebrato qualcuno. Alcune diocesi ne hanno affidato l’inoltro al tribunale interdiocesano o regionale di cui fanno parte, altre hanno riservato l’intera esecuzione di questa forma processuale destinata alla decisione del Vescovo al proprio tribunale diocesano.

Bisogna aver presente che il processus brevior, proprio per le condizioni che richiede, è un’ipotesi abbastanza straordinaria di svolgimento del processo matrimoniale; su scala mondiale corrisponde al 2-3% delle cause matrimoniali e in Italia è stato applicato in questa percentuale, in maniera piuttosto armonica. La tesi centrale del mio libro è che si tratti di un vero processo giudiziario e richiede studio e formazione anche da parte dei Vescovi. Più che potenziare questa specifica istituzione processuale comunque bisogna migliorare la giustizia matrimoniale in generale e, prima ancora, la pastorale matrimoniale e per farlo occorrono persone preparate e dedite.

Recentemente il Santo Padre ha nominato una commissione per fare il punto della situazione proprio sul nuovo processo di cui parla il suo testo, cosa può dirci di più in merito?

La Commissione è ancora all’opera e probabilmente impiegherà un certo tempo per svolgere il suo complesso compito (dovrebbe visitare o consultare ciascuna delle oltre 220 diocesi presenti in Italia). Penso che l’intento del Pontefice sia quello di assicurare una giustizia rapida ed efficiente, per quanto la situazione italiana sia molto migliore di quella di tanti altri Paesi. Il problema principale, come dicevo, è la formazione, l’aggiornamento e la dedizione degli operatori. L’applicazione del processus matrimonialis brevis è solo una questione, che ritengo sia abbastanza limitata (il carico giudiziario maggiore è rappresentato dal processo ordinario), la riforma auspica soprattutto la presenza di un tribunale in ogni diocesi, per garantire un’istanza di giustizia vicina e accessibile a ogni fedele.

In Italia questo accadeva attraverso il ricorso ai tribunali regionali (considerate le ridotte dimensioni di molte diocesi e le distanze limitate), il Santo Padre vuole valutare l’opportunità di conformarsi più pienamente all’orientamento generale dell’organizzazione ecclesiastica giudiziaria. Questo passaggio però richiederà tempi, costi, personale, oneri che bisogna valutare attentamente, l’importante è la buona risposta alla domanda di giustizia dei fedeli, avendo presente che la vera emergenza attuale nel nostro Paese mi pare la propensione al matrimonio dei giovani e il supporto delle famiglie.

Una domanda che esula un po’ dall’oggetto della sua ultima pubblicazione, sappiamo che Lei insegna [anche] diritto costituzionale canonico, una materia che non si insegna in tutte le facoltà di diritto canonico, potrebbe aiutarci a comprendere qualcosa di più sull’argomento?

È vero, in altre università si studiano gli argomenti principali (i diritti dei fedeli, il governo ecclesiastico, la suprema autorità, le circoscrizioni ecclesiastiche, ecc.) ma manca una visione organica e complessiva della costituzione della Chiesa. La Chiesa non ha una costituzione formale come quella di quasi tutti gli Stati, ha però una costituzione materiale o reale, una struttura giuridica molto chiara e definita che è bene conoscere ed esplorare sempre di più. La scienza costituzionale ritengo abbia un’utilità formativa e pratica notevole per i giuristi ecclesiali.

Il grande “pioniere” del costituzionalismo canonico, il compianto prof. Hervada, parlava dei diritti fondamentali dei fedeli e dell’organizzazione ecclesiastica come dei due grandi pilastri della costituzione ecclesiale. Penso che sia molto utile approfondire sempre di più i principi di uguaglianza fondamentale e di varietà carismatica nel popolo di Dio insieme ai principi istituzionale, sacramentale e gerarchico del governo ecclesiastico. Il costituzionalismo sviluppa proprio il garantismo dei diritti e la razionalità del potere, valori che è molto utile promuovere in questo momento della vita della Chiesa.

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit”

(San Giovanni Paolo II)

 

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Rosario Vitale

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