Sovvenire alle necessità della Chiesa da parte dei fedeli. La disciplina giuridica

sovvenire
Le sette opere di misericordia, Maestro di Alkmaar, 1504, olio su tavola, 101 cm×54 cm (Foto: Rijksmuseum, Amsterdam, https://www.rijksmuseum.nl/nl/collectie/SK-A-2815) 

Il legislatore canonico, con riferimento ai fedeli, stabilisce che sono tenuti all’obbligo di sovvenire alle necessità della Chiesa (can. 222 §1).

In proposito bisogna valutare se siamo in presenza di un obbligo giuridico o morale.

La soluzione va cercata proprio nell’ambito del citato can. 222 § 1, che richiama un dovere subveniendi cui però non corrispondono specifici strumenti per attuare tale obbligo.

Del resto, il riconoscimento di percepire imposte e tasse da parte della Chiesa non ha nulla a che vedere con il potere di imposizione fondato su presupposti evidentemente diversi.

Non siamo, quindi, in presenza di un vero e proprio potere impositivo o, se vogliamo si tratta di un potere sui generis che si manifesta attraverso un rapporto di subordinazione dei fedeli, la cui forza vincolante risiede unicamente nella fede e nella disciplina di questi ultimi.

A differenza di quando la Chiesa, in un determinato periodo storico, era (anche) Stato e aveva un sistema fiscale come quello di un qualsiasi altro ordinamento temporale.

Le istituzioni ecclesiali, diretta emanazione della potestà temporale, somigliavano a istituti civili e in questa prospettiva riscuotevano la tassa sulle rendite che colpiva tutti i redditi, sia immobiliari che mobiliari, unitamente ad un notevole numero di imposte indirette, specie sui consumi.

Nell’attuale sistema di rapporti, invece, l’esercizio di tale potere viene ammesso su base volontaria esclusivamente nei confronti dei propri fedeli, in considerazione della impossibilità, come evidenziato in precedenza, di poter esercitare un vero e proprio potere impositivo.

Di conseguenza, i fedeli possono adempiere al dovere di sovvenire alle necessità della Chiesa in diverse forme, scegliendo il momento opportuno e le modalità che ritengono più appropriate.

 

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit”

(San Giovanni Paolo II)

 

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Giuseppe Rivetti

Giuseppe Rivetti

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