Motu Proprio del Papa, incisiva riforma in campo penale

Poco più  di un mese fa la collega Chiara Gaspari aveva intervistato sua Eccellenza Mons. Juan Ignacio Arrieta proprio in occasione della pubblicazione del Codice Penale Vaticano.

Mai avremmo pensato che, in tempi cosi brevi, il Legislatore provvedesse alla modifica ed abrogazione di alcune leggi.

La finalità rieducativa della pena secondo il Motu Proprio

Il primo articolo del “Motu Proprio” aggiunge al codice l’art. 17-bis, con cui si prevede la cosiddetta “buona condotta”, in virtù della quale è possibile ridurre la sanzione restrittiva da quarantacinque a centoventi giorni per ogni anno di pena scontata, qualora il condannato mostri segni di ravvedimento.

Il detenuto stesso può, altresì, chiedere di essere ammesso allo svolgimento di “lavori di pubblica utilità, attività di volontariato di rilievo sociale nonché condotte volte a promuovere, ove possibile, la mediazione con la persona offesa”.

La contumacia nel processo penale vaticano

Il secondo articolo riguarda diverse situazioni giuridiche di natura processuale.

Il Papa novella l’art. 376 cod. proc. pen., disponendo che l’imputato che si rifiuti di assistere all’udienza che lo riguardi, sia considerato presente e sia rappresentato dal proprio difensore, ai fini del contraddittorio.

Il nuovo articolo 379-bis cod. proc. pen. disciplina il caso dell’imputato che non si presenta in udienza, nell’ipotesi in cui “sia dimostrato che si trova nell’impossibilità di comparire per legittimo e grave impedimento, ovvero se per infermità di mente sia nell’impossibilità di provvedere alla propria difesa“.

In tale evenienza “il tribunale, o il giudice unico, anche d’ufficio, sospende o rimanda il dibattimento secondo le circostanze; prescrive, quando occorra, che il provvedimento sia notificato all’imputato; può autorizzare altresì il danneggiato che ne faccia istanza, a promuovere o proseguire l’azione per i danni avanti il giudice civile indipen­dentemente dal procedimento penale, e nonostante che vi sia stata costituzione di parte civile“.

Un’altra modifica riguarda l’art. 379-ter, che dà la possibilità di svolgere il procedimento in contumacia, qualora siano stati rispettati le forme e i termini delle notifiche.

Questa sicuramente è la modifica più interessante dell’intero Motu Proprio del Santo Padre.

Da questo cambiamento si evince la volontà dei magistrati vaticani di snellire ancora di più la burocrazia processuale e concludere i giudizi in maniera molto veloce ed evitare rallentamenti.

L’innovazione non è dettata tanto per la mole di lavoro, che – come si potrà immaginare – non è certo la stessa della magistratura italiana, ma certamente per poter giudicare al più presto e accertare la verità nel minor tempo possibile.

La verità è, a mio parere, quella che sta più cuore al Santo Padre; da questo punto di vista, si comprendono appieno le ormai continue e frequenti modifiche alla legislazione vaticana, soprattutto penale.

Precisazioni sul nuovo status dei magistrati vaticani

Il Motu Proprio si conclude con l’art. 3, che apporta modifiche ed integrazioni alla legge CCCLI  sull’ordinamento giudiziario dello Stato della Città del Vaticano.

Infatti, ai magistrati che concludono il proprio servizio, è concesso il mantenimento di ogni diritto, assistenza, previdenza e garanzia riservati per i cittadini.

Viene chiarito, successivamente, che l’ufficio di promotore di giustizia esercita in autonomia e indipendenza nei tre gradi  di giudizio le funzioni di pubblico ministero e le altre assegnategli dalla legge.

Si chiarisce inoltre che le funzioni di pubblico ministero sono esercitate da un magistrato che proviene dall’ufficio del promotore di giustizia prontamente designato. E questo si ripete anche nei giudizi di cassazione.

Ovviamente i magistrati nominati pochi giorni fa vengono integrati nell’organico dell’ufficio del promotore di giustizia.

Da questo “Motu Proprio” possiamo evincere la volontà rinnovatrice di papa Francesco e dei magistrati alla guida di una macchina giudiziale sempre più efficiente e diretta a una puntuale amministrazione del diritto.

Affinché, parafrasando il Marchese del Grillo che si rivolgeva al Papa Pio VII, sia salvaguardato “qualcuno più importante della Santità Vostra. Chi sarebbe? La Giustizia”.

 

 

“Cum charitate animato et iustitia ordinato, ius vivit”

(San Giovanni Paolo II)

 

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

Giovanni Pingitore

Giovanni Pingitore

Lascia un commento

Iscriviti alla Newsletter