Copertina del libro Ius Universae Ecclesiae e Iura Orientalia. Storia di una relazione dell’Avv. Federico Marti
L’evoluzione storica delle dinamiche relazionali tra diritto della Chiesa universale e diritti delle singole Chiese orientali mostra vari profili di interesse. Sul piano strettamente scientifico la ricostruzione dei modelli di relazione a partire dal Decreto di Graziano e, soprattutto, l’analisi del successivo loro sviluppo nel corso dei secoli evidenzia non solo il valore dottrinale e intellettuale dei singoli autori quanto, soprattutto, la fruttuosità del dialogo tra canonistica e teologia morale. Sul piano più generale la ricerca fornisce ulteriori elementi per dimostrare come a partire dalla Riforma gregoriana si sia andato affermando un romanocentrismo in cui la distinzione tra latinità e romanità e, successivamente, tra universalità e romanità è divenuta sempre più opaca. La deriva uniformante che ne è seguita, facilitata peraltro dai travagli storici del Cristianesimo in Oriente, ha diluito le specificità proprie dei diversi iura orientalia, assimilandoli sempre più al diritto latino. Il Concilio Vaticano II e la sua ecclesiologia di comunione, resa viva ed operante nella Chiesa dai Codici latino ed orientale, sono oggi le fondamenta su cui ricostruire una pluralità giuridica che sia specchio fedele della multiformità ecclesiologica.
L’autore del volume, l’Avv. Federico Marti, ci spiega le problematiche che, a suo parere, i cristiani orientali in territori occidentali hanno dovuto affrontare in passato ma anche attualmente:
«È da qualche anno ormai che da canonista mi interesso dell’Oriente cristiano, con particolare riferimento alla Diaspora dei cristiani orientali nei territori occidentali, e nel corso di questi studi ho potuto constatare che il più delle volte le difficoltà e le problematiche attraversate da queste comunità chiamate ad inserirsi in territori non propri erano dovute e sono forse tuttora dovute ad una mancata comprensione di quelle relazioni tra il diritto della Chiesa universale, ed in particolare il diritto dato dal Romano Pontefice per governare la Chiesa universale, ed i loro diritti propri.»
I destinatari di questo sapere sono principalmente i canonisti, dato che il volume si rivela essere molto complesso e tecnico, come sottolinea lo stesso Marti:
«Il volume è rivolto a studiosi specialistici. É abbastanza complicato perché si addentra nello studio delle fonti archivistiche e quindi non edite, fonti di Curia, fonti dottrinali anche a livello di manoscritti e con un percorso che inizia da Graziano e finisce con l’ultimo documento che prendo in considerazione: il “Concordia inter Codices.»
Infine l’autore ci affida un ultimo messaggio di speranza, affinché quest’opera possa aiutare a far comprendere agli studiosi di diritto canonico che il ruolo delle Chiese orientali non deve essere marginale, bensì deve essere valorizzato, in un ottica di recupero della pluralità così come è stata auspicata dal Concilio Vaticano II:
«Il messaggio che da questo libro traspare è l’esigenza forte di un recupero della pluralità nella Chiesa, perché ancora oggi spesso le comunità orientali sono viste come un qualcosa di speciale, come una sorta di riserva indiana, non comprendendo che invece hanno un patrimonio teologico, spirituale, disciplinare, come ricorda anche il Codice dei canoni delle Chiese orientali, che ritorna a bene di tutta la Chiesa, che ridonda a bene di tutta la Chiesa – ed è un po’ quello che il Concilio Vaticano II auspica.»
“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit”
(San Giovanni Paolo II)
©RIPRODUZIONE RISERVATA