La riforma del processo matrimoniale canonico a dieci anni dal motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus

Origine del testo

In occasione del fausto anniversario dei dieci anni dalla pubblicazione del Motu Proprio di papa Francesco Mitis Iudex Dominus Iesus (MIDI) per i tipi Rotas QUI è stata pubblicata un’opera a cura di Emanuele Tupputi e Rosario Vitale che intende valorizzarne l’anniversario. L’opera è frutto di un  lavoro poderoso e di squadra, che offre una riflessione organica e multidisciplinare sul significato, sull’impatto e sulle prospettive aperte da tale riforma e contribuisce a far conoscere sempre più e sempre meglio la riforma di papa Francesco, aiutando tutti i fedeli ad accostarsi con sempre maggiore consapevolezza al sacramento del matrimonio.

Leggendo l’indice si intuisce che i contributi raccolti – frutto di studiosi di diritto canonico, teologi, pastori e operatori dei tribunali ecclesiastici oltre che di molti editori del nostro Giornale – analizzano i vari aspetti del Motu Proprio: dalle innovazioni procedurali al ruolo del vescovo diocesano, dal nuovo processo più breve alle implicazioni pastorali della riforma, fino alle sfide applicative che essa ha comportato nei diversi contesti ecclesiali in merito all’accompagnamento giuridico pastorale.

Obiettivo e struttura dell’opera

L’obiettivo è quello di fornire non solo un approfondimento tecnico-giuridico, ma anche una lettura teologica e pastorale che aiuti a comprendere come MIDI si inserisca nel più ampio orizzonte della riforma della Chiesa voluta da papa Francesco: una Chiesa che, senza rinunciare alla verità del diritto, desidera accompagnare con tenerezza e giustizia i fedeli feriti nella loro esperienza matrimoniale.

Molto significativa è la presenza nel testo di un chiaro rifermento a un Report sui Tribunali ecclesiastici italiani che contribuisce a dare uno spaccato e a far comprendere meglio “a che punto siamo” con la riforma e cosa ancora si deve fare. A tal proposito viene riportata, anche una scheda sintetica dell’organizzazione della giustizia nei Tribunali Ecclesiastici in Italia dopo il MIDI.

Ad impreziosire il testo c’è anche un’appendice che riporta esperienze e prassi di applicazione della normativa in special modo quanto riferito all’indagine pregiudiziale o pastorale e sussidi applicativi come Vademecum e possibili linee guida per un accompagnamento pastorale e un discernimento giudiziale. Da questa appendice si evince anche l’importanza di una maggiore sinergia tra dimensione pastorale e dimensione giuridica da vedersi sempre più complementari ed integrati tra loro per un salutare percorso personale che oltre a prevedere un’eventuale dichiarazione di nullità matrimoniale o un percorso di accompagnamento pastorale e personale da compiersi in sinergia con la comunità cristiana, favorisce una concreta e sinergica collaborazione tra sacerdoti e operatori pastorali.

A tal riguardo è stato opportunamente precisato che «non vi è vera pastorale se non si rispetta la dimensione della giustizia intrinseca della realtà matrimoniale, così come una “giustizia ecclesiale”, un operatore dei tribunali, che non tenesse conto della verità delle cose, non sarebbe né vera giustizia né tanto meno vera pastorale. […] quello che accomuna giustizia e pastorale nell’operato dei tribunali e in tutta l’azione pastorale familiare è “l’amore per la verità”»: [1] Inoltre, sempre circa la sinergia tra pastorale giudiziale dei tribunali e pastorale familiare e il valore dell’IPP significative appaiono anche le parole di Leone XIV il quale con chiarezza ha precisato che la pastorale familiare «non può ignorare o sottovalutare il lavoro dei tribunali ecclesiastici, e questi ultimi non devono dimenticare che il loro specifico contributo di giustizia è un tassello nell’opera di promozione del bene delle famiglie, con particolare riferimento a quelle in difficoltà. Tale opera è di tutti nella Chiesa, tanto dei pastori quanto degli altri fedeli, e lo è in un modo peculiare degli operatori del diritto.

La sinergia tra l’attenzione pastorale alle situazioni critiche e l’ambito giudiziario ha trovato una significativa manifestazione nell’attuazione dell’indagine pregiudiziale rivolta anche ad appurare la sussistenza di ragioni per avviare una causa di nullità» [2]. Infine, il testo si conclude con un commento del discorso di Papa Leone XIV rivolto ai prelati della Rota Romana il 26 gennaio 2026 in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario e dei 10 anni dalla promulgazione della riforma QUI e una bibliografia ragionata ed aggiornata al 2026. A tal riguardo, le oltre 10 pagine di bibliografia sono state pensate, per chi lo volesse, col fine di compiere degli approfondimenti sul tema della riforma del processo di nullità matrimoniale e sull’importante sinergia tra pastorale giudiziale e pastorale ordinaria per il bene e la salvezza delle anime.

Contributo per gli operatori della giustizia e della pastorale

Insomma, i contributi della presente raccolta destinati a un pubblico anche non tecnico «costituiscono una ulteriore occasione per mantenere desto l’interesse sul tema da parte di tutti coloro che vi prendono parte con diverse responsabilità, dei canonisti non meno che dei pastori, degli operatori dei tribunali e di chi ne analizza criticità e rimedi. Ritornando ai due temi più nuovi, riportati alla ribalta ecclesiale, l’indagine pastorale o pregiudiziale e il processo più breve dinanzi al Vescovo, essi sono tenuti insieme, per così dire, da un filo rosso che li attraversa: il ponte tra pastorale e diritto» (Luigi Sabbarese, dall’Introduzione).

In estrema sintesi, si può ben attestare che quest’opera si pone anche come uno strumento utile che aiuta a comprendere l’importanza della riforma nei confronti delle diverse complessità e delle varie difformità delle storie rispetto al progetto di Dio sul matrimonio con un approccio pastorale ma che non dimentichi la dimensione della giustizia o che prescinda dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa. In questo senso il testo si pone in linea con quanto recentemente ha dichiarato anche Leone XIV il quale parlando del rapporto tra misericordia e giustizia nel contesto di un iter processuale ha precisato che il giudizio umano «sulla nullità matrimoniale non dovrebbe essere, però, manipolato da una falsa misericordia.

Va certamente ritenuta ingiusta qualsiasi attività contrastante con il servizio del processo alla verità. Tuttavia, proprio nell’esercizio retto della potestà giudiziaria dev’essere esercitata la vera misericordia. Possiamo richiamare un passo di Sant’Agostino nel De civitate Dei: “Cos’è la misericordia se non una certa compassione del nostro cuore alla miseria altrui, mediante la quale, se ci è possibile, siamo spinti ad alleviarla? E questo movimento è utile alla ragione quando la misericordia si offre in modo da conservare la giustizia, tanto nell’aiutare al bisognoso quanto nel perdonare il pentito”.

In questa luce, il processo di nullità matrimoniale può essere visto come un contributo degli operatori del diritto per soddisfare il bisogno di giustizia che è così profondo nella coscienza dei fedeli, e realizzare così un’opera giusta mossa da vera misericordia» [3]. ribadisce che non si vuole favorire la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi, consentire ai fedeli di sanare la situazione personale irregolare in cui si trovano a vivere [4] ed aiutare quell’enorme numero di fedeli che desiderano fare chiarezza sulla validità o meno del loro stato matrimoniale, ma che spesso per vari motivi, tra cui la distanza fisica o morale, non riescono ad accostarsi alle strutture giuridiche della chiesa.

Dimensione giuridica e pastorale del testo

Il testo sicuramente costituisce un contributo alla scienza canonistica e a quanti vogliono approfondire la portata della riforma del processo matrimoniale che non ha voluto favorire la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi, e consentire ai fedeli di sanare la situazione personale irregolare in cui si trovano a vivere [5] ed aiutare quell’enorme numero di fedeli che desiderano fare chiarezza sulla validità o meno del loro stato matrimoniale, ma che spesso per vari motivi, tra cui la distanza fisica o morale, non riescono ad accostarsi alle strutture giuridiche della chiesa.

Inoltre, non va dimenticato che la stessa riforma ha inteso conferire un orientamento più spiccatamente pastorale all’attività giudiziale dei tribunali ecclesiastici. Infatti, leggendo con attenzione il testo normativo si coglie come gli operatori del diritto e della pastorale sono invitati a cogliere il significato pastorale del diritto canonico e, parimenti, il nesso stretto tra pastoralità e giuridicità, nesso che si fonda non solo sul concetto integrale di persona, ma anche su una corretta visione ecclesiologica, che prospetta una connaturale unità fra dimensione misterica e dimensione storica della Chiesa di Cristo. La riforma, insomma, nella mens del legislatore è stata pensata come un servizio di misericordia e verità che la Chiesa mette a disposizione dei fedeli che hanno sofferto la dolorosa esperienza del fallimento del loro matrimonio e che si rivolgono alla Chiesa in cerca di una parola di chiarimento sulla loro vera situazione coniugale.

In questa luce, «il processo di nullità matrimoniale può essere visto come un contributo degli operatori del diritto per soddisfare il bisogno di giustizia che è così profondo nella coscienza dei fedeli, e realizzare così un’opera giusta mossa da vera misericordia. Lo scopo della riforma, tendente all’accessibilità e alla celerità nei processi, tuttavia mai a scapito della verità, appare così quale manifestazione di giustizia e di misericordia» [6].

Il testo è possibile acquistarlo su Amazon, inviando una email a emmanuel78@libero.it o sul sito della casa editrice Rotas.

Note

[1] H. Franceschi, La preparazione della causa di nullità nel contesto della pastorale familiare unitaria. La necessità di superare un’impropria dicotomia tra diritto e pastorale, in Gruppo Italiano Docenti di Diritto Canonico (a cura di), La riforma del processo canonico per la dichiarazione di nullità del matrimonio, Ed. Glossa, Milano 2018, p. 80.

[2] Leone XIV, Discorso ai partecipanti al corso di formazione giuridico-pastorale della Rota Romana, 21 novembre 2025. Il testo integrale è edito nel sito della Santa Sede (www.vatican.va).

[3] Leone XIV, Discorso ai prelati della Rota Romana in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, 26 gennaio 2026. Il testo integrale è edito nel sito della Santa Sede (www.vatican.va).

[4] A tal proposito, si legge nel Rescritto del Papa del 7 dicembre 2015: «Le leggi che ora entrano in vigore vogliono proprio manifestare la prossimità della Chiesa alle famiglie ferite, desiderando che la moltitudine di coloro che vivono il dramma del fallimento coniugale sia raggiunta dall’opera risanatrice di Cristo, attraverso le strutture ecclesiastiche, nell’auspicio che essi si scoprano nuovi missionari della misericordia di Dio verso altri fratelli, a beneficio dell’istituto familiare»: Franciscus, Rescriptum L’entrata in vigore, 7 Decembris 2015, in «AAS» 108 (2016), 5.

[5] A tal proposito, si legge nel Rescritto del Papa del 7 dicembre 2015: «Le leggi che ora entrano in vigore vogliono proprio manifestare la prossimità della Chiesa alle famiglie ferite, desiderando che la moltitudine di coloro che vivono il dramma del fallimento coniugale sia raggiunta dall’opera risanatrice di Cristo, attraverso le strutture ecclesiastiche, nell’auspicio che essi si scoprano nuovi missionari della misericordia di Dio verso altri fratelli, a beneficio dell’istituto familiare»: Franciscus, Rescriptum L’entrata in vigore, 7 Decembris 2015, in «AAS» 108 (2016), 5.

[6] Leone XIV, Discorso ai partecipanti al corso di formazione giuridico-pastorale della Rota Romana, 21 novembre 2025. Il testo integrale è edito nel sito della Santa Sede (www.vatican.va).

 

 

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

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Immagine di Alessia Guarrera

Alessia Guarrera

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