Pubblicato il nuovo Codice Vaticano di procedura penale

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Pubblicato il nuovo Codice Vaticano di procedura penale per i tipi Lev

È stato pubblicato da pochi giorni il nuovo Codice vaticano di procedura penale, a cura di mons. Juan Ignacio Arrieta, Segretario del Dicastero per i Testi Legislativi e Suor Maia Luisi.

Il Codice Vaticano di procedura penale va a chiudere il cerchio dopo la pubblicazione del Codice Penale Vaticano di cui abbiamo dato notizia QUI e dopo la pubblicazione del nuovo libro sesto del Codice QUI. Quest’ultima pubblicazione dunque era tanto attesa quanto sperata dagli operatori del diritto, i quali adesso possono avvalersi di un’abile guida. Il codice di procedura penale infatti regola le diverse fasi necessarie per lo svolgimento di un processo, cioè stabilisce l’iter che si deve seguire per una corretta amministrazione della giustizia in una materia delicata come quella sanzionatoria. Le norme che regolano i procedimenti devono essere chiare, così come pure le fasi che devono essere seguite, qui entra in gioco il codice di procedura penale a fare chiarezza proprio su questi aspetti. 

Il Testo

Mons. Arrieta, nella sua più che esaustiva introduzione, spiega al lettore il cammino che il testo ha percorso lungo la storia, a partire dal codice Zanardelli, e dal codice Rocco, i quali hanno influenzato non poco gli attuali codici vaticani, ≪si potrebbe dire, perciò, che l’ordinamento vaticano si è materialmente appropriato di loro, e che, adesso, possono essere giustamente considerati entrambi “codici vaticani”≫. Il Codice Vaticano di procedura penale, continua Arrieta, ≪Ha l’unico scopo di presentare ordinatamente la normativa vigente, con alcune concise annotazioni utili a contestualizzare meglio la norma; alcune di esse sono state suggerite anche dagli appunti di procedura penale proposti negli anni Novanta dal prof. Pio Ciprotti. Nel volume si è voluto rispettare il testo originale, senza omissioni, riprendendo nelle note i testi eventualmente sostituiti da nuove norme vaticane. Inoltre, si è utilizzato il carattere corsivo nel testo normativo per segnalare le norme o le concrete provvisioni normative – alle volte si tratta di intere sezioni del testo codiciale – che per un motivo o per un altro non sono di applicazione nell’ordinamento vaticano≫[1].

Abbiamo chiesto, a Suor Maia Luisi FFB, officiale del Dicastero per i Testi Legislativi e vincitrice del premio Vox Canonica 2021, curatrice del volume, di aiutarci a far chiarezza su questo lavoro così importante. 

Ci descriva un po’ l’opera: di cosa si tratta, e che tipo di lavoro è stato fatto per la pubblicazione di questo testo? 

Lo stesso giorno in cui vennero ratificati i Patti Lateranensi, il Sommo Pontefice Pio XI promulgò simultaneamente sei leggi per il neo-nato Stato della Città del Vaticano, destinate ad essere le colonne portanti di tutto l’ordinamento giuridico dello Stato. Indubbiamente l’architrave del sistema giuridico fu la Legge n. II sulle fonti del diritto, del 7 giugno 1929. Tale legge si basava essenzialmente sulla tecnica del rinvio normativo ad altri ordinamenti, principalmente quello canonico, fonte principale del diritto oggettivo nello Stato, e naturalmente quello italiano. Nello specifico, per quanto riguarda la legislazione penale, l’art. 4 della Legge recepiva il Codice penale vigente nel Regno d’Italia – il Codice Zanardelli, del 1889 –, e per la procedura penale l’art. 7 recepiva il Codice di procedura penale promulgato nel 1913. Ebbene, il Codice vaticano di procedura penale, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, curato da sua Ecc.za mons. Arrieta e dalla sottoscritta, è un volume che presenta il testo del codice come è attualmente vigente.

L’asse portante è naturalmente il codice di procedura penale italiano del 1913, in cui però sono state integrate le numerose modifiche a singoli articoli o a intere sezioni del codice promulgate dal 1929 ad oggi, facendo in modo che per il lettore sia immediatamente comprensibile se un articolo è rimasto inalterato rispetto alla versione originale, oppure se sia stato modificato o abrogato. Un agile apparato critico consente di conoscere, leggendo le note in calce, come e quando l’eventuale modifica è stata apportata e di contestualizzare la norma procedurale mediante riferimenti al codice di Diritto canonico e ai sistemi normativi internazionali. Infine, l’indice analitico consente una puntuale consultazione del testo in base all’argomento ricercato.

Questo nuovo testo che certamente è da leggersi unitamente al codice penale vaticano, pubblicato qualche anno fa, a quali criteri risponde?

Questo volume, come dicevo, raccoglie la normativa processuale penale attualmente vigente nello Stato della Città del Vaticano. Nel corso degli anni le modifiche sono state inevitabili, molteplici e variegate, tutte rispondenti ad un unico criterio: aggiornare il quadro normativo che richiedeva il superamento di un apparato normativo a volte non più adeguato. Nel campo penale sostantivo era inoltre necessario adeguare la legislazione vigente a quanto richiesto da esigenze di diritto internazionale e collaborazione fra gli Stati. Questo volume non rappresenta affatto però un punto conclusivo, quanto piuttosto una “tappa” del cammino fatto finora che non è chiamato a concludersi. Ha affermato infatti il S. Padre Francesco, nel discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano del 12 marzo 2022: “ulteriori esigenze di aggiornamento della normativa vaticana, soprattutto nell’ambito della procedura penale e della cooperazione internazionale, potranno trovare risposta in interventi mirati di riforma che già sono allo studio, al fine di rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto dei reati e di rispondere alla crescente domanda di giustizia che si registra anche nel nostro Stato”.

 

 

Perché un codice di procedura penale? Per i non addetti ai lavori, può spiegare a cosa serve?

Mi permetto, per questa domanda, di rispondere prendendo in prestito le parole del Santo Padre, nel discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario vaticano prima citato: “Lo svolgimento della dinamica processuale deve consentire di ristabilire l’ordine infranto e perseguire la via della giustizia, via che conduce a una fraternità sempre più piena ed effettiva, in cui tutti sono tutelati, specie i più deboli e fragili. La legge e il giudizio devono infatti essere sempre a servizio della verità e della giustizia, oltre che della virtù evangelica della carità. Come affermato da San Giovanni Paolo II nel discorso per la presentazione ufficiale del nuovo Codice di diritto canonico, nel servire la causa della giustizia il diritto dovrà sempre ispirarsi alla legge-comandamento della carità.

In quest’ottica, che esclude ogni visione autoreferenziale della legge, la giustizia proposta da Gesù Cristo non è tanto un insieme di regole da applicare con perizia tecnica, ma piuttosto una disposizione della vita che guida chi ha responsabilità e che esige anzitutto un impegno di conversione personale. Chiede una disposizione del cuore da implorare e alimentare nella preghiera e grazie alla quale possiamo adempiere i nostri doveri coniugando la correttezza delle leggi con la misericordia, che non è la sospensione della giustizia, ma il suo compimento (cfr Rm 13, 8-10).”

Possiamo dire che con la riforma del libro sesto, il codice penale vaticano e quest’ultimo testo si sono poste le basi per una giustizia più efficace?

Sicuramente questa affermazione è vera: la certezza del diritto, e nello specifico il fatto che il testo normativo sia pubblico, conosciuto e fruibile dagli operatori e dagli studiosi fa sì che sia molto lontana – si spera in maniera definitiva – qualsiasi ripresentazione del manzoniano dottor Azzeccagarbugli. Tuttavia è allo stesso tempo necessario che si superi definitivamente il pensiero secondo cui l’applicazione della legge penale contrasti con la carità pastorale:  l’attenzione al diritto penale da parte del Supremo Legislatore, manifestata con le modifiche e le promulgazioni che si sono succedute, è di fondamentale sprone affinché questo venga compreso. Se questo è vero e inderogabile per il diritto canonico, lo è anche, e forse a maggior ragione, per il diritto penale che si applica nello Stato della Città del Vaticano.

Note

[1] J. I. Arrieta, Codice Vaticano di procedura penale, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2022, p. 11.

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit”

(San Giovanni Paolo II)

 

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Rosario Vitale

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