Spiritus Domini, il nuovo Motu Proprio di papa Francesco che modifica il canone 230 § 1 del Codice di Diritto Canonico

Cerula con Vangeli, affresco, catacombe di San Gennaro Napoli, VI sec. d.C. fonte ©italia.it

 

Pubblicata oggi la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio Spiritus Dominiche modifica il can. 230 § 1 del Codice di Diritto Canonico circa l’accesso delle persone di sesso femminile al ministero istituito del Lettorato e dell’Accolitato

 

Con l’odierno cambiamento del canone 230 § 1 si rende ufficiale ciò che di fatto, nella prassi, è stato già all’indomani del Concilio Ecumenico Vaticano II, ovvero far accedere anche i laici (senza distinzioni di sesso) ai ministeri istituiti, prima del Concilio chiamati “ordini minori”. La vera novità sta nel fatto che a questi oggi, in particolare il lettorato e l’accolitato vi potranno accedere anche le donne in forma ufficiale

Infatti, con la modifica in oggetto, entrata immediatamente in vigore, da adesso non viene più specificato [di sesso maschile] ma: “I laici che abbiano l’età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza Episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti; tuttavia tale conferimento non attribuisce loro il diritto al sostentamento o alla rimunerazione da parte della Chiesa”.

A tale decisioni si è arrivati perché, specifica il Santo Padre nella Lettera Apostolica: «Alcune Assemblee del Sinodo dei Vescovi hanno evidenziato la necessità di approfondire dottrinalmente l’argomento, in modo che risponda alla natura dei suddetti carismi e alle esigenze dei tempi, offrendo un opportuno sostegno al ruolo di evangelizzazione che spetta alla comunità ecclesiale».

Al Motu Proprio, si accompagna una lettera indirizzata al Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Cardinale Luis Ladaria, con la quale si spiegano le ragioni teologiche di tale scelta: «La scelta di conferire anche alle donne questi uffici, che comportano una stabilità, un riconoscimento pubblico e il mandato da parte del vescovo, rende più effettiva nella Chiesa la partecipazione di tutti all’opera dell’evangelizzazione».

 

Abbiamo chiesto a Suor Maia Luisi FFB, officiale del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, cosa ne pensasse dell’odierna riforma: «Oggi abbiamo assistito ad un altro grande e ulteriore passo nell’ottica della teologia post-conciliare, che ha messo in luce il profondo rapporto che i ministeri di accolito e lettore hanno con il sacramento del Battesimo. Una volta approfondito ciò, la modifica del canone del Codice di Diritto Canonico è stata una naturale conseguenza, segno dell’attenzione che il Sommo Pontefice ha nei confronti del dibattito teologico, delle istanze delle Chiese locali, per far sì che sia sempre più proficuo il cammino di sinodalità e di corresponsabilità a cui tutti siamo chiamati».

 

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

 

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Rosario Vitale

Rosario Vitale

Lascia un commento

Iscriviti alla Newsletter