Dieci anni dal MIDI, dimensione ecclesiologica, giuridica e pastorale, intervista a mons. Viscome

Dal 18 al 21 novembre il Palazzo della Cancelleria ospiterà un corso di formazione giuridica-pastorale organizzato dal Tribunale Apostolico della Rota Romana. Il corso è rivolto prioritariamente, ma non esclusivamente, agli operatori dei Tribunali della Chiesa o della pastorale ordinaria, affinché acquisiscano una conoscenza non solo teorica ma anche pratica per la trattazione delle cause matrimoniali nel decimo anniversario dalla promulgazione del motu proprio di Papa Francesco Mitis Iudex Dominus Iesus per la Chiesa latina.

Il titolo del programma A dieci anni dalla riforma del processo matrimoniale canonico. Dimensione ecclesiologica, giuridica e pastorale intende offrire, infatti, una lettura interdisciplinare della riforma del processo canonico, voluta da Papa Francesco nel 2015, e valutarne la sua recezione nella Chiesa con il tentativo di farne un bilancio ed evidenziarne prospettive per questioni ancora aperte, avvalendosi anche delle buone  prassi che si sono avviate in questi dieci anni nell’ambito della giurisprudenza canonica.

Per comprendere un po’ la prospettiva e la finalità di queste giornate di formazione, che vedrà il coinvolgimento non solo di esperti e prelati della curia romana, ma anche la partecipazione di sacerdoti, operatori della giustizia e della pastorale, Vox Canonica ha rivolto alcune domande a Mons. Viscome, Uditore del Tribunale Apostolico della Rota Romana e tra gli organizzatori dell’evento. Lo ringraziamo per la sua disponibilità. Per chi volesse partecipare è necessaria l’iscrizione.

Mons. Viscome, dal 18 al 21 novembre si terrà un importante corso di formazione giuridica-pastorale a dieci anni dal Mitis Iudex Dominus Iesus. Quali i temi che verranno trattati? Quali le finalità che questo corso si propone?

Il Tribunale Apostolico della Rota Romana, dal suo particolare osservatorio, con questo corso di formazione, promosso a dieci anni dalla promulgazione del motu proprio Mitis Iudex, intende offrire – così come si evince dal titolo del programma: A dieci anni dalla riforma del processo matrimoniale canonico. Dimensione ecclesiologica, giuridica e pastorale. – una lettura articolata ed interdisciplinare della riforma del processo canonico per la dichiarazione di nullità del matrimonio.

Verranno, quindi, approfonditi, con particolare attenzione, l’ecclesiologia del Proemio, la centralità del Vescovo diocesano come giudice nato per i fedeli affidati alla sua cura pastorale –  concetto cardine per cogliere i principali intenti del suddetto m.p. (celerità, semplificazione, prossimità ed economicità) – il ruolo dei tribunali in chiave sinodale, la salus animarum: principio ispiratore della riforma, l’accompagnamento, il discernimento e l’integrazione alla luce di Mitis iudex ed alcune questioni circa la disciplina processuale di nullità matrimoniale (Norme applicabili nei processi, modifiche alla fase introduttoria del processo, l’appello ex can. 1680, § 1-2, rinuncia all’appello ed esecutività della sentenza, lo stato di applicazione del processus brevior ed il ruolo del Difensore del vincolo).

La finalità di questo corso non è semplicemente formativa in senso tecnico-giuridico, ma profondamente ecclesiale; esso cioè, vuole essere un’occasione per valutare l’impatto della riforma, evidenziare le questioni ancora aperte, valorizzare le buone prassi emerse in questi dieci anni e rilanciare il ministerium Iustitiae et caritatis in veritate.

Mons. Viscome, dalla prospettiva privilegiata di Uditore del Tribunale Apostolico della Rota Romana, da studioso e conferenziere: come è stato recepito, a suo parere, questo significativo testo normativo circa la nullità matrimoniale nella Chiesa?

Come si sa e ben ammoniva il giurista romano Celso: “Scire leges non hoc est verba earum tenere, sed vim ac potestatem” (Dig. 1.3.17 (Celsus). Credo, quindi, che la questione posta non domandi evidentemente ragione della cognizione esauriente o meno, da parte degli operatori giuridici e dei fedeli in genere, del testo normativo in parola, ma se, in questi anni, ne sia stato compreso il fondamento teologico e la valenza pastorale.

A mio parere, la ricezione del m. p. Mitis Iudex è stata articolata e diversificata. Infatti, da un lato, molte Chiese particolari hanno colto la portata innovativa della riforma, avviando con coraggio un ripensamento delle strutture e delle modalità con cui si esercita la giustizia ecclesiale in materia matrimoniale. Dall’altro, non sono mancate, e ancora persistono, difficoltà di natura culturale, organizzativa o formativa. Ciò che emerge chiaramente, tuttavia, è un crescente riconoscimento del valore ecclesiale e pastorale di questa riforma. Il processo canonico, infatti, non è più percepito come una realtà estranea alla missione della Chiesa, ma come una delle sue espressioni più autentiche: luogo in cui si svolge un servizio essenziale alla verità del vincolo e alla persona.

Professore, uno degli obiettivi del Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus è quello di favorire una dimensione pastorale anche nei processi. Come coniugare diritto e pastorale, giustizia e misericordia in un iter di nullità matrimoniale?

Il diritto e la pastorale, nella visione della Chiesa, non sono realtà da considerare opposte, piuttosto la loro relazione va impostata – come ha affermato San Giovanni Paolo Il, nella sua Allocuzione alla Rota Romana del 1990 –  in modo da non lasciare spazio alcuno ad una contrapposizione dialettica tra i due elementi. Infatti “la giustizia e lo stretto diritto — e di conseguenza le norme generali, i processi, le sanzioni e le altre manifestazioni tipiche della giuridicità, qualora si rendano necessarie — sono richiesti nella Chiesa per il bene delle anime e sono pertanto realtà intrinsecamente pastorali” (Giovanni Paolo II, Discorso alla Rota Romana, 18 gennaio 1990, in AAS, 82 (1990), pp. 872-877, n. 3).

In sintesi, possiamo affermare che la pastoralità è iscritta nella stessa ratio essendi del diritto della chiesa. Da qui consegue che nelle cause matrimoniali, la carità pastorale e la giustizia pastorale, o per meglio dire, la giustizia e la misericordia, devono essere sempre armonizzate. Pertanto, una sentenza di dichiarazione di nullità matrimoniale acquisirà o meno la qualifica di pastorale, cioè sarà o meno pronunziata in funzione della salus animarum, nella misura in cui sarà giusta o ingiusta. La giustizia e la verità che la fondano diventano così la chiave per comprendere la portata pastorale di una sentenza di nullità.

In questo senso, sembra fuori di dubbio che una dichiarazione ingiusta, non conforme alla verità e al diritto, non potrà mai essere qualificata come pastorale, per quanto siano molti i sentimenti di misericordia o di compassione che l’accompagnano. In altre parole, una dichiarazione ingiusta di nullità matrimoniale – come afferma Sam Giovanni Paolo II, nella richiamata allocuzione alla Rota (n. 5) – “non troverebbe alcun legittimo sostegno nel ricorso alla carità e alla misericordia, poiché queste non possono prescindere dalle esigenze della verità”.

Mons. Viscome, quale contributo può offrire il Codice di Diritto Canonico in questa stagione ecclesiale che vede lo stile sinodale al centro della missione della Chiesa?

La sinodalità è una dimensione che qualifica la natura comunionale della Chiesa, è un modo di essere, di vivere e di agire che coinvolge tutta la vita ecclesiale e, naturalmente, tutto il Popolo di Dio. Il Codice di Diritto Canonico non è un ostacolo alla sinodalità, ma un suo alleato prezioso. Esso, infatti è chiamato ad indicare i cammini pratici per rendere reale e vera la sinodalità, hic et nunc, nella Chiesa, utilizzando adeguatamente le strutture canoniche esistenti, riformando quelle che esigono di essere adattate e, qualora fosse necessario, creandone di nuove.

Comunque, almeno in questo momento, non vedo tanto bisogno di introdurre nuovi organi giuridici per mezzo dei quali si attuerebbe ancora di più la sinodalità nella Chiesa, ma è piuttosto necessario potenziare quelli già esistenti – [ come gli organismi di partecipazione e cooperazione a livello della chiesa universale (il Concilio ecumenico, l’azione congiunta dei vescovi sparsi nel mondo, il Sinodo dei vescovi); dei raggruppamenti delle chiese particolari (i Concili particolari e le Conferenze episcopali); della diocesi (Sinodo diocesano, Consiglio presbiterale, Collegio dei consultori, il Consiglio episcopale, il Capitolo dei canonici, Consiglio pastorale diocesano, Consiglio diocesano per gli affari economici); della parrocchia (il Consiglio pastorale parrocchiale e il Consiglio parrocchiale per gli affari economici)] – e riprendere la loro dinamica cambiando anche le modalità del loro esercizio. Certamente, è indispensabile includere in questi processi tutte le categorie dei fedeli affinché la Chiesa, come popolo in cammino, possa crescere sempre di più nell’unità in Cristo e realizzare così il fondamento della sua missione: “in illo uno unum”.

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit”

(San Giovanni Paolo II)

 

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Immagine di Emanuele Tupputi

Emanuele Tupputi

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