Disturbi dell’alimentazione e capacità matrimoniale

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I Disturbi del comportamento alimentare sono una tematica interdisciplinare e complessa. Si spazia dalle scienze psichiatriche alle scienze sociali ed antropologiche. È stato appurato che i Disturbi Alimentari Psicogeni sorgono con molta più frequenza nei paesi occidentali, ovvero nelle società caratterizzate da un’opulenza alimentare, al contrario di quanto potrebbe far supporre la logica.

Tuttavia, bisogna considerare che disturbi di questo genere sono sempre uno specchio di disagi affettivi e relazionali molto più profondi. Lo scopo di questo articolo sarà dunque quello di analizzare il legame che sussiste tra i disturbi dell’alimentazione e i disagi affettivi radicati all’interno della persona che ne soffre.

Successivamente verranno presi in considerazione i risvolti che la diagnosi di un tale disturbo può avere dal punto di vista giuridico, più precisamente sul consenso matrimoniale.

Definizione dei Disturbi di comportamento alimentare

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, pubblicato dall’Associazione degli Psichiatri Americani, classifica e descrive sei “Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione”.

Il primo disturbo è la Pica, ovvero la “persistente ingestione di una o più sostanze non commestibili”, protratta per un periodo di almeno un mese. Questo disturbo si sviluppa solitamente in età infantile, mentre in caso di sviluppo in età adulta è associato a disabilità intellettiva o un altro disturbo mentale.

Il secondo è il Disturbo della Ruminazione, che consiste nel ripetuto rigurgito di cibo. Anche in questo caso, si richiede che i sintomi durino per un periodo non inferiore ad un mese.

Successivamente viene illustrato il Disturbo Evitante/Restrittivo dell’assunzione di cibo che provoca l’incapacità di soddisfare le appropriate necessità nutrizionali a causa di un alimentazione ristretta ad un numero limitato di cibi preferiti, come ad esempio la pasta, i dolci, ecc.

L’Anoressia Nervosa è il quarto disturbo, che comprende una scarsa assunzione di calorie, un peso corporeo eccessivamente basso, nonché l’intensa paura di ingrassare, dovuta ad una immagine distorta che si ha del proprio corpo.

Dei tratti simili al disturbo appena nominato li possiede la Bulimia Nervosa, che è caratterizzata da abbuffate, durante le quali il soggetto sente di perdere il controllo, per poi riacquistarlo successivamente attraverso il vomito autoindotto, rientrante nelle “inappropriate condotte compensatorie” con le quali il soggetto previene l’aumento di peso dopo un abbuffata.

Infine, l’ultimo disturbo, studiato solamente di recente, è il Disturbo del Binge Eating, anch’esso caratterizzato, come il disturbo appena descritto, da abbuffate, alle quali non seguono tuttavia delle “inappropriate condotte compensatorie”.

Nesso tra problemi dell’alimentazione e disturbi di personalità 

Durante gli anni Ottanta del secolo scorso si è cominciata sviluppare l’idea che potesse esserci un nesso tra i problemi dell’alimentazione che affliggevano una persona e la sua personalità.

Tre modelli concettuali hanno tentato di spiegare questa relazione che sussiste tra il cibo ed i disturbi di personalità.

Il modello Predisponente sosteneva che un particolare tratto della personalità potrebbe predisporre all’insorgenza di un Disturbo Alimentare.

Il modello Cicatrizzante supponeva che un tratto della personalità potesse essere una semplice complicazione o effetto collaterale del Disturbo Alimentare, ad esempio un tratto della personalità rigido potrebbe aggravarsi dopo un periodo di digiuno. In un altro caso si pensava che i Disturbi Alimentari ed i disturbi di personalità potevano essere dovuti a fattori terzi, che causano entrambi i disturbi. Qui ci troviamo nel modello di Co-occorrenza.

Il disturbo che sembra essere quello predominante è il Disturbo di Personalità Ossessivo-Compulsivo, il quale è caratterizzato dalla preoccupazione per l’ordine, per le regole, dal perfezionismo, da un eccessiva rigidità in materia di questioni di etica e moralità e dalla difficoltà di esprimere le proprie emozioni, oltre che il bisogno di controllo in ogni circostanza, sia nei rapporti di lavoro che in quelli personali. Sovrapponendo ora le caratteristiche di questo disturbo ai tratti caratteriali di una persona che soffre di anoressia, ovvero rigidità, testardaggine, inflessibilità e determinazione nel voler raggiungere il peso corporeo che si ritiene ideale, possiamo vedere le corrispondenze e le sovrapposizioni in molte caratteristiche dei due disturbi. Di conseguenza si può facilmente comprendere come un struttura di tipo ossessivo-compulsivo possa costituire la base per la nascita del disturbo dell’alimentazione, quale l’anoressia.

Esistono 3 grandi gruppi (Cluster) nei quali si distinguono le anomalie di personalità:

  • Il Cluster A: le personalità deboli (insicurezza personale), hanno difficoltà nel confronto con il mondo e con gli altri. Sono fragili ed insicuri e per questo motivo adottano dei meccanismi di difesa e di compensazione. Tra essi rientrano il dipendente, l’evitante, l’ossessivo-compulsivo, il passivo-aggressivo.
  • Il Cluster B: le personalità autocentrate (eccessiva autocentratura), preoccupate solo ed esclusivamente di sé. Sono caratterizzati da un avidità insaziabile di attenzione. Tra essi ci sono le personalità antisociale, narcisista, borderline ed istrionica.
  • Il Cluster C: le personalità che soffrono di alienazione sociale (distacco e distanza dal mondo). Essi provano un sentimento di diversità dagli altri e sono caratterizzati da una profonda distanza dalla partecipazione al mondo. Tra di loro rientrano gli schizoidi, gli schizotipici e i paranoidi

Anoressia e Bulimia

L’anoressia Mentale o Nervosa solitamente appare ed evolve durante la crisi adolescenziale, ovvero tra i 15 e 20 anni.

Il soggetto che soffre di questo disturbo alimentare ha paura di ingrassare e prova un forte desiderio di dimagrire per raggiungere un immagine ideale che si è prefissato. Solitamente dietro a questa patologia si nasconde una radicata incapacità ad assumere uno stato adulto e di conseguenza le responsabilità annesse. Gianfrancesco Zuanazzi nella sua opera Psicologia e psichiatria nelle cause matrimoniali canoniche spiega l’effetto che l’anoressia può avere sia sulla vita di chi ne soffre, ma anche di chi gli sta accanto:

“Il corpo mostra tutta la sua ambiguità ponendosi come apertura al mondo e al tempo stesso come ostacolo all’incontro interpersonale. Nell’anoressia bisogna sottolineare la rivolta contro la metamorfosi puberale e vedere, nel rifiuto del pasto, simbolo della vita comunitaria, l’espressione dell’impoverimento della vita per la perdita della capacità di essere con l’altro. È precisamente questa condizione che interessa il consenso matrimoniale canonico”.

L’anoressia dunque può influire al momento in cui viene prestato il consenso matrimoniale, ma più di frequente intacca la vita coniugale.

La Bulimia Nervosa invece è caratterizzata da un eccesso di consumo alimentare smodato. Essa ha un legame innegabile con l’anoressia e, come nel caso dell’anoressia, i disturbi psichici che accompagnano la Bulimia possono essere causa di grave difetto di discrezione di giudizio oltre che provocare l’incapacità per la convivenza coniugale che esige il matrimonio.

L’incidenza dei disturbi alimentari sulla comunione coniugale

Dunque sia Anoressia che Bulimia Nervosa possono incidere sulla capacità di prestare un valido consenso matrimoniale, dato che rendono il soggetto incapace di instaurare una relazione coniugale.

Lo rendono incapace sul piano della capacità relazionale, intesa nella sua forma più basilare come il darsi e riceversi reciprocamente nell’una caro matrimoniale, ma anche sul piano della libertà di autodeterminazione del codice, dato che la sua volontà può essere inficiata dalle ossessioni e compulsioni che caratterizzano i disturbi sopra citati.

Queste patologie sono caratterizzate da un deficit di autostima, dall’incapacità a riconoscere e distinguere le diverse emozioni e dall’eccessiva preoccupazione per il proprio peso e aspetto fisico. La mancanza di autostima viene compensata dal soggetto dalla necessità di controllo, che viene rivolta verso il cibo ed il proprio corpo. Questa dipendenza dal controllo del rapporto con il cibo distrugge l’autostima, che è un presupposto fondamentale per una genuina donazione all’interno della comunione coniugale.

Risvolti giuridici e capacità consensuale

I disturbi citati provocano indifferenza, apatia, distacco e disimpegno nel soggetto che ne soffre.

Dunque, non è difficile comprendere come ciò provochi un totale assorbimento della capacità di autodeterminazione del soggetto, che è rivolto solo verso sé stesso e al soddisfare le proprie compulsioni.

Il disturbo tuttavia non si manifesta sempre immediatamente, può rimanere silente per lunghi anni. In tali casi bisogna indagare attentamente sull’effettiva incidenza che potrebbe aver avuto sulla capacità consensuale. È fondamentale ricordare però che la semplice diagnosi del Disturbo mentale non ha un immediata rilevanza giuridica in campo matrimoniale. Bisogna procedere caso per caso ed accertare se ci sono state o meno conseguenze del disturbo mentale sulla capacità di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio.

  • Incapacità psichica al matrimonio: L’incapacità psichica al matrimonio viene descritta nel canone 1095. Tale incapacità si accerta mediante la perizia, che conterrà non solo la diagnosi, ma illustrerà anche il suo influsso sulle facoltà psichiche del soggetto.
  • Incapacità consensuale: La causa inficiante il consenso matrimoniale deve essere presente al momento dello scambio del consenso e deve provocare un vizio della volontà tale che la persona non risulti più realmente libera. In questo caso la decisione del soggetto di sposarsi è frutto di un impulso transitorio, non di una scelta libera e ponderata. Il Disturbo del Comportamento Alimentare deve essere frutto di una causa psichica antecedente alla celebrazione del matrimonio. Tale causa psichica deve essere stata in grado di compromettere o di eliminare la capacità consensuale del coniuge, fungendo da ostacolo alla libera e cosciente formazione della sua volontà. Si ha qui una patologia del consenso a norma del can. 1095, n. 2.
  • Incapacità di assumere gli oneri coniugali essenziali: È un incapacità che deve essere presente al momento della celebrazione delle nozze, che ha però ad oggetto obblighi che dovranno essere onorati in futuro, durante la vita coniugale, nei confronti dell’altro coniuge. Il bonum coniugum in questo caso subisce il maggior danno a causa della presenza dei Disturbi di Comportamento Alimentare. Il soggetto che non è in grado di assumere le obbligazioni essenziali del matrimonio per cause di natura psichica è incapace al matrimonio. Sono soggetti inabili, inidonei alla relazioni interpersonale di tipo coniugale, ovvero inabili alla vita matrimoniale. Non riescono a fornire il perfezionamento interpersonale ed interpersonale che rientra nella vita coniugale. Il coniuge in questo frangente viene escluso dal mondo ideale dell’anoressico o del bulimico e ciò provoca una totale separazione delle vite dei coniugi.

Bibliografia

  1. Cfr. ARCISODALIZIO DELLA CURIA ROMANA (a cura di), L’incapacità consensuale tra innovazione normativa e progresso scientifico (Can. 1095, Mitis Iudex e DSM-5), Annales Doctrinae et iurisprudentiae canonicae, VIII), LEV, Città del Vaticano 2019, pp. 323-354.
  2. Cfr. R.F. BORNSTEIN, A meta-analysis of the dependency-eating-disorders relationship: Strength, specificity, and temporal stability, in Journal of Psychopathology and Behavioral Assessment 23 (2001), pp. 151-162.
  3. Cfr. AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, DSM-5. Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Milano 2014.
  4. Cfr. S.A. WONDERLICH – S.G. ENGEL, Examining the conceptual model of integrative cognitive affective therapy for BN: Two 69 assessment studies, in International Journal Eating Disorder 41 (2004), pp. 748-754.
  5. Cfr. S. SASSAROLI – G.M. RUGGIERO, The role of stress in the association between low self-esteem, perfectionism, and worry, and eating disorders, in International Journal of Eating Disorders 37 (2005), pp. 135-141.
  6. Cfr. G. ZUANAZZI, Psicologia e psichiatria nelle cause matrimoniali canoniche. Seconda edizione riveduta e ampliata, Coll. Studi Giuridici, n. XCIII, Città del Vaticano 2012, p. 275.

 

“Cum caritate animato et giustizia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

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Chiara Gaspari

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